I consiglieri comunali di Palermo depositano un’interrogazione al sindaco, Roberto Lagalla, per chiarire l’operazione che l’Amministrazione intende realizzare con la Grand Stand Arena che il Comune di Roma dismette e della quale è previsto il posizionamento in viale Diana a Palermo, presso il Parco della Favorita. Si tratta di un’operazione di 6 milioni di euro che “solleva interrogativi gravi sotto il profilo giuridico, economico, urbanistico e politico e che rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove, secondo una logica che nulla ha a che fare con la rigenerazione sociale e molto con una visione coloniale del Mezzogiorno” come dicono i consiglieri Antonino Randazzo, Giulia Argiroffi, Massimo Giaconia, Fabio Giambrone, Mariangela Di Gangi, Franco Miceli, Fabio Teresi, Concetta Amella , Carmelo Miceli, Rosario Arcoleo, Teresa Piccione, Alberto Mangano, Ugo Forello e Giuseppe Miceli
Il progetto di riqualificazione non condiviso
“Il progetto – spiegano le opposizioni – viene impropriamente ricondotto al decreto-legge ‘Modello Caivano’ e il suo commissario, che individua in modo chiaro e tassativo, per Palermo, il solo quartiere Borgo Nuovo come area destinataria degli interventi. La Favorita non è una periferia degradata: è un parco urbano centrale, sottoposto a stringenti vincoli paesaggistici e monumentali. Forzare questo quadro normativo significa piegare la legge a un’operazione politicamente discutibile”. Grave inoltre la natura dell’impianto: “una struttura usata, realizzata nel 2018 per un utilizzo temporaneo, con una vita utile stimata di 20 anni, già parzialmente deprezzata e della cui dismissione anticipata a Roma non sono state chiarite le reali motivazioni. Palermo dovrebbe spendere milioni di euro per acquistare, smontare, trasportare e rimontare un bene di cui non è stata certificata né la reale convenienza economica né la sostenibilità futura”.
“Lo stesso ragioniere generale del Comune – dicono ancora i consiglieri di opposizione – segnala rischi evidenti: assenza di un piano economico-finanziario, incertezza sui costi di gestione, mancanza del parere della Soprintendenza, possibilità concreta che l’opera non sia realizzabile. Tutto questo mentre il Comune è sottoposto a piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Questa operazione racconta una precisa impostazione culturale e politica: Palermo non come città da valorizzare, ma come luogo dove collocare ciò che altrove non serve più – concludono -. Una logica che richiama da vicino la visione della Lega e del governo nazionale, che esportano al Sud modelli emergenziali, strutture usate e soluzioni calate dall’alto, mentre le vere periferie restano prive di interventi strutturali. Palermo non ha bisogno di diventare la pattumiera d’Italia, ma di politiche serie, coerenti e rispettose del territorio e dei suoi cittadini”.

