Sono undici in totale le città italiane candidate al momento per ospitare gli Europei di calcio del 2032 che l’Italia dovrà organizzare insieme alla Turchia. Al Sud, insieme allo stadio “Maradona” di Napoli, “San Nicola” di Bari e “Sant’Elia” di Cagliari, c’è anche il “Renzo Barbera” di Palermo. Alla fine, la FIGC dovrà presenterà alla UEFA una lista definitiva di cinque stadi entro il luglio 2026. E proprio allora la candidatura dell’impianto palermitano potrebbe venir meno per gli evidenti deficit strutturali che lo contraddistinguono.
Lo stesso stadio non sembra più essere all’altezza neppure delle ambizioni della nuova proprietà targata City Football Group, che ha deciso adesso di accelerare su due fronti: o la ristrutturazione del “Renzo Barbera”, per rendere credibile anche la candidatura di Palermo quale città ospitante, o la costruzione di un nuovo impianto, più moderno. Di questo si è parlato lo scorso 22 gennaio in città. Ma procediamo con ordine.
Palermo, lo stadio che non basta più
Il futuro del Palermo passa da un luogo che oggi non è più all’altezza delle ambizioni del club né delle esigenze di una città che chiede infrastrutture moderne, inclusive e capaci di produrre valore oltre i novanta minuti della partita. Il “Renzo Barbera”, simbolo sportivo e architettonico del capoluogo siciliano, si trova davanti a un bivio tecnico, politico, urbanistico e anche di possibilità di rilancio economico per il futuro del capoluogo.
Il City Football Group, proprietario del Palermo FC, ha deciso di accelerare su una questione rimasta per anni sospesa tra annunci e interventi tampone: restyling completo dell’impianto o realizzazione di un altro stadio in grado di ospitare i grandi eventi internazionali. Il documento di fattibilità delle alternative progettuali, redatto dallo studio Populous e presentato al Comune di Palermo proprio lo scorso 22 gennaio, segna un passaggio decisivo in questa fase ancora interlocutoria.
Il progetto preliminare mette nero su bianco le criticità strutturali dell’impianto esistente e individua possibili traiettorie di trasformazione dell’area di viale del Fante. Da quelle pagine emerge con chiarezza un giudizio netto: così com’è, il “Barbera” non è più compatibile con le esigenze sportive, economiche e sociali di un club che ambisce a consolidarsi nel calcio moderno, tra capacità di produzione di ricavi, attrattività internazionale e ricadute urbane per l’intera comunità.
La questione coinvolge in maniera diretta il Comune, proprietario dell’impianto e chiamato a decidere se e come accompagnare una trasformazione che ridisegnerebbe una porzione significativa della città. Coinvolge la cittadinanza, che vive quotidianamente i disagi legati alla viabilità, alla carenza di servizi e all’uso intermittente di un’area strategica, oggi attiva quasi esclusivamente nei giorni di incontri casalinghi.
Il giudizio di Populous sul Barbera di oggi: un impianto fuori standard
Nel documento di fattibilità, Populous dedica ampio spazio alla descrizione dello stato attuale dello stadio e delle sue aree di contorno. Il quadro che ne emerge è quello di una struttura che ha subito nel tempo interventi frammentati, privi di una visione complessiva. L’impiantistica risulta disomogenea, con sistemi non integrati tra loro, frutto di aggiustamenti successivi che hanno risolto singole criticità senza affrontare il problema in modo strutturale.
Questo approccio ha prodotto un aumento dei costi di manutenzione, una riduzione dell’efficienza energetica complessiva e un livello di sicurezza e comfort distante dagli standard internazionali richiesti oggi per gli impianti sportivi di nuova generazione. L’accessibilità rappresenta uno dei nodi più critici. La configurazione attuale limita l’uso degli spazi superiori e non garantisce condizioni adeguate per persone con disabilità, per gli anziani e per le famiglie con bambini.
La dotazione di servizi igienici è giudicata insufficiente in quasi tutti i settori, con l’eccezione dell’area ospiti, dove i servizi risultano appena adeguati agli standard minimi. Sono elementi che incidono direttamente sull’esperienza dello spettatore e che, nel calcio contemporaneo, rappresentano fattori determinanti per l’attrattività di uno stadio.
A queste criticità strutturali si aggiungono quelle legate al contesto urbano. Le chiusure temporanee di viale del Fante e di via Ninni Cassarà nei giorni di gara determinano uno spostamento del traffico su viale Croce Rossa e via De Gasperi, con situazioni di saturazione che si traducono in congestione, sosta abusiva e difficoltà per la circolazione pedonale. Anche le aree di parcheggio risultano insufficienti, con un impatto negativo sulla qualità della vita dei residenti e sulla fruibilità complessiva dell’area.
Il documento di fattibilità e il confronto con il Comune
Il Docfap elaborato da Populous porta la data del 23 dicembre 2025 ed è stato oggetto di una conferenza di servizi preliminare tenutasi lo scorso 22 gennaio presso il Comune di Palermo. In quella sede sono state discusse quattro alternative progettuali per il futuro dell’impianto di viale del Fante. Il confronto ha portato a una prima scrematura delle ipotesi, con l’esclusione delle soluzioni che prevedevano interventi minimi sull’esistente, ritenute non adeguate alle esigenze sportive e finanziarie del club. Due gli scenari credibili rimasti al vaglio della politica.
Chi ha investito e tanto dal punto di vista finanziario e sportivo nel capoluogo siciliano è stato il City Football Group: dai nuovi campi di allenamento a una formazione ulteriormente rinforzata durante la sessione invernale di calciomercato – e in grado in questa stagione di sognare il ritorno nella massima serie grazie all’attuale quarto posto in classifica, in piena zona playoff e a soli tre punti dalla promozione diretta.
La questione stadio è dunque centrale nella strategia di sviluppo del Palermo FC. Non si tratta di un investimento isolato, ma di un tassello di un modello di business che vede nello stadio un asset capace di generare ricavi continui attraverso attività commerciali, eventi, servizi e spazi fruibili tutto l’anno. È una filosofia già sperimentata in altre città del network CFG, dove gli impianti sportivi sono diventati poli multifunzionali, integrati nel tessuto urbano e capaci di attrarre flussi di visitatori anche al di fuori delle partite.
Il “Renzo Barbera”, nella sua configurazione attuale, non consente di sviluppare pienamente questo modello. Gli interventi realizzati negli ultimi anni, pur migliorativi sotto alcuni aspetti, non hanno risolto le criticità strutturali e non hanno trasformato l’area in uno spazio urbano vivo e continuo.
Il documento Populous evidenzia la necessità di superare la logica dello stadio come luogo episodico, per immaginare una cittadella dello sport e dei servizi capace di dialogare con il parco della Favorita, con il sistema di Monte Pellegrino e con le altre strutture sportive presenti nell’area, dall’ippodromo alla piscina comunale, dal circolo del tennis al parco avventura.
Le alternative progettuali: il bivio tra conservazione e rifondazione
Nel Documento di fattibilità delle alternative progettuali elaborato da Populous per il Palermo FC, la questione dello stadio viene affrontata come un problema strutturale e non come una semplice operazione di maquillage architettonico. Le ipotesi messe in campo, discusse nella conferenza di servizi preliminare al Comune di Palermo, partono tutte da una constatazione di fondo: il “Barbera”, nella sua configurazione attuale, non è più in grado di sostenere gli obiettivi sportivi ed economici del club né di generare benefici urbani continuativi per la città.
Le soluzioni che prevedevano interventi minimi sull’impianto esistente sono state accantonate perché giudicate incapaci di colmare il divario con gli standard richiesti dal calcio contemporaneo. Si tratta di una scelta non solo tecnica, ma politica, perché implica la rinuncia a una linea di intervento prudente in favore di un ripensamento radicale del ruolo dello stadio nel tessuto urbano palermitano. Il Comune, nel corso del confronto preliminare, ha espresso l’orientamento a non prendere in considerazione opzioni che si limitino a prolungare la vita di un impianto strutturalmente inadeguato.
La discussione si è quindi concentrata sulle alternative che prevedono un intervento profondo sull’area di viale del Fante o, in via teorica, la realizzazione di un nuovo stadio in un sito differente. Quest’ultima ipotesi, che individuava l’area dell’ippodromo come possibile sede, è stata riconosciuta dagli stessi progettisti come potenzialmente percorribile solo a fronte di un complesso processo di allineamento istituzionale.
La presenza di una concessione in essere e il coinvolgimento delle categorie legate alle competizioni ippiche rendono infatti questa opzione incompatibile con i tempi di progetto desiderati dal club. L’ipotesi che oggi appare più avanzata è invece quella che punta alla trasformazione radicale del Renzo Barbera, con un intervento architettonico capace di ridefinire l’immagine dell’impianto e di rifunzionalizzare l’area circostante.
Anche Populous descrive questa opzione come quella con il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività e per l’ambiente, sottolineando la possibilità di intervenire sul volume dello stadio per creare un nuovo punto di riferimento urbano, in grado di dialogare con la storia e con la stratificazione culturale di Palermo. L’obiettivo dichiarato è quello di superare l’idea dello stadio come recinto chiuso, per costruire uno spazio permeabile, attivo tutto l’anno e integrato con il sistema di spazi verdi e di attrezzature sportive che circondano l’impianto.
I vincoli che non si possono aggirare
Ogni ipotesi di trasformazione del Barbera deve fare i conti con due vincoli che Populous individua come non negoziabili. Il primo riguarda la relazione visiva con Monte Pellegrino, che per gli spettatori seduti in tribuna rappresenta un fondale identitario di valore paesaggistico. La vista del promontorio non è un elemento accessorio, ma parte integrante dell’esperienza dello stadio e del paesaggio urbano palermitano. Qualsiasi intervento architettonico dovrà quindi essere progettato in modo da non compromettere questa percezione, pena la perdita di uno dei tratti distintivi del luogo.
Il secondo vincolo è di natura monumentale e riguarda la facciata originaria dello stadio, risalente al 1932, quando l’impianto venne realizzato come Stadio Littorio. Questa porzione è sottoposta a tutela e impone un approccio conservativo che salvaguardi l’identità e l’integrità materica dell’opera. La presenza di questo vincolo introduce un elemento di complessità ulteriore nel progetto, perché obbliga a un dialogo tra nuovo e antico che non può essere risolto con una semplice sostituzione dell’esistente. È una questione che chiama in causa non solo gli architetti, ma anche la Soprintendenza e gli organi di tutela, con un impatto diretto sui tempi e sulle modalità di realizzazione dell’intervento.
Uno degli aspetti più innovativi del progetto Populous riguarda il rapporto tra lo stadio e il suo contesto ambientale. Il documento insiste sulla necessità di costruire connessioni fisiche e percettive con il Parco della Favorita e con il sistema di spazi verdi che gravitano attorno all’impianto. L’area dello stadio viene immaginata come una cerniera tra il tessuto urbano e il paesaggio naturale di Monte Pellegrino, con la creazione di spazi pubblici che possano essere fruiti anche in assenza di eventi sportivi.
Le proposte paesaggistiche prevedono la realizzazione di due nuove polarità urbane all’esterno dell’impianto, destinate a diventare luoghi di aggregazione quotidiana. Una, collocata tra viale del Fante e piazzale Enrico La Loggia, è pensata come uno spazio attivo anche nei giorni senza partite, con funzioni di servizio, aree per eventi e attività per i cittadini.
L’altra, in asse con via Ninni Cassarà, è concepita come principale accesso allo stadio, in grado di organizzare i flussi pedonali e di creare una soglia urbana riconoscibile. L’idea di fondo è quella di trasformare l’area in un nuovo polo civico, capace di offrire servizi al quartiere e di contribuire alla sicurezza urbana attraverso una presenza continua di persone e funzioni.
I modelli internazionali
Il progetto per Palermo si inserisce in una tradizione progettuale che Populous ha sperimentato in contesti internazionali molto diversi. Lo studio americano richiama esplicitamente il modello dell’Allianz Field di Saint Paul, lo stadio del Minnesota United inaugurato nel 2019, come esempio di integrazione tra impianto sportivo e spazio pubblico.
In quel caso, la copertura dello stadio svolge anche una funzione ambientale, raccogliendo l’acqua piovana in un sistema centralizzato per il riutilizzo, un principio che Populous propone di adattare al contesto palermitano, in un’ottica di sostenibilità idrica ed energetica.
Un altro riferimento è la Riverside Stand del Craven Cottage di Londra, lo stadio del Fulham, dove una tribuna multifunzionale affacciata sul Tamigi è stata trasformata in uno spazio aperto quotidianamente, con attività commerciali e servizi. L’elemento di interesse, in questo caso, non è la specificità geografica del fiume, assente a Palermo, ma il principio di apertura dello stadio alla città.
Costi, tempi e l’ombra di Euro 2032
Le ipotesi di intervento sul Barbera si collocano in una forbice di investimento che, secondo le stime preliminari, potrebbe oscillare tra i 200 e i 350 milioni di euro, a seconda dello scenario progettuale che verrà scelto. La capienza del nuovo impianto, nella configurazione più ambiziosa, si attesterebbe tra i 30 e i 36 mila posti, un dato che consentirebbe a Palermo di rientrare nei parametri richiesti per ospitare eventi di rilievo internazionale.
Nel cronoprogramma orientativo contenuto nel Docfap, la conclusione dei lavori è ipotizzata per il 2031. Una data che non è casuale, perché si colloca in prossimità degli Europei di calcio del 2032. Durante le sue visite palermitane, il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha sottolineato più volte la necessità di dotare la città di un impianto all’altezza degli standard europei. Ma tra Comune e Palermo Fc è già scontro istituzionale.
Comune e Palermo Fc: prospettive divergenti
Negli scorsi giorni, subito dopo la presentazione del progetto e le prime reazioni politiche, è andato in scena uno scontro a distanza tra la società proprietaria della squadra di calcio e l’amministrazione comunale. Al centro dello scontro, secondo Palazzo delle Aquile, l’insostenibilità del progetto presentato da Populous.
Il Comune di Palermo ha trasmesso al Palermo Calcio una serie di rilievi sul Documento di fattibilità delle alternative progettuali, chiedendo integrazioni e chiarimenti su più fronti: completezza della documentazione tecnica, definizione delle opzioni progettuali, cronoprogramma degli interventi, valutazione costi-benefici e impostazione del piano economico-finanziario.
La società rosanero replica rivendicando la correttezza dell’impianto istruttorio. Il dossier di 167 pagine, inviato a Palazzo delle Aquile il 23 dicembre, viene definito conforme alla normativa e coerente con il livello preliminare della fase in cui si colloca l’iter.
Nel merito, il club ribadisce che l’ipotesi di riferimento resta la realizzazione di un nuovo stadio con capienza fino a 40 mila spettatori, concepito come infrastruttura polifunzionale: non solo calcio, ma anche spazi a vocazione commerciale e culturale, con l’intervento di riqualificazione dell’area dell’ex sala stampa di Italia ’90, adiacente all’attuale impianto.
Sui tempi, la società avverte che soluzioni fondate su interventi minimi, a carico dell’ente pubblico, non sarebbero in grado di garantire gli standard richiesti dalla Uefa. Un’impostazione che, secondo il club, rischierebbe di compromettere la candidatura di Palermo in vista di Euro 2032.
Quanto ai costi, il Palermo Calcio segnala che le stime disponibili sono condizionate dall’assenza di una documentazione tecnica storica completa sull’impianto. L’analisi costi-benefici di dettaglio e il piano economico-finanziario, viene precisato, saranno sviluppati nelle fasi successive della progettazione. Nel frattempo, la società conferma la disponibilità al confronto con le istituzioni e sollecita la convocazione della conferenza dei servizi per avviare un pass toggle istituzionale strutturato sul destino del “Barbera”.
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