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Le operazioni straordinarie nel privato e nel pubblico per creare valore utilizzando i beni confiscati alle mafie

Le operazioni straordinarie nel privato e nel pubblico per creare valore utilizzando i beni confiscati alle mafie

Una proposta per rendere produttiva l’Anbsc e risarcire i territori dai danni subiti dalle attività illegali

Nel nostro Paese, ma anche nel mondo, molti patrimoni di ingenti valori non sono stati realizzati dai ricavi di normali vendite di beni prodotti e/o di servizi bensì da operazioni straordinarie. Fra le operazioni straordinarie alcune sono state regolamentate da leggi, facciamo riferimento al franchising, al leasing, che negli anni Settanta-Ottanta dello scorso secolo erano considerate novità. Altre, invece, sono il frutto di operazioni finanziarie dovute all’inventiva di professionisti di area aziendalistica, di politici e di imprenditori.

Non è necessario tentare di fare il censimento di operazioni straordinarie né, tampoco, il riferimento a operazioni straordinarie realizzate in Italia e all’estero. È sufficiente, invece, evidenziare che, sovente, i grandi patrimoni sono il risultato di operazioni straordinarie inventate e realizzate con successo.

Economia pubblica e operazioni straordinarie in Italia

Nel settore pubblico le operazioni straordinarie, per lo meno in Italia, non sono state immaginate per creare ricchezze per lo Stato, bensì per stimolare l’economia e, quindi, fare aumentare il Pil con i successivi conseguenziali benefici per il pubblico. In conclusione, ai fini di quanto in discorso, è possibile sostenere che le operazioni straordinarie di agevolazioni varie per stimolare l’economia possono risultare assimilabili alle operazioni straordinarie, di cui si è fatto cenno prima, nel mondo privato.

Le recenti agevolazioni per lo sviluppo dell’economia sono state la Legge 64/86 per il Mezzogiorno, la successiva legge 488/1992, il Dl 34/2020 che ha introdotto il superbonus 110%, i crediti d’imposta, le Zes.

Garanzia pubblica e accesso al credito per le imprese

In base alle esperienze maturate nell’esercizio della professione di Dottore Commercialista in questa realtà locale, si ritiene che va tenuta in grande considerazione la Legge 662/1996 che prevede il rilascio, nel Mezzogiorno, gratuitamente, garanzie pubbliche all’Istituto bancario in favore alle imprese (e ai privati) per i fidi loro concessi, facilitando l’accesso al credito, riducendo i rischi per gli Istituti finanziari. La citata legge è entrata in vigore dall’1/1/1997 e, pertanto, non è una novità.

La garanzia pubblica citata è stata, e continua a essere, importante per lo sviluppo economico delle imprese, specie quelle siciliane, per i seguenti motivi:

  • agevola l’accesso al credito, avvia il processo di bancabilità per le imprese, con la conseguenziale riduzione dei tassi passivi applicati;
  • per il sistema delle imprese locali, che spesso sono sottocapitalizzate, tale garanzia consente alle imprese di sviluppare valori, crescere ed acquisire, nel tempo, adeguata bancabilità che è la pre-condizione per lo sviluppo economico;
  • nel 2025 sono state esitate 248.000 domande di concessione di garanzia pubblica per un finanziamento complessivo di circa 32 miliardi.

Costi delle agevolazioni e sostenibilità per lo Stato

Il costo per lo Stato di tale forma di agevolazione è connesso alle somme non recuperate in caso di default dei soggetti limitatamente alla quota percentuale di garanzia. Tale dato non è noto; tuttavia, può essere stimato in circa il 6-7% dell’importo delle garanzie annualmente concesse. Cioè un costo irrisorio rispetto alle altre agevolazioni (30-40-50%) degli investimenti con l’iperbole del 110%, che fortunatamente è stato un caso isolato di agevolazione per massificare il consenso, con costi elevati a carico dello Stato, modalità e principi discutibili.

Quanto sopra è finalizzato a trarre la conclusione che è possibile sostenere come la misura agevolativa, che – in effetti – come le altre è soltanto compensativa per i maggiori costi di fare impresa al sud, è la garanzia pubblica, molto utile e produttiva. Non è un caso che è quella più antica ed ancora in vigore con massificata applicazione.

Confisca dei beni alle mafie e strategia antimafia

Ė necessario, adesso, soffermarsi sulla strategia (opportuna e vincente) di contrasto alle mafie con il sequestro e la confisca dei beni confiscati alle mafie frutto di attività illegali. Prima dei fatti di viale Lazio a Palermo del 1969, per la mafia l’obiettivo principale era di esercitare il potere e occasionalmente fare business, mentre adesso è principalmente fare business con l’esercizio del potere. Il monitoraggio dei flussi finanziari e degli accrescimenti dei patrimoni è stato una delle intuizioni vincenti del Giudice Falcone. Rispetto al 10 settembre 1982, quando sono stato nominato dall’Autorità Giudiziaria di Catania il primo Amministratore Antimafia d’Italia, le norme e la cultura della prevenzione patrimoniale erano all’inizio. In quell’epoca era necessario, in alcuni casi, inventare, da parte dei giudici delegati, soluzioni giuridiche innovative, a differenza di adesso. A oggi il patrimonio immobiliare gestito dall’Agenzia per l’amministrazione dei beni confiscati alle mafie, al netto dei beni già assegnati a Istituzioni pubbliche e al terzo settore, viene stimato (il dato non è comunicato) a oltre 30 miliardi di euro.

Anbsc e patrimonio immobiliare: un valore da attivare

L’Anbsc (Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata in Italia), quindi, dispone di un patrimonio di oltre 30 miliardi di euro, che sarà destinato, dopo tempi inaccettabilmente biblici, al pubblico e/o al privato per finalità sociali. È possibile concludere che il valore di tali beni, costantemente in aumento, stante che il valore dei beni affidati all’Agenzia supera quello dei beni assegnati, nei fatti non produce valore economico.

In conclusione: il valore sovente viene prodotto da operazioni straordinarie, la garanzia pubblica è la misura agevolativa più antica e continua ad essere ancora di estrema attualità e utilizzabile, la citata Agenzia dispone di un patrimonio immobiliare di oltre 30 miliardi di euro, destinato a crescere progressivamente, in effetti improduttivo.

Progetto per valorizzare i beni confiscati alle mafie

Tirando le somme dei tre aspetti scaturisce il seguente progetto per produrre ricchezza.

Il progetto:
Con le necessarie e preventive implementazioni delle norme regolatrici dell’Anbsc, prevedere che in aggiunta alle proprie attività istituzionali, l’Agenzia, con supporto tecnico del Medio Credito Centrale e di altre istituzioni pubbliche, può rilasciare garanzie pubbliche gratuite in favore delle banche a garanzia di prestiti bancari in favore di imprese e privati.

A tal riguardo si ipotizzano le seguenti norme tecniche regolatrici:
L’importo massimo delle garanzie
L’importo massimo delle garanzie rilasciate non può superare il valore stimato dei beni amministrati dall’Agenzia, oppure una percentuale.
Percentuali di garanzie
Con gli stessi criteri vigenti.
Destinatari
In relazione alle percentuali di ubicazione dei beni amministrati dall’Agenzia, viene determinata la percentuale di ripartizione degli importi totali delle garanzie fra i territori.

Tale criterio rispetta il principio di compensare i territori dei danni prodotti dall’economia illegale della criminalità in genere.

Creazione di valore economico e sviluppo territoriale

La creazione di valore del progetto:
a) Raddoppiare l’importo della garanzia pubblica senza alcun onere per il bilancio dello Stato. Le ipotetiche garanzie per 30 miliardi di euro generano affidamenti bancari per circa 50 miliardi di euro, producendo un incremento nel volume d’affari per 4/5 volte circa da 200 a 300 miliardi. Oltre che creare il valore della bancabilità per l’impresa destinataria e la riduzione del costo del denaro.

b) Risarcire i territori dei danni subiti dall’economia illegale.

c) Rendere produttiva l’Anbsc, con l’utilizzo, ai fini della garanzia, di beni parcheggiati per anni, per l’espletamento della procedura, giudiziaria ed amministrativa, con le relative tempistiche.

Tale progetto può essere valutato quale attività sussidiaria intellettuale a beneficio dei “decisori” e di parlamentari nazionali per tradurre il progetto in disegno di legge.

Antonio Pogliese
Dottore Commercialista