Opposizione degli scialacquatori Mes, salvataggio degli Stati virtuosi - QdS

Opposizione degli scialacquatori Mes, salvataggio degli Stati virtuosi

Carlo Alberto Tregua

Opposizione degli scialacquatori Mes, salvataggio degli Stati virtuosi

martedì 03 Dicembre 2019 - 00:00

Il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), o Esm (European stability mechanism) è un fondo cosiddetto salva-Stati, vale a dire un fondo istituito per intervenire a supporto degli Stati membri dell’Euro (diciannove), nel caso in cui uno di questi si dovesse trovare nel pieno di una grave crisi finanziaria, come è avvenuto per Grecia e Portogallo.
I diciannove Stati membri hanno posto all’ordine del giorno un regolamento che stringe i freni di tali eventuali interventi, nel senso che intende costringere lo Stato, che facesse richiesta per ottenere i prestiti, in condizione di ritorno alla normalità.
Che significa? Significa che lo stato in crisi dovrebbe ristrutturare il proprio debito, rimettere in ordine i propri conti, tagliare le spese che il bilancio non regge, in modo da ritornare alla normalità.
Solo a queste condizioni l’Uem (Unione economica monetaria) interverrebbe per il salvataggio.
Il meccanismo è fortemente voluto dai Paesi del Nord Europa e dalla Germania, ma respinto dai Paesi del Sud Europa e vi spieghiamo perché.

I diciannove partner dell’euro non si trovano nelle stesse condizioni di gestione politica e finanziaria del proprio Paese. Qualcuno è virtuoso, perché ha i conti in ordine ed un debito pubblico inferiore al cento per cento, qualche altro continua in una politica scialacquatrice che vuole accontentare tutti, con la conseguenza di far aumentare il proprio debito sovrano.
Chi si comporta in questo modo danneggia il proprio futuro perché utilizza le risorse che gli provengono dai tributi per la spesa corrente (a perdere), anziché per gli investimenti che producono ricchezza ed occupazione.
Tanti continuano a chiedere denaro, risorse, finanziamenti per questa o quella attività assistenziale, qualcuna effettivamente utile e necessaria. Ma se tutte le risorse pubbliche vengono spese per assistenza, il Paese crolla perché gli viene meno la linfa vitale di nuovo sviluppo e di nuovo lavoro, essenziali per la propria crescita.
Riteniamo, per quanto esposto, che il Mes sia una strumento utile a riordinare le faccende degli Stati spendaccioni e per costringerli a diventare quasi virtuosi.
Proprio gli Stati spendaccioni vogliono continuare nella loro dissennata via, per questo si oppongono al Mes.
Fra essi vi è il nostro Paese, un’Italia governata da chiacchieroni ed analfabeti, gente che non ha la minima cognizione di come si amministra correttamente una Nazione e non fa riferimento a quei valori etici che debbono essere la stella polare di qualunque civiltà.
Con la conseguenza di opporsi al Mes, la cui riforma non potrà entrare in vigore, in quanto, per la sua approvazione, occorre l’unanimità, ovvero, per alcuni casi, l’ottantacinque percento dei versamenti dei partners.
Siccome la sola Germania versa il venticinque per cento, ecco che senza il suo consenso la sua golden share le permetterà di non approvare ciò che non le conviene.
La questione non è di poco conto. Però stampa, televisioni e radio, nonché media sociali, ne hanno fatto una carneficina, più per incompetenza che per imbecillità. A fronte di tale contrasto l’Uem non ha molti strumenti per indurre alla ragionevolezza gli oppositori e questo è un vero peccato.

In ogni caso, l’Unione monetaria ha la possibilità di fare pressione sul nostro Paese affinché venga a miti consigli e cioè l’apertura o la chiusura del rubinetto del Quantitative easing (Qe) ed anche la valutazione della legge di bilancio 2020 e poi quella del 2021. La prima delle due valutazioni dovrà essere approvata dalla Commissione Ue entro la prossima primavera. I segnali fino ad oggi sono positivi, ma sulla questione del Mes, la benevolenza dell’Europa potrebbe arenarsi.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva in un primo momento dichiarato la disponibilità del proprio governo a confermare il Mes, ma dopo la presa di posizione di Di Maio, si è affrettato a dichiarare che la questione riguarda il Parlamento. è proprio quella la sede in cui si dovrà decidere se applicare il Mes agli Stati che si trovano in una condizione di gravità finanziaria ed economica, oppure no.
Non sappiamo come si concluderà la vicenda. Sappiamo però che il buon senso dovrebbe guidare questo governo che, per la verità, non ne dimostra tanto.

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