Operazioni finanziarie sospette, nel 2019 in Sicilia 7.400 segnalazioni - QdS

Operazioni finanziarie sospette, nel 2019 in Sicilia 7.400 segnalazioni

Serena Giovanna Grasso

Operazioni finanziarie sospette, nel 2019 in Sicilia 7.400 segnalazioni

sabato 10 Ottobre 2020 - 00:08
Operazioni finanziarie sospette, nel 2019 in Sicilia 7.400 segnalazioni

Ma in Lombardia sono tre volte più alte secondo i dati diffusi dal Cgia di Mestre. Nell'Isola si parla del +26% rispetto all'anno precedente. Il 99% delle rilevazioni riguarda attività di riciclaggio ai danni delle Pmi. Prima della Sicilia, Campania (12.929), Lazio (10.567), Veneto (8.788) ed Emilia (7.631)

PALERMO – Ammonta a ben 7.399 il numero di operazioni segnalate in Sicilia all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia nel corso del 2019. Secondo le elaborazioni condotte dalla Cgia di Mestre, in Sicilia si riscontra il sesto numero di operazioni sospette più sostenuto a livello nazionale: infatti, fanno di peggio solo Lombardia (20.934), Campania (12.929), Lazio (10.567), Veneto (8.788) ed Emilia Romagna (7.631).

Complessivamente a livello nazionale il numero di segnalazioni ricevute dalla Uif sfiora quota 106 mila, di cui il 99,1% del totale ha riguardato operazioni di riciclaggio. Dunque, la malavita si insinua sempre più tra le piccole e medie imprese: infatti, si tratta di presunti illeciti compiuti in massima parte da organizzazioni criminali che cercano di reinvestire in aziende o settori “puliti” i proventi economici derivanti da operazioni illegali.

Si tratta di un settore che non conosce crisi, anzi, si continua ad espandere in modo assai preoccupante: infatti, nel corso del 2019 è stato registrato il 7,9% in più di segnalazioni rispetto all’anno precedente, pari a +7.759 operazioni. A preoccupar ancor di più è il fatto che si registra proprio in Sicilia l’incremento più sostenuto a livello regionale, sia in termini assoluti che percentuali (+1.542 segnalazioni, ovvero +26,3%); a seguire troviamo regioni come Lombardia (+1.494), Lazio (+1.022), Campania (+746) ed Emilia Romagna (+744). Al contrario, le uniche regioni in controtendenza sono state il Piemonte (-0,5%), la Toscana (-1,6%), l’Umbria (-3,3%) e la Valle d’Aosta (-4,3%).

“È evidente – afferma Renato Mason, il segretario dell’associazione degli artigiani e delle piccole imprese – che le organizzazioni che gestiscono queste attività criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi nell’economia legale. Ed è molto importante che in sede di controllo le autorità preposte siano in grado di distinguere bene il capitale dell’azienda da quello di provenienza sospetta, al fine di evitare commistioni che potrebbero generare, in fase di istruttoria, dei pericolosi fraintendimenti”.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia, l’aumento delle segnalazioni di riciclaggio potrebbe trovare una sua “giustificazione” nel fatto che in questi ultimi anni gli impieghi bancari vivi, al netto di sofferenze, alle imprese hanno subito una contrazione molto forte. Pertanto, non è da escludere che avendo ricevuto molti meno soldi dagli istituti di credito, tanti imprenditori, soprattutto piccoli, si siano rivolti a coloro che potevano erogare del credito con una certa facilità. Infatti, tra giugno 2011 e lo stesso mese dell’anno in corso le aziende italiane hanno subito una stretta creditizia pari a 250,5 miliardi di euro (-27%).

A livello provinciale il numero più sostenuto di segnalazioni si rileva a Milano (10.956), Roma (9.037) e Napoli (8.351). In Sicilia oltre un quarto delle segnalazioni proviene da Palermo (2.047, ovvero il 27,6% del totale Isola), seguono Catania (1.681, pari al 22,7% delle operazioni sospette segnalate nella nostra regione) e Messina (860).

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