Palermo, il prefetto Mariani e la sfida al “degrado urbano” - QdS

Palermo, il prefetto Mariani e la sfida al “degrado urbano”

redazione

Palermo, il prefetto Mariani e la sfida al “degrado urbano”

sabato 23 Dicembre 2023

Il rappresentante locale del Governo ha incontrato la stampa per fare il punto su questo primo mese di attività nel capoluogo siciliano: sono molte le questioni da affrontare sul fronte della sicurezza

PALERMO – Insediatosi lo scorso 13 novembre, il prefetto Massimo Mariani ha ieri incontrato la stampa per i tradizionali auguri natalizi. Di origini pugliesi, già prefetto a Foggia e a Reggio Calabria, nella sua lunga carriera è stato commissario straordinario del Governo di molti Comuni pugliesi e calabri e, quale reggente, ha diretto l’Ufficio del Rappresentante dello Stato e l’Area I-Ordine e Sicurezza pubblica a Catanzaro. “Ho voluto parlare con la stampa – ha detto – appena ho avuto conoscenza del contesto e dell’impegno che sarebbe stato necessario dedicare a questa città, parlandovi quindi non di me stesso, ma delle situazioni più significative di questo territorio”.

“È stato un mese – ha spiegato Mariani – che ho dedicato agli incontri con le diverse realtà locali, le associazioni, i comitati, con i singoli cittadini e con le diverse forze dell’ordine e istituzioni per avere maggiore contezza di quella che è comunemente definita ‘malamovida’ ma che in realtà sarebbe più giusto chiamare degrado urbano, fenomeno presente in molte delle grandi città italiane come Palermo e che, su questo territorio, è sfociata nel recentissimo fatto di sangue”.

A questo proposito il prefetto ha puntualizzato che “dietro questa definizione ci sono l’aberrazione delle regole minime del vivere civile, del decoro e del degrado urbano, le richieste dei cittadini che vogliono legittimamente vivere nella loro città senza dover rimanere svegli tutta la notte a causa degli schiamazzi. Dietro a questo fenomeno ci sono spaccio di droga, specialmente crack, abuso sia di sostanze stupefacenti sia di alcool e risse tra giovani che possono sfociare in episodi drammatici come quello che ho indicato poc’anzi”.

Gli strumenti non mancano perché, ha ricordato Mariani “il punto di partenza per l’intervento è il cosiddetto Decreto Minniti, integrato dai Decreti Sicurezza, che ci offrono una serie di strumenti che ci possono aiutare a osteggiare un fenomeno il cui contrasto non può essere solo appannaggio delle forze di polizia, che pur operano efficacemente, ma che vuol dire creare le condizioni per tenere sotto controllo i fenomeni ed è intollerabile che un giovane vada in discoteca portando con sé un’arma e procuri la morte di un suo coetaneo rovinando, allo stesso tempo, la vita dei due persone coinvolte nell’evento. È più che mai chiaro come si debbano attuare seri provvedimenti relativamente alla prevenzione anche sulla scorta di una serie di iniziative che già erano state avviate e che proseguiranno con maggiore incisività”.

A proposito delle discoteche, le diverse organizzazioni di categoria hanno, da tempo, siglato un accordo con il ministero dell’Interno che consente, anche con interventi di carattere strutturale e attraverso telecamere, di controllare gli avventori e aiutare, in caso di fatti delittuosi, gli ordini inquirenti. “Gli strumenti offerti dalla legislazione – ha proseguito il prefetto Mariani – permettono di applicare il cosiddetto Daspo Urbano ma, più in generale, si tratta di regole, perché è necessario che le componenti del commercio ci aiutino ad aiutarli. La mia posizione è chiara: non voglio puntare l’indice accusatore nei confronti di chicchessia ma voglio che le attività che rendono vivace il nostro centro storico proseguano e portino un divertimento sano, ma tutto questo deve avvenire nel rispetto delle regole. Essere a favore della sicurezza non vuole assolutamente dire che il territorio debba essere penalizzato ma deve essere inteso a favore delle imprese che hanno il diritto di lavorare serenamente nel pieno rispetto delle regole, dei cittadini che vogliono divertirsi, ma tutto ciò presuppone misure stringenti nei confronti di chi è al di fuori di questo sistema sano”.

Nei giorni scorsi, a Palermo, si è insediato il nuovo comandante della Polizia municipale, Angelo Coluciello, già tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri e, a questo proposito, il Prefetto ritiene “che si tratti di una figura d’indubbia professionalità e che sarà molto utile in questo ma anche altri ambiti”.

Si può delimitare quello che è successo? È normale che un giovane vada in discoteca portando con sé un’arma? “Ci sono diverse chiavi di lettura, nell’analisi di questi fenomeni – ha proseguito il prefetto Mariani – ma è inaccettabile che si vada in discoteca con un’arma segno che c’è un background preoccupante sul quale gli inquirenti devono fare luce. Si tratta di fenomeni che non possono essere affrontati solo in termini di sicurezza o di delinquenza minorile ma sono molto più profondi e che devono essere letti in una chiave più ampia, con il conforto di esperti di sociologia e psicologia per meglio comprendere cosa stia agitando la nostra società. Certamente c’è un forte disagio giovanile che trova il suo sfogo in questi fenomeni, risse, schiamazzi e vandalismo ma che sono sicuramente le radici di altro”.

Il prefetto ha poi citato Karl R. Potter con il suo “Cattiva maestra televisione” e Pasolini: “Anche se, in quel momento, era puntato il dito contro la televisione e sulle conseguenze che questo mezzo di comunicazione poteva indurre rispetto allo spirito critico dei più giovani e quindi più fragili, quella metodologia critica contro l’omologazione culturale, come la definiva Pasolini, che oggi riguarda anche i social, che non danno relativamente comunicazione ma una falsa comunicazione e una forte incapacità di interloquire con i propri simili attraverso la parola. Pensate anche alla violenza di gruppo avvenuta qualche tempo fa a Palermo e all’utilizzo dei social che ha fatto da sfondo”.

Di fondo c’è una scarsa percezione di sicurezza da parte sia dei cittadini sia dei commercianti che, proprio nei giorni scorsi, sono stati vittima di violenti episodi di vandalismo, reati predatori e alla scarsità della presenza delle forze dell’ordine. “Per quante possono essere, numericamente parlano, le Forze dell’ordine presenti sul territorio – ha proseguito il prefetto Mariani – proprio l’episodio criminoso dei giorni scorsi è avvenuto all’interno di una discoteca, luogo al di fuori del possibile controllo, segno, come dicevo prima, che il problema ha radici più profonde”.

Da più voci è stata invocata la presenza dell’Esercito, come fu nel 1992 con l’“Operazione Vespri Siciliani”. “Quella – ha detto ancora Mariani – è stata una stagione drammatica e terrificante che ha segnato la storia di tutto il nostro Paese. La capacità dello Stato, per gli attuali episodi, è adeguata e mi auguro, nei prossimi mesi, di poterne parlare anche presentando i primi risultati derivanti dal lavoro che stiamo facendo con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che, proprio in questo periodo, ho convocato a ritmo stringente”.

Ora il prossimo evento da porre sotto monitoraggio è quello del Capodanno perché l’appuntamento clou è la presenza di Elodie, artista che richiamerà a Palermo un pubblico anche extra regionale: “Anche da questo punto di vista stiamo definendo un piano d’interventi adeguati all’entità dell’evento con l’obiettivo di assicurare un capodanno gioioso e senza incidenti di sorta”.

In chiusura il prefetto Mariani ha tenuto a precisare che “la presenza massiccia di spaccio di crack inevitabilmente riporta alla memoria quanto avveniva a Palermo negli anni Settanta, quando il mercato degli stupefacenti distribuiva facilmente eroina o cocaina. L’operazione di contrasto è più ampia e s’inserisce in un piano più complesso e nazionale e voglio ricordare solamente le tonnellate di sostanze stupefacenti che sono regolarmente sequestrate al porto di Gioia Tauro e, contestualmente, quelle che non riusciamo a sequestrare”.

Mariani ha già iniziato “con scarpe comode, senza cravatta e la guida del Touring in mano” a girare per la città, una città che intende conoscere al meglio proprio per poterne capire le dinamiche e poter elaborare quanto sia necessario esperire per riportare Palermo all’interno dei confini della legalità.

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