Cotone, colza, carinata, camelina, lino e cartamo. Sono le colture che verranno inserite tra i filari dell’ennesimo grande impianto fotovoltaico che dovrebbe essere realizzato in Sicilia. Ancora una volta la zona scelta è quella a cavallo tra le province di Catania ed Enna. In questo caso i terreni scelti – tutti catastalmente inquadrati come aree a verde e agricole – ricadono nei territori di Ramacca, Mineo e Aidone.
La società proponente è la Nereidi srl, con sede a Milano. “Oggi la generazione di energia da fonte rinnovabile fotovoltaica non necessita più di un sistema di incentivazione dedicato, ma è di per sé concorrenziale rispetto al costo del kilowattora generato con centrali tradizionali, unicamente vendendo il kilowattore generato sul mercato dell’energia. Lo sfruttamento di questa tecnologia di generazione rivestirà infatti un ruolo centrale nella transizione energetica in corso nel contesto nazionale”, si legge in una delle relazione presentate al ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo energetico dove attualmente è in corso la verifica dell’attuazione delle prescrizioni precedentemente disposte all’azienda per sviluppare il progetto.
La scelta dei terreni agricoli
Nella grande transizione energetica in cui l’Italia – e specialmente il Sud – riveste un ruolo non secondario, considerato l’elevatissimo numero di progetti che sono stati presentati nelle regioni del Meridione, quasi sempre da società che hanno sede all’estero o al Nord, l’attenzione è rivolta allo sfruttamento dei terreni agricoli.
La normativa in vigore non impone particolari vincoli all’installazione dei pannelli solari nei campi lasciati a seminativo o destinate a colture non ritenute di pregio. E questo nonostante sulla carta la precedenza dovrebbe essere data alle aree industriali.
“Sarà preferibile collocare tali impianti di generazione in contesti territoriali già compromessi da interventi antropici, quali aree cosiddette brownfield, o su tetti e coperture di edifici. Si ritiene tuttavia poco realistica, se non addirittura utopistica, la possibilità di installare una potenza di 30 gigawatt su sole coperture o aree industriali, senza quindi interessare terreni agricoli”, viene riportato nella relazione dove si fa riferimento all’obiettivo di arrivare entro il 2030 a una potenza installata, tramite fotovoltatico, di 50 gigawatt.
Fissate queste condizioni, sempre più aziende tendono a rendere più accettabile l’occupazione dei terreni proponendo progetti di agrivoltatico.
“Un sistema integrato di produzione agricola ed industriale, che permette di conservare la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale sul sito di installazione, garantendo, al contempo, una efficiente produzione energetica da fonti rinnovabili”, si legge nella relazione dove vengono elencati i benefici di questa soluzione: contrastare la desertificazione e la riduzione di superfici destinate all’agricoltura, ridurre il consumo di acqua grazie all’ombreggiamento causato dai moduli fotovoltaici e contrastare il cosiddetto effetto lago, ovvero l’effetto ottico che porta gli uccelli a scambiare le distese di pannelli solari per uno specchio d’acqua.
La selezione delle colture
La realtà tuttavia dice che coltivare tra i pannelli non è così semplice o comunque spinge a dover tenere conto di un’ambientazione che non è ideale. Si tratta sempre di compromessi.
L’impianto, ribattezzato Limone, avrà una potenza complessiva di oltre 106 megawatt e sarà diviso in undici sottocampi.
Complessivamente saranno interessati oltre duecento ettari, dei quali 126 all’interno dell’area che sarà recintata. Il numero di moduli fotovoltaici supererà i 178mila mentre 29 saranno le cabine di trasformazione. Il progetto prevede poi l’allaccio con l’elettrodotto di Terna che è in fase di realizzazione e che collegherà Chiaramonte Gulfi a Ciminna.
“Per quanto riguarda i criteri di scelta delle essenze da impiegare, ci si è orientati verso l’utilizzo di specie produttive comuni nelle campagne siciliane”, si legge.
Dando un’occhiata alla relazione agronomica, si trovano riferimenti a studi condotti in Germania per stabilire quali colture si adattano alle particolari condizioni ambientali dettati dalla riduzione della radiazione luminosa a ridosso dei pannelli fotovoltaici.
Tra le colture dichiarate non adatte, perché hanno bisogno di tanta luce, ci sono il frumento, il farro, il mais, gli alberi da frutto, la zucca, il miglio e il cavolo. Risultano poco adatte anche cavolfiore, barbabietola da zucchero e barbabietola rossa.
Quelle che invece potrebbero crescere bene senza risentire dell’eccessiva ombra sono segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano e finocchio.
Nei terreni di Ramacca, Mineo e Aidone verranno però preferite altre colture. A parte il cotone e il lino, che hanno impiego nel settore tessile, si tratta per colza, carinata, camelina e cartamo di specie utili alle api fornendo loro polline e nettare.
La proprietà di Nereidi
La società proponente ha sede in corso Buenos Aires a Milano ed è di proprietà al 60 per cento di Ipc Sicilia, a propria volta facente parte del gruppo olandese Sonnedix, e al 40 per cento di Flying Carpet. Quest’ultima ha sede a Siracusa ed è controllata dalla milanese Investment Capital Solutions, società per azioni attiva nel settore del collaudo e delle analisi tecniche le cui quote sono in mano ad Antonio Cammalleri, 69 anni, e Riccardo Cammalleri, di 39.
I due, residenti ad Augusta, sono titolari di diverse società che hanno come oggetto la produzione di energia elettrica e i cui nomi rimandano al mondo agricolo: Vigna, Limuni, Nucidda, Zafferanu, Ficupala, Alivu.
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