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Pace fatta nell’opposizione: Cateno De Luca riammesso nei ranghi del fronte progressista

Pace fatta nell’opposizione: Cateno De Luca riammesso nei ranghi del fronte progressista
Cateno De Luca

Il leader di ScN ha ufficializzato il progetto Governo di liberazione: “Verso grande coalizione riformista”

Cateno De Luca ha scelto Palazzo dei Normanni per presentare il team e firmare lo statuto della sua nuova, moderata ma decisamente autonomista creatura politica. Lo fa come promesso il giorno del suo compleanno, e all’interno del palazzo che ospita l’Assemblea regionale siciliana, con una sala piena e la celebrazione di un nuovo corso di un ex sCateno che ha deciso di giocare una partita del tutto diversa. Sud non chiama più Nord, adesso Sud chiama Sud. Lo fa con ancora maggiore convinzione dopo la riammissione a corte da parte del Partito democratico e del Movimento 5 stelle, con il segretario regionale dem Anthony Barbagallo che ha ammesso l’errore fatto alle europee 2024 e il leader di Sud chiama Nord che apprezza l’onestà intellettuale.

Pace fatta tra Cateno De Luca e il Partito Democratico

“Io ringrazio Barbagallo, perché si è reso conto dell’errore che ha fatto durante le europee – ha detto De Luca – dove avevamo dato la possibilità di una candidatura indipendente, che era Danilo Lo Giudice; il gruppo parlamentare in Sicilia era d’accordo, poi da Roma è arrivato purtroppo lo stop a questa operazione e il risultato è stato 11 punti in meno in Sicilia rispetto al dato nazionale e il Pd ha perso un seggio”. Pace fatta quindi, o quantomeno sembra che il deputato regionale, sindaco di Taormina e leader politico non sia più “inaffidabile” per una parte dei suoi alleati. Resta tale però per altri partiti che dovrebbero far parte del cosiddetto campo progressista.

De Luca: “Governo di liberazione per lanciare sfida all’Ars”

“La Sicilia ha bisogno di una grande coalizione costituente, riformista, libera dagli interessi romani – ha spiegato De Luca – è questa la vera sfida che lanciamo oggi dall’Ars con il Governo di liberazione: mettere insieme tutte le forze responsabili per salvare la Sicilia e isolare chi ha scelto lo sfascio”. Il Governo di liberazione è adesso un movimento esistente con tanto di statuto, ma i nodi da sciogliere sono ancora innumerevoli. A partire da Messina, città in cui Cateno De Luca è stato sindaco e nella quale si è da poco dimesso il primo cittadino Federico Basile, discepolo del fondatore del Governo di liberazione e in corsa per la rielezione. Nel capoluogo dello Stretto il candidato Basile vede tra i competitor una candidata del centrosinistra con il quale De Luca dovrebbe trovare un’intesa per le prossime regionali. Regionali che potrebbero essere “prossime” anche secondo diversa accezione.

“Elezioni anticipate”, la proposta di De Luca

Sulla tensione che attraversa la maggioranza di governo muove le proprie pedine Cateno De Luca, conscio che allo stato attuale pare pienamente confermata la corsa in solitaria verso la presidenza della Regione di quello che definisce il suo “figlioccio politico”, Ismaele La Vardera, e che al programma elettorale bisogna imprimere un’improcrastinabile accelerazione. Forse, più che un’accelerazione, De Luca vorrebbe dare anche qualche spallata al governo Schifani. Tanto da lanciare la provocazione delle elezioni anticipate mediante le contemporanee dimissioni di 36 deputati regionali che definisce “36 eroi”. Propone anche una via d’uscita per la pensione che i parlamentari non maturerebbero, ma apre all’ipotesi di una così fatta caduta del governo regionale entro luglio per elezioni anticipate all’autunno.

Lo scandalo sanità in Sicilia, De Luca: “Disastro nella gestione dei servizi pubblici”

“Purtroppo il tema della sanità è il simbolo di come il malaffare diventa anche pericoloso per i cittadini e anche il simbolo del disastro di quella che è la gestione dei servizi pubblici essenziali in Sicilia”, ha affermato Cateno De Luca con la consapevolezza che l’ultimo scandalo che ha colpito la dirigenza regionale è motivo di grave difficoltà amministrativa e anche politica per la maggioranza che ormai appare non più tanto coesa e litiga sugli assessorati mentre boccia riforme su riforme in Parlamento. Che agli 11 deputati del Pd, agli altrettanti deputati del M5s e al deputato al Misto ma leader di Controcorrente si unisca il trio di deputati di Sud chiama Nord per dimissioni collettive non basta e trovare dieci deputati di maggioranza, “eroi” anch’essi, pronti a dimettersi per andare a elezioni anticipate è impossibile più che improbabile.

Il nodo da sciogliere è chi scegliere come alternativa a Schifani come presidente della Regione

“L’esito della mozione di sfiducia – ha detto De Luca – lo sapevamo tutti quanti, l’abbiamo votata, ma noi dobbiamo fare un altro tipo di operazione. Lo statuto prevede che 36 deputati che si dimettono sono elezioni anticipate, entro 90 giorni”. Prima di pensare a far sciogliere l’Assemblea regionale e mandare a casa il governo Schifani però serve sapere per quale alternativo presidente della Regione, e qui il nodo più grosso da sciogliere. Cateno De Luca si è quindi appellato alla sturziana memoria con “la Sicilia al di là dei partiti”, mettendo le mani avanti sul possibile candidato imposto da Roma e proponendo agli eventuali alleati di un “campo largo che diventerebbe vastissimo” delle primarie tutte siciliane.

La stoccata a La Vardera: “Non si diventa presidente della Regione sui social”

Nel gruppo di studio che ha messo a punto dieci punti programmatici per avviare un dialogo pro programma elettorale del campo progressista, ci sono vari nomi, nuovi e meno nuovi ma di certo di prestigio. In platea inoltre c’era l’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid 19, Renato Costa. Sulla sua presenza, De Luca ha detto: “Potrebbe essere in un Governo di liberazione l’assessore alla Sanità, non mettiamo limiti anche da questo punto di vista”. Se non si pongono limiti per gli eventuali assessori, alcuni sembrano però posti per la presidenza. Il “figlioccio politico” La Vardera si è candidato, De Luca però lo sferza affermando che fa bene a fare il suo percorso ma che “non si diventa presidente della Regione sui social, senza aver mai amministrato neanche un condominio”.

Resta in campo l’elemento di unione Nuccio Di Paola, vice presidente vicario dell’Ars in quota M5s e scelta approvata al momento dalle segreterie romane dello stesso Movimento, del Pd e di Avs. Certo è che Cateno De Luca questa volta ha scelto di non fare la corsa in solitaria, e approvato un accordo di base sul programma elettorale con a monte la volontà condivisa di dare maggiore seguito allo statuto siciliano, il Governo di liberazione potrebbe fare la differenza alle urne.

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