Home » Pa, Regionali senza obiettivi né controlli

Pa, Regionali senza obiettivi né controlli

Applicare modello Amazon

Mi sono letto 109 pagine nelle quali è descritto il Contratto Collettivo Regionale di Lavoro del personale con qualifica dirigenziale. Esso riguarda il quadriennio giuridico 2002-2005 e i bienni economici 2002-2003 e 2004 e 2005.
Mentre la parte normativa non è mai stata aggiornata dopo 16 anni, la parte economica (quella che interessa il personale), è stata regolarmente aggiornata mediante leggi di bilancio.
La situazione apparirebbe comica se non fosse tragica perché non ci rendiamo conto come i Presidenti della Regione, da Cuffaro a Lombardo, a Crocetta, non abbiano messo mano all’aggiornamento di tale contratto. Musumeci ci ha provato ma la Corte dei Conti ha bocciato l’ipotesi di accordo di rinnovo dal momento che – rilevano i magistrati contabili – le carenze informative impediscono di effettuare una corretta valutazione dell’incidenza dei costi del rinnovo contrattuale.
Resta dunque in piedi un contratto obsoleto, basato su un sistema organizzativo del tutto fatiscente, che non tiene conto dell’avanzamento tecnologico e della digitalizzazione (seppur parziale) che è stata messa in campo in questi ultimi cinque anni.

Specifichiamo alcuni punti critici:

1. Non sono previsti criteri e modalità che fissino obiettivi e carichi di lavoro per ciascun dirigente, il quale a valle deve trasferirli sugli impiegati affidati a ciascuno di essi.

2. Non sono previsti metodi efficaci di controllo per misurare i risultati confrontandoli con gli obiettivi prefissati. Del resto, se tali obiettivi non sono indicati con precisione, ma sono evanescenti e generici, è ovvio che i risultati non possono essere confrontati con essi.

3. Non sono quantificati i risultati, raffrontandoli agli obiettivi di cui abbiamo scritto prima, per la medesima ragione già indicata, con la conseguenza che i dirigenti diventano tutti bravi o tutti incapaci, in quanto manca la gradazione fra chi ha fatto bene, chi così così e chi ha fatto male.

4. Conseguenza di quanto precede è che comunque vengono indicati premi (che soltanto nel 2019 sono stati pari a 7,5 milioni di euro) i quali essendo frutto di obiettivi annacquati, alla fine vengono liquidati urbi et orbi senza alcuna graduatoria di merito.

La cosa che più fa specie, leggendo il contratto, è che i doveri dei dirigenti sono relegati a pagina 94 in un Allegato A. Ora, da che mondo è mondo, qualunque contratto parte dai doveri e dopo disciplina i diritti, non viceversa. E comunque, aver scritto nell’allegato A tali doveri indica proprio che di essi ai dirigenti non importa nulla. A loro non importano i doveri, ma i premi e tutte le altre prebende, puntigliosamente indicati nel contratto medesimo su cui scriviamo questa nota.
Ma veniamo alla questione di fondo più importante prima accennata e cioè che il lavoro dei dirigenti regionali del 2021 deve avere una organizzione adeguata alle necessità odierne, applicando il modello Amazon, basato su efficienza e su obiettivi precisi. Come è stato possibile che il contratto sia rimasto immobile per 16 anni senza che ai presidenti della Regione e alla loro Giunta sia venuta all’occhio l’urgenza e la necessità di adeguarlo a quello che serve in atto?

Abbiamo sentito Musumeci in piu occasioni e ci ha detto due cose a riguardo. La prima è che il 70% del personale regionale è inutile; la seconda è che egli è prigioniero di tale personale, il quale frappone continui ostacoli alle sue iniziative che restano cosi bloccate.
Sorge immediata una domanda: ma il capo dell’Amministrazione regionale che ha delegato la trattazione del contratto dei dirigenti a un proprio organismo, l‘Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ) e all’attuale suo presidente, Accursio Gallo, perché non ha impartito istruzioni precise e tassative per la modernizzazione di questo contratto capestro, rendendolo agile, efficace , efficiente e conforme alle attuali necessità?
E perché, d’altra parte, il presidente dell’Aran non ha ritenuto di farsi dare gli indirizzi dalla Giunta regionale ed aprire le trattative con i sindacati per raggiungere gli stessi risultati?
Non sembrino osservazioni peregrine perché, ricordiamo, la burocrazia – in atto una palla al piede dell’economia siciliana – deve (e non può) diventare la locomotiva dello sviluppo dell’economia siciliana, con positivi riflessi sui suoi cinque milioni di abitanti.