Tornano liberi due dei nove indagati arrestati a Palermo ad inizio febbraio per minacce, estorsioni e violenza ai danni di commercianti tra Borgo Nuovo e Cep. Per altri cinque erano scattati i domiciliari, in carcere rimangono in due, Giuseppe Cintura e Giuseppe Gattuso. Secondo le indagini degli investigatori la banda tra aprile 2022 e ottobre 2023 avrebbe preso di mira alcune attività commerciali della città con soprusi, pretendendo di non pagare e se non venivano accontentate le loro richieste si passava alla violenza.
L’arroganza del gruppo e le aggressioni
Diversi gli episodi denunciati da alcuni commercianti vittima della banda. Il gruppo aveva la pretesa di consumare senza pagare usando toni offensivi e minacciosi: “Siamo porci che non ci servi? Dacci subito una birra” avrebbero detto a un dipendente solo perché quest’ultimo gli aveva risposto di dovere aspettare che finisse di servire gli altri clienti.
In un bar di viale Regione Siciliana il gruppetto oltre a distruggere gli arredi, ha aggredito due dipendenti. Un banconista è stato preso a pugni e poi Carmelo Picciotto gli avrebbe spremuto un’arancia sulla testa. Dietro la violenza il rifiuto del lavoratore di servire gratis altri alcolici: “Ti lasciamo a terra con la schiuma alla bocca” gli avevano detto. Un altro dipendente, da pochi giorni in prova nello stesso bar, è stato vittima di aggressioni e minacce: erano le 4,30 del mattino, stava preparando le colazioni quando “sono entrati nel laboratorio e uno mi ha chiesto una mela – ha raccontato agli investigatori il ragazzo -. Gliel’ho appoggiata sul bancone e mi ha detto: “Chi sugnu, un porco?”.
A quel punto sono partiti dal gruppetto schiaffi, pugni e anche un colpo di mattarello. Nonostante il giovane dipendente era riuscito a scappare a piedi in un primo momento, subito dopo lo hanno raggiunto e ancora una volta picchiato. E prima di lasciarlo a terra gli hanno detto “Tu qua non devi lavorarci più”.
Le nuove estorsioni a Palermo, il coraggio dei commercianti di denunciare
Il blitz di febbraio è stato possibile grazie al coraggio di alcuni commercianti che hanno denunciato il clan Cintura. “Se non lo fai sei alla loro mercé. Vivono di questo. Se io non li avessi denunciati a quest’ora il locale sarebbe già loro” ha detto uno dei commercianti che ha confermato di come molti esercenti erano sotto scacco del gruppetto.
Il business delle case popolari nelle mani della banda
Il gruppo criminale avrebbe, però, in mano anche il business delle case popolari. E torna in mente quanto accaduto in via Bronte lo scorso 22 ottobre dove degli abusivi avevano dato alle fiamme la casa popolare al civico 12 che occupavano abusivamente e dalla quale erano stati sgomberati. Dietro quell’occupazione, secondo le indagini, ci sarebbe il mercato nero delle abitazioni popolari con l’acquisto illecito dell’alloggio comunale diventato un centro di smercio di stupefacenti. La famiglia abusiva avrebbe “pagato” la casa popolare al clan mafioso spacciando droga per loro, così come avrebbero confermato gli stessi occupanti della via Bronte.
Gli affari del gruppo mafioso toccherebbero diverse zone della città e gli affari di droga arriverebbero anche a Borgo Vecchio. Il Comune di Palermo circa un mese fa ha sgomberato alcuni locali comunali dove all’interno la polizia aveva trovato materiale per il confezionamento degli stupefacenti, elemento che fa presumere l’esistenza di una piazza di spaccio.
La banda si muoveva in diversi quartieri come emerge in un’intercettazione idi una conversazione tra imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare le violenze e minacce del gruppo: “Tutto il quartiere (Borgo Vecchio, ndr) non ne può più”, dicevano. “Si, però loro scendono anche all’infuori della zona. Loro vanno dove sanno che sono conosciuti perché sanno che possono fare quello che vogliono. Pure in viale Strasburgo, non me l’aspettavo che potessero andare a finire anche là..». «Loro si muovono dove sanno che sono stati presentati, capito? Che tu non li denunci…”.
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