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Out Delmastro, Bartolozzi, Santanchè

Out Delmastro, Bartolozzi, Santanchè
Giorgia Meloni (Imagoeconomica)

Pulizia nel Governo

Alcuni che non tengono conto della realtà hanno fantasticato “sull’enorme” affluenza dei cittadini e delle cittadine al Referendum. Essa si è attestata a circa il cinquantotto per cento, che non è una grande affluenza dal momento che certifica come almeno più di quattro italiani su dieci non siano andati a votare. Quindi questo proclama è falso. Chi l’ha usato ha evidentemente interesse a fare una comunicazione che amplifichi la sconfitta di questi Governo e Maggioranza, sottolineando che, di fatto, il Referendum non è stato sulla riforma, bensì utilizzato come giudizio sull’attuale Esecutivo e le forze politiche a suo sostegno, il che fa cambiare il metro della competizione e anche il suo agone.

Meloni agisce: dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè dopo la sconfitta referendaria

Per conseguenza, il primo ministro, Giorgia Meloni, ha immediatamente preso i provvedimenti che molti si aspettavano, vale a dire ha fatto dimettere il sottosegretario Andrea Delmastro e il capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, oltre ad avere chiesto e ottenuto dopo circa 24 ore le dimissioni della ministra Daniela Santanchè.

Il repulisti promosso da Meloni è giusto perché, se da un canto la nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini vengono considerati innocenti fino a sentenza definitiva, d’altro canto vi è un principio etico secondo il quale l’esempio viene dall’alto, cioè dai rappresentanti delle istituzioni. Chi tra costoro è anche solo sfiorato da un’ombra di qualunque genere deve immediatamente dimettersi dall’incarico e affrontare, come cittadino, il processo che dirà se è innocente o colpevole.

C’è un vecchio detto secondo cui sulla Moglie di Cesare non dev’esserci nemmeno un’ombra. Per cui, su ministri, sottosegretari, direttori generali e altre figure di vertice, sia nel settore istituzionale che in quello amministrativo, anche la minima ombra deve portare alle quasi automatiche dimissioni per evitare qualunque speculazione, che è facile in questi casi.

Dunque, al di là di ogni considerazione sugli orrori compiuti dalla Maggioranza in questa campagna referendaria, l’epilogo di coloro che sono stati cause indirette della sconfitta dev’essere quello deciso da Meloni. Quindi va dato atto al Governo di essersi mosso con tempestività su questo versante.

La riforma blindata e il mancato dialogo con opposizioni e magistratura: un errore di fondo

La riforma legata è stata impostata male perché non concordata con le Opposizioni e neanche con la Magistratura, cosa che si sarebbe dovuta fare perché riguardava tutte le parti in causa. Avere voluto utilizzare un atto d’imperio, stilando un testo che poi è stato blindato e approvato quattro volte dalle Camere, costituisce un errore di fondo, che Democrazia e buonsenso non dovrebbero consentire.

Tuttavia, è andata così e ora bisogna guardare avanti per evitare un altro errore clamoroso, vale a dire trasformare il prossimo anno in una guerriglia senza quartiere fra l’attuale Maggioranza e l’Opposizione, che vorrebbe diventare maggioranza.

Quest’ultima ha il dovere di chiarirsi le idee e stabilire rapidamente il programma di legislatura che il leader scelto della coalizione, anche con le primarie, ha l’obbligo di comunicare all’Opinione pubblica per chiederne il consenso.

Tutto sommato, nelle istituzioni le regole sono semplici, ma c’è sempre qualcuno che le vuole rendere complicate per gettare fumo negli occhi dei cittadini, soprattutto quelli meno colti.

Pubblica amministrazione e meritocrazia: le priorità dell’agenda per far crescere il Pil

Al primo punto dell’agenda dell’Opposizione dovrebbe esserci il programma di sviluppo del nostro Paese, per fare aumentare il Pil di almeno due o tre punti l’anno, considerando che i cinque o sei punti l’anno della Cina sono irraggiungibili. Per fare questo occorre mettere ordine prima di tutto nella Pubblica amministrazione, la quale, com’è noto, è il motore della macchina Italia.

Va da sé che le Pubbliche amministrazioni di Regioni, Province e Comuni sono a loro volta i motori delle relative istituzioni e, per farle funzionare meglio, occorre che si inserisca il principio di merito e, d’altra parte, quello di demerito, in base ai quali chi fa bene viene premiato e chi fa male viene prima accompagnato alla porta e poi, se continua a fare male, cacciato.

Solo così si può mettere quella marcia in più alla stessa Pa, affinché raggiunga i risultati nei tempi previsti. Utopia? Non sappiamo, ma sarebbe auspicabile.