Palermo, nominati 45 nuovi Cavalieri del Lavoro

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Palermo, nominati 45 nuovi Cavalieri del Lavoro

Francesco Sanfilippo  |
domenica 01 Maggio 2022 - 18:28

Al teatro Politeama la cerimonia di nomina dei nuovi Cavalieri del Lavoro alla presenza delle più alte cariche istituzionali dell’Isola

“Le stelle al merito del lavoro sono il riconoscimento ai lavoratori per l’impegno svolto e testimonia com’è stato sottolineato verso i giovani”. Con queste parole, il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, intervistato dal nostro giornale, ha esordito ai nostri microfoni in occasione della ricorrenza del 1° maggio al teatro Politeama Garibaldi di Palermo. In questo luogo, si è tenuta l’annuale cerimonia di nomina dei nuovi Cavalieri del Lavoro alla presenza delle più alte cariche istituzionali dell’Isola. Sono stati nominati quarantacinque nuovi cavalieri del lavoro siciliani, di cui quattro donne, provenienti dal mondo dell’industria, delle aziende pubbliche e private e dell’amministrazione statale.

Le parole del prefetto

Per la circostanza, è stata proiettato l’intervento dell’allora prefetto Dalla Chiesa che tenne alla camera di commercio di Palermo nel 1982. Un discorso impregnato di rispetto della legalità valido oggi come allora contro lo strapotere mafioso che si fondava sulla povertà e ignoranza della popolazione del tempo. Su questi due ultimi punti, l’attuale prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani, ha dichiarato: “Il lavoro deve essere appreso e oggi si è voluto ricordare la consegna delle onorificenze da parte del prefetto di Palermo Dalla Chiesa, perché il legame tra il lavoro e la legalità è estremamente importante in questo momento. Non a caso, è stata sottolineata l’esigenza di garantire il rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro, ma anche quella di contrastare il caporalato e le altre forme di sfruttamento. Il lavoro è importante, perché promuove la dignità delle persone e lo sviluppo della nostra Regione. Il problema della dispersione scolastica va contrastato, perché contribuisce a far perdere opportunità di lavoro quando le imprese cercano personale qualificato. La dispersione aggrava questi problemi”.

L’intervento di Armao

Non a caso, lo stesso prefetto ha rilevato come le difficoltà economiche vissute e la dispersione scolastica, dovute entrambe alla crisi pandemia, abbiano aggravato le condizioni di un tessuto economico già in difficoltà. Il pericolo resta alto, come ha sottolineato il vicepresidente Gaetano Armao, intervenuto a nome del Governo regionale, facendo presente che la Sicilia presenta solo il 40 % degli occupati, mentre le imprese hanno bisogno di personale qualificato, che non si trova da nessuna parte. Esiste, quindi, un problema di qualità della formazione che non è più eludibile.

Le parole di Orlando

Il sindaco di Palermo, invece, ha esposto il suo pensiero su questa fondamentale giornata: “Credo che declinare il lavoro in termini di legalità significa affermare che il lavoro è un diritto e non un fattore di produzione come per molto tempo è stato considerato. Affermare che il lavoro è un diritto significa prendere atto di un riconoscimento costituzionale. Il lavoro come diritto significa negare il lavoro stesso come favore, ma significa anche il riconoscimento del merito della progressione delle carriere. Il lavoro significa essenzialmente vita come in questi tempi di pandemia abbiamo visto e tante volte registriamo gli incidenti sul lavoro. C’è un rapporto molto forte tra salute e lavoro, tra quest’ultimo e la libertà. Il lavoro è eguaglianza ed è fraternità. È importante che questa mattina che è il primo maggio, si mettano insieme cose che sembrano così lontane, Portella della Ginestra che ricorda la strage di lavoratori, il Gen. Dalla Chiesa al tempo della consegna delle onorificenze nel 1982 e l’Europa colpita dalla guerra Russo-ucraina. Tutto si tiene nel nome del riconoscimento costituzionale, perché guai a non avere rispetto del lavoro come diritto e considerarlo solo come fattore di produzione com’è stato valutato per troppo tempo. Infatti, per troppo tempo il lavoro è stato considerato come fattore di produzione e accessorio al diritto commerciale. In questi ultimi anni, purtroppo, c’è stata una frantumazione dei posti di lavoro e una moltiplicazione dei contratti, che, spesso, ha corrisposto ad un indebolimento dei diritti dei lavoratori”.

Francesco Sanfilippo

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