L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice dà una carezza paterna allo Zen ma scuote Palermo, la politica e la cittadinanza. L’alto prelato, come annunciato nei giorni scorsi, oggi ha celebrato messa nella chiesa di San Filippo Neri in occasione dell’Epifania, nella parrocchia guidata da padre Giovanni Giannalia presa di mira più volte da colpi di arma da fuoco.
E nella sua omelia non ha risparmiato critica e autocritica invitando sostanzialmente tutti per gli errori (di valutazione, di gestione, di politiche) del passato a riflettere e a fare la propria parte, ringraziando chi già lavora duramente per migliorare il quartiere periferico nel capoluogo siciliano e al tempo stesso esortando i violenti a smetterla con la delinquenza e a cambiare vita, a ripatire. E dare una risposta anche ai tanti abitanti dello Zen che vogliono fatti concreti come esposto in uno striscione apparso all’esterno della chiesa.
Oltre 200 persone, infatti, hanno preso parte al sit-in convocato dalle associazioni del quartiere di fronte la parrocchia San Filippo Neri. Davanti all’ingresso uno striscione con appunto il messaggio chiaro: “Vogliamo fatti concreti”.
Lorefice: “Violenza allo Zen? È risposta a segnali di rinascita”
Monsignor Lorefice al suo arrivo ha sottolineato: “Ci sono già grandi segni di rigenerazione, anche per questo ci sono segnali di violenza. Ci sono segnali importanti, ci stiamo ritrovando diverse volte qui, sta partendo un messaggio, forse per questo ci sono segnali di violenza. Andiamo avanti con grande forza, uniti. Serve dare coraggio ai cittadini di questo quartiere che bisogna sostenere. Se c’è anche il Signore con noi siamo più forti”.

“Politica lontana dai problemi della gente, ci vogliono scelte definitive”
L’arcivescovo prosegue e non risparmia critiche e autocritiche: “Non possiamo, a cominciare da chi vi sta parlando, renderci presenti solo nei momenti di tensione e poi far calare tutto nel dimenticatoio si tratta di uno sguardo, di uno sguardo vero e qui c’è tutto l’appello oggi anche alle forze politico-amministrative, la città si governa a partire dalle realtà più fragili perché sennò la città non sarà mai libera, né al centro né nelle periferie, non vinceremo mai questo senso di sopraffazione”.
Lorefice prosegue: “Ci vogliono delle scelte definitive, chiare e qui c’è un appello: dobbiamo ritornare al vero senso della politica, quello che ci chiede la Costituzione italiana, onorare le istituzioni. Più le istituzioni sono fragili e deboli, più le forze malavitose prendono il sopravvento”.
È stato chiesto al capo della chiesa palermitana ma cosa è mancato in questi anni? “Quello che manca è un ripensamento reale della città, a partire dai quartieri più fragili – ha risposto l’arcivescovo -. La politica esiste perché ogni cittadino deve ritornare a essere il centro della città e se ci sono cittadini marginali bisogna ripartire da lì e forse questo è quello che deve ripensare la politica. A volte assistiamo anche a diatribe che sono ben lontane dai problemi reali della gente, molte volte si mette l’accento su problemi che non sono quelli che riguardano gli uomini e le donne che abitano le nostre città”.
E ancora: “Non è supponenza la mia, è solo un impegno che dobbiamo chiedere a quanti si assumono il compito di servire la città perché sennò è chiaro che si perde l’orizzonte umano del vissuto delle città”, ha continuato.
Poi messaggio di speranza: “Ci sono segnali importanti, ci stiamo ritrovando diverse volte qui, sta partendo un messaggio, forse per questo ci sono segnali di violenza. Andiamo avanti con grande forza, uniti. Serve dare coraggio ai cittadini di questo quartiere che bisogna sostenere. Se c’è anche il Signore con noi siamo più forti”.
“La violenza dimostra debolezza”
Monsignor Lorefice ribadisce la sua posizione già venuta fuori dopo i vili atti intimidatori verso l’edificio di culto. L’arcivescovo del capoluogo siciliano ha sottolineato infatti: “Noi abbiamo stima e vogliamo bene a questa gente, gli vogliamo essere accanto, ma serve farlo anche con chiarezza di idee e con grande coraggio. Questi eventi di violenza, che possono sembrare intimidatori, dimostrano debolezza, dimostrano che in questo quartiere c’è gente, c’è una comunità cristiana, c’è un’associazione che porta avanti il loro lavoro a testa alta. Noi vogliamo camminare con loro”.
E inoltre: “Anzi, chiediamo a chi ha responsabilità che ci sia anche una progettualità per la rigenerazione del quartiere, con grande chiarezza di idee, con determinazione, con fatti e non solo con parole”. Così l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, che questa sera ha celebrato una messa nella chiesa San Filippo Neri dello Zen, dopo i recenti fatti di cronaca che hanno interessato il quartiere palermitano.
“Chi spara è un meschino e un codardo, convertitevi a Dio”
Poi la ferma condanna contro chi usa le armi ricordando anche i tragici fatti di cronaca che hanno sconvolto Palermo nell’ultimo anno fino a pochissimi giorni fa.
“Chi spara allo Zen o a Monreale – sostiene – all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei ‘piccioli’ frutto di traffici illeciti e criminali. Convertitevi a Dio”.
Poi esorta: “Cambiate vita se no sarete solo dei perdenti. Dei falliti. Dei fuggiaschi che non possono venire alla luce del sole. Siete costretti a vagare nella notte. Siete sagome, ombre gonfiate”.
“Anche la politica ha responsabilità”
Corrado Lorefice, nella sua omelia torna sulle responsabilità: “Allo Zen si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Tutti. Perché lo Zen è frutto di scelte precise. A cominciare dall’abbandono in atto dell’esercizio della democrazia partecipativa. Ne è un segnale puntuale la massiccia mancata partecipazione al voto”.
Dopo l’autocritica anche la critica: “Frutto di una politica di ieri e di oggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. Di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri. Che concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose. E che cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni”.
“Lo Zen quartiere-ghetto creato da noi”
Lorefice ribadisce: “Abbiamo creato noi i quartieri-ghetto. Abbiamo permesso noi lo scempio, qui accanto a questa chiesa di S. Filippo Neri: l’aborto di una piazza – luogo di incontro dei cittadini – diventato da decenni mondezzaio a servizio della malavita organizzata, spazio della bruttezza che rende bruti”.
Poi parole di conforto verso chi lavora per cambiare il quartiere: “Ringraziamo i presidi delle Istituzioni che ferialmente abitano, vivono e sposano le ferite di questo martoriato quartiere: le Scuole e le Forze dell’ordine e di Polizia urbana, la Parrocchia e le Comunità religiose, le Associazioni di volontariato e tutte le realtà presenti che si spendono con i fatti e non a parole”.

