Il PUDM è stato coordinato dall’assessore alla pianificazione costiera Maurizio Carta in condivisione di indirizzo politico con l’assessore Pietro Alongi e redatto da un gruppo di lavoro interassessoriale coordinato dal capo area della pianificazione, l’ingegnere Marco Ciralli, e dal RUP, l’architetto Giovanni Sarta.
Tale passaggio rappresenta “una tappa importante del governo del territorio della Giunta Lagalla che mira a dare un assetto rispettoso dei valori ambientali ai 23 km di costa e a garantire la migliore e più equa fruizione della costa per tutte le attività legate al mare“, ha confermato il primo cittadino palermitano. Ma cosa prevede il documento atteso dal 2005 e quali sono tutte le novità in esso contenute? E, soprattutto, qual è il piano del Comune per la gestione delle spiagge di Mondello.
Un piano atteso da anni e la sfida della Bolkestein
Palermo prova a voltare pagina sulla gestione del suo mare. Dopo anni di proroghe, rinvii, incertezze giuridiche e tensioni tra amministrazione pubblica, concessionari storici e nuove imprese interessate al settore, arriva l’ok al nuovo Piano di utilizzo del demanio marittimo, il cosiddetto PUDM. Un documento tecnico, ma rappresentante una scelta politica precisa: il futuro delle spiagge palermitane. L’amministrazione comunale ha pubblicato gli atti sul proprio albo pretorio, aprendo ufficialmente una fase partecipativa per l’ottenimento delle nuove concessioni. Associazioni, operatori economici e portatori di interesse hanno avuto a disposizione trenta giorni di tempo (dallo scorso 29 novembre, ndr) per presentare osservazioni e integrazioni.
Preso atto degli indirizzi espressi entro fine dicembre, il piano è adesso atteso in Consiglio comunale per la discussione e, eventualmente, per l’approvazione definitiva. Sul tema, il Quotidiano di Sicilia ha contattato telefonicamente l’assessore all’ambiente del Comune, Pietro Alongi, che però non ha fornito una data certa rispetto ai tempi di discussione. Eppure quello del PUDM è un passaggio cruciale non solo per Mondello, il simbolo balneare della città, ma per l’intero perimetro costiero del capoluogo, lungo complessivamente 26,4 chilometri di costa concedibile. L’obiettivo è farsi trovare pronti entro la scadenza del 2027, termine fissato dall’ultima proroga nazionale alle concessioni demaniali marittime.
In quell’anno, secondo le previsioni del Governo che intende evitare nuove procedure di infrazione nei confronti dell’Ue, dovranno essere pubblicati nuovi bandi nel rispetto della direttiva europea Bolkestein del 2006. Una direttiva che impone la messa a gara delle concessioni e il superamento di rendite di posizione che, per decenni, hanno garantito ai concessionari storici un sostanziale monopolio sull’uso di porzioni importanti di spiaggia. Come nel caso proprio di Mondello. Il Pudm si muove dentro questo scenario. Regola le modalità di utilizzo della fascia costiera demaniale per finalità pubbliche e private, definisce i criteri di equilibrio tra spiagge libere e stabilimenti balneari, fissa i parametri di tutela paesaggistica e ambientale e indica quali aree possano essere oggetto di concessione. È anche un banco di prova per l’amministrazione comunale, chiamata a dimostrare di voler davvero superare un modello che, nel tempo, ha visto restringersi progressivamente lo spazio di fruizione libera del mare. La fotografia del documento è chiara: meno concessioni, più spiagge libere, maggiore alternanza tra aree attrezzate e tratti accessibili senza pagamento, limiti più stringenti alla concentrazione dei lotti nelle mani di pochi operatori.
Cosa prevede il PUDM di Palermo
Numeri alla mano, il piano prevede che solo 4,5 chilometri dei 26,4 concedibili, pari al 17,7 per cento del totale, possano essere destinati ad attività balneari in concessione, con una superficie complessiva di circa 180 mila metri quadrati. Si tratta di una riduzione significativa rispetto alla situazione attuale. Il piano interviene complessivamente sull’assetto del litorale, dalla borgata marinara più famosa fino alla Costa Sud, dove la balneazione è spesso interdetta a causa dell’inquinamento, ma dove si immagina comunque una riqualificazione urbana e ambientale in connessione con progetti già finanziati. Lo schema predisposto dagli uffici dell’area urbanistica prevede 76 concessioni demaniali per una superficie di 258.811 metri quadrati. Non tutte le concessioni saranno destinate ad attività balneari in senso stretto: il piano distingue tra stabilimenti, aree attrezzate e altre tipologie di utilizzo del demanio che non riguardano direttamente lettini, ombrelloni e servizi per la balneazione.
Quattordici lotti saranno riservati ai veri e propri stabilimenti balneari e dodici alle aree attrezzate in spiaggia, mentre le restanti concessioni riguarderanno usi differenti. Oggi le concessioni demaniali sono complessivamente 135, anche se circa una ventina di esse riguardano gli scarichi fognari gestiti da Amap e non hanno finalità turistico-balneari. La riduzione programmata dal Pudm indica una volontà di razionalizzazione e di ordinamento del sistema, con l’introduzione di regole più chiare e di limiti per evitare concentrazioni eccessive. Tra le norme tecniche di attuazione spicca il principio secondo cui uno stesso concessionario non potrà aggiudicarsi più di due lotti. È una scelta che mira a impedire la formazione di posizioni dominanti e a favorire un maggiore pluralismo imprenditoriale.
Un altro aspetto centrale riguarda la gestione delle spiagge libere. Il piano non solo le incrementa dal punto di vista estensivo, ma ne lega la qualità direttamente alle responsabilità dei concessionari. Chi otterrà un lotto avrà infatti l’obbligo di occuparsi anche della pulizia e del mantenimento della qualità ambientale della spiaggia libera limitrofa, o di parte di essa nel caso di due lotti adiacenti. In questo modo il Pudm prova a superare uno dei problemi storici di Palermo: la contrapposizione tra spiagge attrezzate curate e performanti e spiagge libere abbandonate, spesso sporche, prive di servizi e degradate. Altro tema riguarda la soluzione di continuità dei lotti, che non saranno disposti lungo tutta la costa, ma alternati a tratti di spiaggia libera, con l’obiettivo di garantire sempre accessi aperti al mare.
Il Pudm diventa così la cornice in cui si inseriranno i bandi di gara per il rilascio delle concessioni dopo il 2027. Senza questo strumento, il Comune non sarebbe nelle condizioni di affrontare il cambio di regime imposto dalla Bolkestein e rischierebbe di trovarsi impreparato di fronte alle scadenze. La partita è delicata anche sul piano politico-istituzionale: la Regione Siciliana mantiene competenze su alcune aree escluse dal piano e su beni di particolare rilevanza storica, come stabilito dalla legge regionale 3/2016. Il rapporto tra Comune e Regione, dunque, sarà decisivo per definire l’assetto finale della costa. La proposta di Pudm rappresenta un tentativo di mettere ordine e di disegnare un futuro più equilibrato, ma il percorso di approvazione e attuazione dovrà fare i conti con interessi consolidati, sensibilità ambientali e aspettative di una cittadinanza che rivendica da anni il diritto a un mare più accessibile e più pulito.
Il futuro di Mondello e della Costa Sud
Mondello è il cuore simbolico della riforma. All’interno del documento si prefigura un sistema a “strisce” dove stabilimenti e spiagge libere si alternano in modo regolare, in forte discontinuità rispetto alla quasi totale occupazione che negli anni ha visto protagonisti i concessionari dell’area. Il piano individua sei nuovi lotti di dimensione media di circa 3.000 metri quadrati ciascuno, separati da tratti di spiaggia libera di lunghezza mediamente pari a un centinaio di metri lineari. Accanto alla redistribuzione degli spazi, il Pudm affronta anche il tema dei beni esclusi dal piano, tra cui spicca lo storico stabilimento Charleston, inaugurato il 15 luglio 1913 e legato indissolubilmente alla storia della Italo Belga. Il documento prevede lo “stralcio” di questo manufatto dal piano, disponendo il mantenimento della sua attuale vocazione. La gestione amministrativa del Charleston, così come di altri immobili esclusi, rimane in capo alla Regione Siciliana secondo quanto previsto dalla legge regionale 3/2016.
Il Comune, in questo caso, prende atto di un limite delle proprie competenze e rimette la partita nelle mani di Palazzo d’Orleans. Lo stesso accade per altri manufatti sparsi lungo la costa, alcuni adibiti a ristorazione, altri a residenze, ubicati a Mondello, Sferracavallo, Addaura e sulla Costa Sud. Se Mondello è il simbolo glamour del mare palermitano, la Costa Sud rappresenta il suo lato più fragile e complesso. Per anni segnata da divieti di balneazione a causa degli scarichi fognari e dell’inquinamento, questa parte del litorale è stata sostanzialmente esclusa dalla fruizione pubblica del mare. Nella relazione tecnica generale si chiarisce che le previsioni di piano sono state adeguate ai progetti di opere pubbliche finanziate e in attuazione, proprio per garantire coerenza tra la futura gestione delle aree demaniali e lo stato dei luoghi dopo gli interventi. Tra le opere citate figurano la messa in sicurezza e il ripristino ambientale dell’ex discarica di Acqua dei Corsari, dove dovrebbe sorgere il parco intitolato a Libero Grassi.
Prevista anche la riqualificazione del lungomare e del porto della Bandita, la realizzazione del parco a mare allo Sperone e gli interventi alla foce del fiume Oreto. Si tratta di progetti che puntano a restituire dignità urbana e ambientale a un tratto di costa che per decenni ha rappresentato la periferia dimenticata del mare palermitano. Il piano tiene conto anche dei tratti posti a Nord della città, come l’Addaura, Vergine Maria e Sferracavallo. In quest’ultima borgata, ad esempio, viene citato lo stabilimento Season tra i beni esclusi dal Pudm, così come il Roosevelt all’Addaura.
La Vardera (Controcorrente): “Rischio mancato affidamento spiagge per estate 2026”
“È già assurdo che soltanto dopo anni, anche grazie alla nostra azione mediatica, il Comune di Palermo abbia deciso di battere un colpo. Il tema è capire se l’abbia fatto soltanto per una mossa mediatica o se ci sia l’intenzione reale di approvare il PUDM”. A incalzare Palazzo delle Aquile ai microfoni del Quotidiano di Sicilia è il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera. “Se non lo approvano (il Consiglio, ndr) c’è il rischio che non possa essere applicato già per questa stagione che ormai incombe, quindi bisogna fare subito e bisogna fare presto perché l’impressione che io ho è che – sottolinea l’esponente siciliano – si vuole fare aspettare un altro anno e non ce lo possiamo permettere”. A proposito della spiaggia di Mondello, “mi auguro che da qui a breve la Regione siciliana dia seguito alla decadenza per la Italo belga. Se dovesse decadere la concessione senza che ci sia un nuovo bando per l’affidamento, la spiaggia più importante della città rischia di restare libera. Il che è sbagliato”, spiega La Vardera al QdS.
Hallissey (+Europa): “Vigileremo su effettiva applicazione del piano”
“L’approvazione del PUDM rappresenta una svolta storica: dopo anni di gestione pressoché esclusiva da parte di un unico operatore, con mancanza di concorrenza, servizi efficienti e costi abbordabili, finalmente si mette al centro il diritto di tutti i cittadini ad accedere al mare”. A raccontarlo ai microfoni del Qds è il presidente di +Europa e Radicali italiani, Matteo Hallissey. “Le iniziative promosse negli scorsi mesi insieme a Ismaele La Vardera avevano proprio l’obiettivo di dare una scossa alle istituzioni e mostrare tutte le ingiustizie presenti sulle coste siciliane e del Paese”, incalza ancora l’esponente politico. Obiettivo adesso è quello di vigilare “sull’effettiva applicazione del piano, sull’aumento delle spiagge libere e sulle gare degli stabilimenti. Gli altri Comuni siciliani seguano questa iniziativa al fine di approvare anche loro i PUDM e indire al più presto bandi che liberino le spiagge dal dominio della solita lobby”.
Qual è la situazione nel resto della Sicilia?
Sui 120 Comuni costieri della Regione Sicilia chiamati a dotarsi di un PUDM, il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo funzionale alla redazione dei bandi di gara per le nuove concessioni degli stabilimenti balneari, 27 risultano ancora inadempienti alla verifica dipartimentale in base agli ultimi documenti pubblici dello scorso 30 luglio. Questo il quadro generale siciliano, e non è neppure il peggiore tra le regioni italiane. Ma in assenza dell’approvazione del documento richiesto dalla Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) e dall’art. 49 TFUE, l’Italia sarà ancora costretta a pagare sanzioni carissime nei confronti dell’Ue. Uno stato di inadempienza che costa molto caro al nostro Paese, come raccontato nell’inchiesta sulle infrazioni europee che, dal 2011 a oggi, hanno costretto l’Italia al pagamento di oltre un miliardo di euro di multe da versare nelle casse di Bruxelles.
Una fotografia nitida del parziale immobilismo isolano arriva dal D.D.G. n.1060 del 30 luglio scorso a firma del dirigente generale dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Sicilia, Calogero Beringheli. A fronte dell’adozione delle normative, non tutti i Comuni si sono conformati. Tra questi, ben 13 si trovano in provincia di Messina, 6 in quella di Agrigento, 2 a Trapani e Siracusa, 3 in provincia di Palermo e Gela a chiudere per la provincia di Caltanissetta.
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