Ora anche i bus vanno a rifiuti - QdS

Ora anche i bus vanno a rifiuti

Carlo Alberto Tregua

Ora anche i bus vanno a rifiuti

sabato 24 Luglio 2021 - 00:00

Recuperare energia dai residui

La questione dell’economia circolare, che trattiamo frequentemente in queste note, è fondamentale sia per migliorare l’ambiente, che per risparmiare l’uso di carburanti fossili.

Come è poco noto, dall’anidride carbonica si può ricavare l’idrogeno – ottenibile anche da altri processi e da altri residui -, dai rifiuti si possono trarre energia, biocarburante, materiali per sottasfalti, oltre al recupero preliminare delle materie prime.

Qualche tempo fa, l’azienda di trasporti cittadina di Bolzano ha comunicato che i propri bus (non tutti) vanno ad idrogeno.
Notizia di questi giorni è che nel comune di Trento i bus vanno a rifiuti, cioé sfruttano l’energia proveniente dal ciclo finale del loro trattamento. Si tratta di Comuni evoluti, con sindaci di prim’ordine che hanno veramente a cuore il benessere dei cittadini e del loro territorio e non quello personale, della propria casta, della propria fazione o, se volete, del proprio partito.

Che vuol dire economia circolare? Ormai lo sanno tutti. Significa utilizzare tutto ciò che emerge dalla parte finale del ciclo economico e reimmetterlo nella prima parte dello stesso per la sua utilizzazione. Semplice a dirsi – secondo la legge di Lavoisier (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) – difficile a farsi, ma non perché non vi sia la tecnologia o non esistano gli impianti che già trasformano i residui in materie prime, piuttosto perché c’è tanta gente ignorante o in malafede che non vuole attivare i suddetti processi.

Per la verità, però, nei Paesi più civili e nel Nord Italia i rifiuti sono diventati materia prima e vengono utilizzati come sopra indicato. Anche in questo versante, il Sud è molto arretrato, probabilmente per una questione di mentalità dei propri dirigenti politici o per altre ragioni: il fatto è che impianti di utilizzazione dei rifiuti non ve ne sono, ad eccezione di uno nel Lazio e di un secondo in Campania.

Cosicché tutto il Mezzogiorno è diventato un letamaio perché decine di milioni di tonnellate all’anno vengono accatastate a cielo aperto, pur con qualche copertura. Un vero disastro ecologico di cui si conosce la causa.
Qual è questa causa? La baronia dei gestori delle discariche, ottusi e non vedenti, perché loro per primi nei territori potrebbero insediare gli impianti di termocombustione e quindi trasformare un’attività passiva in una attiva.

Questo fatto fa il paio con l’attraversamento dello Stretto di Messina. Vi è chi ha interesse che il dannosissimo status quo (viaggi di andata e ritorno a centinaia) non debba essere toccato. Per cui il Ponte non s’ha da costruire, pur essendo una priorità europea e presentando evidenti e molteplici vantaggi per tutto il Paese, non solo per le due regioni limitrofe.
Viene stimata una perdita di Pil per la Sicilia di oltre sei miliardi l’anno solo per il fatto che essa non è collegata al resto del Paese in modo stabile e rapido (cinque/dieci minuti contro trenta/quaranta minuti nel migliore dei casi).

Torniamo ai termovalorizzatori. Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, ha annunciato un bando per la costruzione di due termocombustori (chiamati anche termoutilizzatori o termovalorizzatori o, con una più antica definizione, inceneritori).

Va precisato, però, che non si tratta di una questione lessicale o di denominazione, ma di una sostanziale differenza fra il processo industriale degli stessi impianti di venti o trent’anni fa e quello attuale. Oggi i termocombustori, come ci diceva Chicco Testa – nostro editorialista, venuto al nostro forum pubblicato l’8 giugno 2019 – sono impianti di alta qualità industriale, producono residui quasi vicini allo zero, non inquinano, mentre generano, ripetiamo, elettricità, biocarburante, materiale per sottasfalto ed altre materie prime.

L’annuncio di Musumeci però non ha ancora visto luce in atti amministrativi e questo ritardo danneggia ancor più la Sicilia.
Un’ultima nota sul dissennato comportamento della burocrazia regionale, che continua ad impedire l’attivazione di impianti di energia elettrica rinnovabile o di altri che servano per l’utilizzazione parziale dei rifiuti come a Pace del Mela (Me). Non sappiamo se i burocrati abbiano buonsenso e rispetto dell’interesse dei siciliani.

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