La vera pandemia di questo nostro Paese è l'ipocrisia - QdS

La vera pandemia di questo nostro Paese è l’ipocrisia

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La vera pandemia di questo nostro Paese è l’ipocrisia

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mercoledì 10 Marzo 2021 - 09:56

La vera pandemia di questo nostro Paese è l’ipocrisia. Ed è purtroppo un virus a cui nessuno pensa per un eventuale vaccino. Lo stupore suscitato per la consulenza McKinsey da parte di vari esponenti politici è pari solo alla constatazione del fallimento di buona parte delle classi dirigenti. Da anni per tutti i dossier importanti della Cassa Depositi o del Tesoro sono in atto contratti con le maggiori società di consulenza del mondo. Ma l’ipocrisia è pervasiva in ogni aspetto del Belpaese. Lo vediamo con le corse al privilegio vaccinale, in cui ogni corporazione si ammanta dello stato di necessità. I sindaci sono più o meno necessari dei presidenti di regione, di cui qualcuno già vaccinato, o del presidente della Repubblica? O di magistrati o professori universitari?

Al capezzale del Paese dotti, giudici e sapienti come nella canzone di Bennato. D’altra parte l’Italia è il Paese delle canzonette. Vi è sempre una mancanza di gravità anche nei momenti più bui.

Come nel caso della parità di genere. Dopo una giornata di interventi delle massime autorità, sulla difficile e non vinta battaglia di genere, Rai1 in serata manda in onda, non un film su una donna che si è distinta, ma su un commissario di mezz’età, in piena crisi, che convince una giovane collega a perdere il treno del suo futuro professionale per dare un’ultima chance alla sua senile virilità.

E vogliamo parlare dell’ipocrisia del tentativo del più grande partito della sinistra, dopo il Big Ben, che per ritrovare la verginità affidando per pochi mesi la reggenza a un catartico volto femminile, per poi votare un solido e solito Maschio per la successione a Zingaretti?

E il j’accuse quotidiano su Arcuri, l’ex uomo della provvidenza, senza che nessuno si scandalizzi di come mai era successo tutto il can can di faccende e faccendieri, senza che si parli di chi lo aveva nominato e protetto. Nessuno vedeva e nessuno interveniva. Organi di vigilanza, Corte dei Conti, non pervenuti.

L’Italia in pandemia scopre che non abbiamo vaccini italiani, dopo aver mandato all’estero, per impraticabilità di campo scientifico, tutti i nostri giovani ricercatori. Per miopia di investimenti in ricerca e per salvaguardare l’accesso ai garantiti di questo sistema.

Ognuno indica nell’altro il capro espiatorio, considerandosi puro per nascita o appartenenza. Siamo arrivati a centomila morti di Covid19. Anche per non aver messo in campo misure di lockdown più severe, come in altri Paesi, nella seconda ondata. Tutto questo in un ipocrita balletto di responsabilità.

L’ipocrisia uccide più dei virus.

Gatto Silvestro

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