Parole allo sbaraglio - QdS

Parole allo sbaraglio

Pino Grimaldi

Parole allo sbaraglio

sabato 18 Maggio 2019 - 00:00

Destutt de Tracy nel 1796, in Francia, non avrebbe di certo immaginato che il termine da lui coniato “ideologie” per indicare una nuova scienza per studiare l’origine delle idee avrebbe determinato il guazzabuglio che ora ha finito con l’avere!

In effetti creò problemi fin dall’inizio. Bonaparte sparò a zero, Marx, Engels e prima Hegel la fuorviarono ad abundantiam, si dovette aspettare, agli inizi del ‘900, il buon Pareto per vederne una definizione neutra: “teoria non scientifica che si valuta per la forza di persuasione e la utilità sociale”.
Ben distante dall’intento del suo creatore, ma accettabile perché i due fattori “persuasione” ed “utilità” fan da padroni nella calata del termine nella pratica corrente come presupposti teorici di fini ideali di un partito, movimento, organizzazione.

Con queste premesse parrebbe che chi afferma di seguire una ideologia da trasporre nella pratica della vita sociale – dunque dei cittadini – possa farlo senza turlupinare alcuno. Di fatto con sguardo satellitare dai tempi di Destutt de Tracy ci si accorge che alcuni hanno preferito parlare di filosofia (Gentile-Croce), altri l’hanno usata come “tipo di struttura di stato” ed in campo politico-socio-economico le possibili ideologie sono state ridotte – e sono – due: il liberalismo ed il socialismo. Tutte le “altre” sono “derivati” più o meno tossici, più o meno settoriali, più o meno persuadenti e/o utili.
Le fondanti, sono chiare in ciò che vogliono e sono paritarie e democratiche – nel valore di questo termine – sul come strutturarsi in stato-nazione. Il liberalismo vuole che lo stato intervenga il meno possibile nella vita economica sociale.

Il socialismo vuole più stato per evitare gap economici sociali. In sintesi tutti ricchi, se possibile, con il primo; tutti benestanti, ma senza diseguaglianze, con il secondo. Questione di scelta: democratica.
Zoom sull’Italia: dal 1861, quand’essa si formò, abbiamo avuto qualche istante di liberalismo – agli inizi – e qualche altro di socialismo: comunque mai puri.

Il popolo non ha mai dato maggioranze all’una od all’altra ideologia; se non quando ha votato per “derivati”. Il tempo del fascismo vide il popolo con una legge elettorale assertiva (si o no) dire cosa voleva. Ma lo disse non per la ideologia ma per un derivato che riguardava la struttura dello stato: di destra “corporativo” e poi totalitario. Si tentò poi con la cosìddetta “legge truffa”: un derivato di sinistra della scissione di Livorno 1921, e un derivato della dottrina sociale della Chiesa (non ideologia!). Perché il popolo non ha mai scelto chiaramente? Per le enormi differenze culturali, sociali e geografiche: dal 35° al 47° parallelo Nord!

Siamo senza speranza? Quasi. Ci restano i derivati meno tossici: escludendo chi non ha manco questi(M5S). Timori di ritorno di ideologie? Non ve ne sono mai state ed i “derivati” ovunque sempre legati a tempo e luogo, tant’è che storicamente mai avvenuto. Oggi se ne parla. Anche troppo. Ma sono parole allo sbaraglio: per aver consenso.

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