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Palermo, progetto Grand Stand Arena: l’opposizione non ci sta

Palermo, progetto Grand Stand Arena: l’opposizione non ci sta
Parco della Favorita di Palermo

Forte critica dell’opposizione verso la delibera di Giunta, approvata lo scorso 30 dicembre, sull’impianto della Grand Stand Arena dal Foro Italico di Roma al Parco della Favorita

I consiglieri comunali di Palermo depositano un’interrogazione al sindaco, Roberto Lagalla, per chiarire l’operazione che l’Amministrazione intende realizzare con la Grand Stand Arena che il Comune di Roma dismette e della quale è previsto il posizionamento in viale Diana a Palermo, presso il Parco della Favorita. Si tratta di un’operazione di 6 milioni di euro che “solleva interrogativi gravi sotto il profilo giuridico, economico, urbanistico e politico e che rischia di trasformare Palermo nell’ennesima destinazione finale di strutture dismesse altrove, secondo una logica che nulla ha a che fare con la rigenerazione sociale e molto con una visione coloniale del Mezzogiorno” come dicono i consiglieri Antonino Randazzo, Giulia Argiroffi, Massimo Giaconia, Fabio Giambrone, Mariangela Di Gangi, Franco Miceli, Fabio Teresi, Concetta Amella , Carmelo Miceli, Rosario Arcoleo, Teresa Piccione, Alberto Mangano, Ugo Forello e Giuseppe Miceli

Il progetto di riqualificazione non condiviso

“Il progetto – spiegano le opposizioni – viene impropriamente ricondotto al decreto-legge ‘Modello Caivano’ e il suo commissario, che individua in modo chiaro e tassativo, per Palermo, il solo quartiere Borgo Nuovo come area destinataria degli interventi. La Favorita non è una periferia degradata: è un parco urbano centrale, sottoposto a stringenti vincoli paesaggistici e monumentali. Forzare questo quadro normativo significa piegare la legge a un’operazione politicamente discutibile”. Grave inoltre la natura dell’impianto: “una struttura usata, realizzata nel 2018 per un utilizzo temporaneo, con una vita utile stimata di 20 anni, già parzialmente deprezzata e della cui dismissione anticipata a Roma non sono state chiarite le reali motivazioni. Palermo dovrebbe spendere milioni di euro per acquistare, smontare, trasportare e rimontare un bene di cui non è stata certificata né la reale convenienza economica né la sostenibilità futura”.

“Lo stesso ragioniere generale del Comune – dicono ancora i consiglieri di opposizione – segnala rischi evidenti: assenza di un piano economico-finanziario, incertezza sui costi di gestione, mancanza del parere della Soprintendenza, possibilità concreta che l’opera non sia realizzabile. Tutto questo mentre il Comune è sottoposto a piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Questa operazione racconta una precisa impostazione culturale e politica: Palermo non come città da valorizzare, ma come luogo dove collocare ciò che altrove non serve più – concludono -. Una logica che richiama da vicino la visione della Lega e del governo nazionale, che esportano al Sud modelli emergenziali, strutture usate e soluzioni calate dall’alto, mentre le vere periferie restano prive di interventi strutturali. Palermo non ha bisogno di diventare la pattumiera d’Italia, ma di politiche serie, coerenti e rispettose del territorio e dei suoi cittadini”.