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A Palermo disagio educativo e mancanza di lavoro stabile: i dati allarmanti

A Palermo disagio educativo e mancanza di lavoro stabile: i dati allarmanti
Quattro Canti di Palermo – QdS

Il disagio palermitano è il risultato di un intreccio di fattori che si alimentano reciprocamente. Un disagio che si concentra in alcune aree, ma che finisce per condizionare l’intera città. Nel presente, ma soprattutto nelle prospettive future.

Palermo è una città che cresce a velocità diverse. Non tra centro e periferia, non tra costa e interno, ma tra strade che distano anche poche centinaia di metri e che raccontano condizioni di vita agli antipodi. A certificarlo, questa volta è una mappa statistica realizzata dall’Istat per scandagliare le diversità socioeconomiche che riguardano i quartieri della città.

Dalla upper class a metà del centro storico cittadino passando per lo Zen. E poi ancora il salotto buono di viale della Libertà e le periferie più degradate. Uno spaccato del modus vivendi cittadino nel quale lavoro precario, scarsa istruzione e disuguaglianze sociali – al pari del benessere – si tramandano nel tempo, di generazione in generazione. E sempre negli stessi quartieri.

Lo strumento utilizzato per ricostruire lo spaccato palermitano è l’Indice di disagio socio-economico individuale e familiare (Iside), elaborato sui dati del Censimento permanente della popolazione 2021. Tradotto: oggi, la situazione, potrebbe essere ancora peggiore.

Nell’indicatore basato sulla media interna di ciascun Comune, il valore 100 rappresenta la soglia di equilibrio cittadino. Tutto ciò che sta sopra indica un’intensità di disagio superiore alla media comunale, tutto ciò che sta sotto segnala condizioni relativamente migliori. Applicato a Palermo, Iside disegna una geografia del disagio che coincide con le aree nelle quali il lavoro è fragile, l’istruzione è bassa, la mobilità sociale bloccata e le prospettive future affatto rosee.

Palermo divisa in due: quartieri agganciati alle dinamiche economiche altri che rimangono ai margini

L’analisi mette in luce l’esistenza di due traiettorie urbane che avanzano con velocità diverse. Da un lato quartieri che riescono ad agganciarsi, seppur con difficoltà, alle dinamiche economiche della città; dall’altro intere porzioni urbane che restano intrappolate in una condizione strutturale di marginalità.

Palermo mostra così profili simili a quelli di altri grandi capoluoghi del Mezzogiorno, ma con peculiarità che rendono il quadro ancora più complesso: la compresenza, spesso nello stesso quartiere, di fragilità lavorative, povertà economica e disagio educativo come allo Zen e all’Albergheria.

Invecchiamento popolazione e precarietà abitativa nel centro storico di Palermo

Il cuore dell’indice Iside è composto da nove fattori che, considerati insieme, restituiscono una sintesi della vulnerabilità sociale. Il primo riguarda gli anziani soli non proprietari dell’abitazione: una condizione che espone al rischio di povertà abitativa e isolamento. A Palermo questa fragilità è particolarmente visibile in alcune zone del centro storico, dove l’invecchiamento della popolazione si intreccia con la precarietà abitativa.

Palermo, intere famiglie escluse dal mercato del lavoro: dato allarmante

Il secondo indicatore misura la quota di persone che vivono in famiglie senza occupati o senza pensioni da lavoro. È uno dei dati più allarmanti per Palermo. In quartieri come Zen, Brancaccio, Albergheria e Monte di Pietà la percentuale di nuclei completamente esclusi dal mercato del lavoro formale raggiunge livelli molto elevati. Non si tratta solo di disoccupazione, ma di assenza strutturale di redditi da lavoro, spesso compensata da lavori informali, sussidi o reti familiari fragili.

Il terzo fattore riguarda le famiglie a basso reddito equivalente. Anche qui il divario è netto: le aree con Iside più alto sono quelle dove la povertà economica è più diffusa e persistente. Il quarto indicatore, invece, misura il tasso di occupazione nella fascia 25-64 anni. Anche dove l’occupazione risulta relativamente più alta, resta comunque distante dai valori medi nazionali.

Questo dato si intreccia con il quinto indicatore, che fotografa la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa, e con il sesto, che misura la diffusione di occupazioni non stabili. Il risultato è un mercato del lavoro frammentato, fatto di impieghi saltuari, stagionali, discontinui. Lavoro a singhiozzo, che non costruisce sicurezza né futuro: qui come altrove.

A Palermo disagio educativo e lavorativo si intrecciano

Il disagio lavorativo si salda con quello educativo. E lo si evince dal settimo indicatore, che segnala una quota elevata di adulti con basso livello di istruzione; l’ottavo misura invece la presenza di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet; il nono fotografa l’abbandono e la dispersione scolastica. In molte zone di Palermo queste tre fragilità convivono e si rafforzano a vicenda, dando vita a un disagio intergenerazionale che si trasmette da genitori a figli.

Disagio educativo e lavorativo a Palermo: Zen e Albergheria guidano questa triste graduatoria

I quartieri con più alto disagio educativo e lavorativo sono noti da tempo, ma i dati Iside consentono per la prima volta di quantificarne l’intensità. Lo Zen, ufficialmente San Filippo Neri, registra un valore di indice di disagio di 111,1, il più alto della città. Seguono Albergheria con 109,4, Monte di Pietà con 107,4 e Brancaccio con 106,6.

Poi Zisa-Ingastone, Roccella-Acqua dei Corsari, Ciaculli-Croce Verde, Borgo Nuovo, Chiavelli-Santa Maria di Gesù. All’estremo opposto si colloca Vittorio Veneto, con un valore di 92,7, la zona con il minore livello di disagio. Ma il disagio non coincide perfettamente con i confini amministrativi.

L’Istat lavora su insiemi di sezioni statistiche omogenee, porzioni urbane che concentrano le stesse fragilità. È in queste aree che il disagio si manifesta in modo sistematico, come risultato dell’intreccio tra lavoro instabile, redditi bassi, istruzione carente e isolamento sociale.

All’Albergheria i giovani abbandono precocemente la scuola

All’Albergheria il disagio assume contorni gravissimi. Qui si registra il record di giovani che hanno abbandonato precocemente la scuola: oltre il 21%. È anche l’area con la maggiore concentrazione di anziani soli non proprietari dell’abitazione. Una combinazione che produce isolamento sociale, povertà educativa e fragilità economica.

Allo Zen tante famiglie senza redditi da lavoro o pensioni

Allo Zen, se possibile, il dato è peggiore. Su oltre dodicimila residenti, solo un adulto su tre tra i 25 e i 64 anni risulta occupato. Il 35,9 per cento vive in famiglie senza redditi da lavoro o pensioni, quasi sette persone su dieci appartengono a nuclei a basso reddito. Più della metà degli individui vive in famiglie a bassa intensità lavorativa.

Qui un adulto su quattro ha avuto un’occupazione non stabile nel corso dell’anno: appena il 25%. Sul piano educativo, oltre tre quarti della popolazione adulta ha un basso livello di istruzione, più della metà dei giovani rientra nella categoria dei Neet e la dispersione scolastica supera il 15%. Il confronto con le zone della upper class è netto, con gli abitanti di Vittorio Veneto che presentano un tasso di occupazione che supera il 69%: più del doppio rispetto allo Zen.

A Palermo manca il lavoro stabile

Il dato più allarmante che emerge dall’indice Iside riguarda proprio l’assenza di lavoro stabile. In molti quartieri di Palermo il lavoro non riesce a svolgere la sua funzione di ascensore sociale. Anche quando c’è, è spesso precario, mal retribuito, discontinuo. Non costruisce reddito sufficiente, non consente risparmio, non offre prospettive, non consente di pagare un affitto nelle aree residenziali della città né di acquistare casa.

Palermo, crescono i “working poor”

È un lavoro che consuma tempo senza generare sicurezza: non è un caso il fatto che a Palermo sia in forte crescita la presenza dei cosiddetti “working poor”, quella classe di lavoratori che nonostante sia costantemente impegnata, non riesce ad arrivare a fine mese. A questo si sommano le fragilità educative.

La presenza massiccia di adulti con basso livello di istruzione limita la capacità del territorio di attrarre investimenti e di creare occupazione qualificata. La quota elevata di giovani che non studiano e non lavorano segnala una frattura profonda tra sistema formativo e mercato del lavoro. La dispersione scolastica, ancora troppo alta, è invece il sintomo di una scuola che fatica a trattenere e accompagnare i ragazzi più fragili.

Il disagio palermitano è dunque il risultato di un intreccio di fattori che si alimentano reciprocamente. Un disagio che si concentra in alcune aree, ma che finisce per condizionare l’intera città. Nel presente, ma soprattutto nelle prospettive future.

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