Associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e corruzione per esercizio della funzione. Sono le accuse contestate a vario titolo a tre dipendenti della camera mortuaria dell’ospedale Cervello di Palermo arrestati stamani dalla Polizia.
Gli agenti della sezione Anticorruzione della Squadra mobile hanno eseguito un’ordinanza del gip che ha disposto per tutti e tre i domiciliari. Nel dettaglio, sono Vincenzo Romano, Onofrio Leonardo e Giuseppe Suriano.
Scandalo a Palermo, giro di mazzette su rilascio salme: in arresto tre dipendenti del “Cervello”
Il provvedimento è arrivato al termine di un’indagine, coordinata dalla Procura e svolta nei primi mesi del 2024, riguardante alcuni decessi ospedalieri. Partendo dalle indagini condotte al Policlinico Paolo Giaccone e avvalendosi di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, gli investigatori hanno fatto luce su un’associazione a delinquere, composta da tutti e tre i dipendenti della camera mortuaria e dedita alla stipula di accordi corruttivi con i referenti di numerose imprese funebri locali.
Le pratiche di rilascio accelerate in cambio di denaro: il punto delle indagini e cosa è emerso dalle conversazioni tra i coinvolti
In cambio di denaro, gli indagati avrebbero accelerato le pratiche sul rilascio di salme di deceduti in ospedale, anche quando mancavano le previste autorizzazioni comunali.
In alcuni casi, i dipendenti dell’obitorio, sempre dietro compenso economico, avrebbero favorito alcune imprese funebri, indirizzando i familiari dei defunti. E’ accaduto, a esempio, nel caso di un irlandese morto a Palermo e i cui parenti sarebbero stati indirizzati verso un’impresa funebre, i cui referenti sono stati filmati mentre versavano a uno dei dipendenti 500 euro. Le misure cautelari non sono state precedute dall’interrogatorio preventivo poiché il giudice ha ritenuto sussistente il pericolo di inquinamento probatorio. Infatti, dopo il ritrovamento di un dispositivo tecnico in prossimità della camera mortuaria, gli investigatori avevano registrato conversazioni tra i tre impiegati in cui concordavano come agire nel caso fossero stati convocati dalla polizia giudiziaria, adottando comportanti idonei a deviare il corso delle indagini. Il giudice si è riservato sulle posizioni di altri indagati coinvolti nello stesso procedimento penale.

