Milano, 10 feb. (askanews) – “Il Pacchetto vino è un punto di partenza, non un punto di arrivo: con luci e ombre, va comunque considerato come un passo nella direzione giusta e la dimostrazione che il futuro del settore vitivinicolo dev’essere all’insegna del dialogo e del coinvolgimento di tutti gli attori della filiera, in primis i produttori”. Rita Babini, vignaiola e presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), commenta così il voto del Parlamento europeo sul Pacchetto Vino, frutto dei lavori del Gruppo di Alto Livello Vitivinicolo istituito lo scorso anno.
Per Fivi sono diversi gli aspetti positivi contenuti nelle misure inserite nel Pacchetto Vino, a partire dalla tutela delle microimprese e Pmi, alle quali è stato mantenuto riservato l’accesso alla percentuale massima di contributo, fino alla possibilità per gli stati membri di favorire l’accesso dei piccoli produttori alle misure di promozione già a partire dai bandi di quest’anno. “E’ il riconoscimento dell’importanza dei vignaioli e delle vignaiole nella filiera vitivinicola, e della necessità che anche le imprese di più piccole dimensioni possano accedere alle misure di sostegno”.
Una valutazione positiva anche sul nuovo sistema di autorizzazioni, con l’estensione delle autorizzazioni al reimpianto a 8 anni e la possibile proroga della validità di 12 mesi per le autorizzazioni di nuovo impianto in caso di forza maggiore o circostanze eccezionali. Pollice in alto inoltre sulle misure per il monitoraggio della diffusione di fitopatie e sull’aumento della percentuale di contributo per interventi che contribuiscano a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
“Rimangono purtroppo alcune criticità e diverse lacune” continua Rita Babini, spiegando che “il principale problema è l’aver inserito la misura di estirpo tra quelle settoriali, quindi finanziabile da fondi europei: un errore, perché i fondi europei dovrebbero aiutare a sostenere la crescita e la competitività delle aziende. Nel campo dell’enoturismo (un settore in continua espansione e una importantissima leva di crescita per le aziende di territorio) poteva essere l’occasione per inserire tra i beneficiari della misura anche le singole aziende, e non solo i Consorzi. Si poteva infine garantire maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi, con la possibilità di trasferire le risorse non spese all’annualità successiva, ma purtroppo questo suggerimento non è stato accolto”.
“Il settore vitivinicolo ha di fronte sfide davvero importanti, sotto ogni punto di vista: produttivo, ambientale, sociale, commerciale. Sono sfide che potranno essere affrontate e auspicabilmente vinte solo se l’Europa e i singoli stati sapranno mettere al centro le produzioni agricole e le filiere rurali” evidenzia Babini, concludendo che “in questo senso, non riteniamo adeguata la proposta presentata dalla Commissione Europea sulla prossima programmazione PAC, perché servono fondi specifici e diretti per il settore vitivinicolo: il superamento della struttura a due pilastri, con l’unificazione della politica agricola ad altre politiche europee, farebbe perdere infatti la specificità che è sempre stata riconosciuta al settore vitivinicolo all’interno della PAC, in ragione delle particolari esigenze delle aziende che ne fanno parte”.
Foto di Michele Purin x Yume Vision

