MESSINA – Alberto Palella, dal 2017 presidente di Confesercenti Messina nell’area metropolitana messinese, è stato riconfermato nello scorso maggio per altri quattro anni alla guida dell’associazione di categoria. Un settore, quello del commercio, in grande sofferenza, in cui gli investimenti vengono visti come estremamente rischiosi.
Commercio in crisi: potere d’acquisto, online e caro affitti il mix esplosivo
Quello del commercio non è più il settore di punta a Messina?
“Il commercio sta male come da tutte le parti d’Italia perché c’è un problema generalizzato di potere d’acquisto e di concorrenza online, senza citare il caro affitti, l’eccessiva imposizione fiscale e le difficoltà di accesso al credito. Altro problema è il dumping contrattuale, all’origine del lavoro povero, che crea concorrenza sleale. Così si è creato questo mix esplosivo che sta creando enormi danni. Se facciamo una passeggiata non solo su viale San Martino o altre vie storiche dello shopping a Messina, ma anche in via Roma a Palermo o via Etnea a Catania, percepiamo la difficoltà del settore. In questi giorni abbiamo presentato una proposta di legge sulle Zes di prossimità e avviato una raccolta firme: dobbiamo arrivare a cinquantamila per poterla presentare in Parlamento. Chiediamo nuova linfa per il commercio di vicinato ma soprattutto puntiamo sulla rigenerazione urbana. Più si spengono le vetrine più si indebolisce il presidio e la sicurezza per quelle aree. Da anni, poi, chiediamo che ci sia una web tax: l’online cresce a dismisura e mentre prima i grandi competitor erano i centri commerciali adesso è il commercio online il cui fatturato per il 70% è detenuto da meno di venti aziende mondiali che hanno sede in paradisi fiscali. Da tempo chiediamo una tassazione adeguata. A livello europeo se ne parla, ma non si è mai trovato un accordo tra gli Stati”.
Cosa prevede, nello specifico, la vostra proposta?
“Propone l’istituzione di Zone economiche speciali di prossimità, aree dove avviare misure dedicate al sostegno delle attività di vicinato e alla rivitalizzazione del tessuto locale. Si prevedono fondi utilizzati in parte dai commercianti per la propria attività e investimenti e dall’altra parte risorse per la rivitalizzazione urbana. Le Zes di prossimità dovranno essere individuate dalle Regioni su proposta dei Comuni in contesti caratterizzati dalla presenza di negozi di vicinato e da iniziative locali di rigenerazione. La proposta prevede semplificazioni per le imprese, agevolazioni fiscali e strumenti di sostegno con modalità di accesso e criteri di gestione che verranno definiti da un decreto attuativo del ministero delle Imprese e del Made in Italy“.
Proponete quindi il ritorno ai piccoli negozi. Qual è invece la vostra posizione rispetto ai centri commerciali? A Messina ne sta nascendo uno a Zafferia…
“Il piccolo negozio, oltre a garantire la sicurezza e a presidiare i quartieri rendendoli vivi, funziona nei piccoli borghi contrastando lo spopolamento e ha una funzione sociale per le persone anziane, che hanno difficoltà a spostarsi. Inoltre mantiene l’identità dei luoghi e sostiene le relazioni. I costi di affitto chiesti da chi sta realizzando il centro commerciale di Zafferia sono altissimi. A Catania sono stati costretti ad abbassare i canoni del 50% dopo 18 mesi. Qui dicono che i prezzi sono necessari per ammortizzare gli enormi costi, ma è difficile che trovino operatori disposti a pagare così tanto. Già 37 soggetti che avevano fatto domanda per accedere si sono tirati indietro: si parla di quasi 700 euro al metro quadro all’anno più le tasse accessorie e le altre spese”.
Messina ha criticità particolari? Molti commercianti hanno criticato le scelte dell’Amministrazione su piste ciclabili e isole pedonali…
“Sicuramente in un primo momento l’isola pedonale, cui Confesercenti è stata sempre favorevole, può creare un danno, ma dopo il primo anno posso assicurare che le cose cambiano. A Messina abbiamo avuto due fattori che a mio avviso hanno allungato questo processo di svolta: mettere alberi penalizzando i parcheggi è stato inopportuno e poi un’altra assurdità è stata la pista ciclabile. Quello che invece doveva essere fatto era accelerare il progetto del parcheggio multipiano di via La Farina: 300/400 posti in pieno centro sarebbero funzionali anche alle pedonalizzazioni”.
Ci sono potenzialità inespresse?
“Dovremmo mettere a reddito meglio tutto quello che è legato al mare, la cantieristica, il turismo. Arrivano tanti croceristi, c’è un indotto importante ma di questi grandi numeri in città ne resta una piccola percentuale, perché il 50% di visitatori poi parte per Taormina e la zona ionica e i restanti si organizzano in proprio per spostarsi. Il mio grande rammarico è che non siamo riusciti a intercettare e capitalizzare questa opportunità. Taormina è un brand attrattivo nel mondo e Messina non è riuscita a dare forza a un elemento identitario, riconoscibile, pur avendo tanto da offrire”.
Sono serviti i sostegni economici al commercio?
“Se l’azienda sana ha una crisi di liquidità e vuole fare investimenti l’aiuto può essere utile, ma se il sostegno va a un impresa a un passo dalla chiusura si prolunga l’agonia. Gli aiuti vanno bene, ma si devono strutturare anche sul numero dei dipendenti. Il problema è che l’Amministrazione fa una cosa e la Regione parla di centri commerciali naturali, ma a oggi non abbiamo ulteriori notizie in merito. Poi c’è pure il Governo nazionale che va per i fatti suoi: ognuno deve fare la propria parte, ma andando nella stessa direzione“.

