All'ospedale di Acireale interventi solo urgentissimi - QdS

All’ospedale di Acireale interventi solo urgentissimi

Melania Tanteri

All’ospedale di Acireale interventi solo urgentissimi

giovedì 02 Aprile 2020 - 00:02
All’ospedale di Acireale interventi solo urgentissimi

Parla Giuseppe Spampinato, direttore Unità di odontoiatria speciale. Una struttura che ogni mese svolge circa 150 interventi, ma che, in piena emergenza, ha visto ridurre la propria attività ad appena una decina di casi urgenti ogni mese

ACIREALE – Interventi sospesi se non urgentissimi. Nonostante i pazienti, in questo caso, siano particolarmente difficili da gestire e abbiano bisogno di più attenzioni rispetto agli altri. Giuseppe Riccardo Spampinato, direttore dell’Unità di odontoiatria speciale riabilitativa nel paziente disabile dell’Asp di Catania (all’interno dell’ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale), racconta il dramma nel dramma che sta attraversando l’utenza del servizio che dirige, stoppato dall’emergenza sanitaria in atto.

Una struttura che ogni mese svolge circa 150 interventi, ma che, in piena emergenza, ha visto ridurre la propria attività ad appena una decina di casi urgenti ogni mese. “Ce lo impone la legge – afferma Spampinato – ma sono i pazienti, la cui condizione è particolarmente delicata, risultano i primi a subire questo disagio insieme alle famiglie”.

Ritardi negli interventi programmati e dunque, conseguente rallentamento dell’intera mole di lavoro per un luogo punto di riferimento per tutta la Sicilia ma anche per il Sud Italia. “Noi lavoriamo con i pazienti con disabilità grave fisica, psichica e psichiatrica – spiega Spampinato. Lavoriamo in una condizione di ricovero programmato, fatto salvo che garantiamo le emergenze se c’è un fatto acuto. Ma è altrettanto evidente che, in questo momento, – precisa – vuoi per la difficoltà delle famiglie a spostarsi, vuoi per l’impossibilità a programmare qualsiasi intervento, perché la legge ci impone solo gli acuti, l’attività è diminuita di molto. Già lamentavamo il lavoro a scartamento ridotto dovuto prima al trasferimento dal Ferrarotto al Vittorio Emanuele – continua – e poi da questo all’ospedale di Acireale, che ha comportato quasi due mesi di fermo. Ma adesso per i nostri pazienti, circa ottocento persone, il momento è drammatico”. Tutto rallenta: non solo le visite, gli elettrocardiogramma, le radiografie, ma anche gli interventi in anestesia generale, interrotti, se non urgenti, dall’ordinanza del Presidente del Consiglio per l’emergenza Covid 19.
“Senza programmazione i nostri non possono essere trattati – continua Spampinato: occorre l’organizzazione, anche perché il paziente disabile ha una famiglia intorno che lo assiste. La nostra è un’organizzazione interamente strutturata intorno alla disabilità”. Struttura che si trova, oltre tutto, all’interno di un ospedale Covid, per cui occorre limitare al massimo gli accessi non necessari. “Ci troviamo in grande difficoltà – ammette il professionista – non potendo lavorare con quel regime di interventi che abbiamo sempre garantito dal momento in cui i nostri pazienti non possono muoversi da casa né possono venire per le visite”.

Lavoro interrotto, pazienti seguiti telefonicamente, quando possibile, e liste di attesa, inevitabilmente, destinate ad allungarsi. “L’attività ambulatoriale è sospesa – Prosegue. In questo momento, facciamo consulenza telefonica. Quando riapriremo, speriamo in tempi brevi – si augura Spampinato – non potremo neanche accelerare più di tanto perché il personale è sempre quello così come i posti letto”.

Per questo, l’idea è chiedere una mano alla direzione dell’azienda. “Abbiamo sempre profuso il massimo elle nostre possibilità, facendo 5, 6 a volte anche 7 interventi in anestesia generale in un giorno – dice. Chiederò alla direzione generale di questa azienda di darci gli strumenti e le possibilità di raddoppiare le sedute operatorie, dandoci una mano. Dovrei avere una iniezione di personale. Faremo tutto quello che sarà possibile per dare risposte nel più breve tempo possibile. Ma da soli non ce la possiamo fare – conclude – abbiamo bisogno del supporto”.

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