PALERMO – In Sicilia imprenditori e partite Iva dichiarano redditi molto più alti dei lavoratori dipendenti. I numeri ufficiali del ministero dell’Economia e delle Finanze, elaborati dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, smontano una delle convinzioni più diffuse sul fisco italiano e mostrano una realtà molto diversa da quella raccontata spesso nel dibattito pubblico.
In Sicilia gli imprenditori dichiarano il 38,3% in più dei dipendenti: i dati ufficiali
Nell’Isola, infatti, il reddito medio dichiarato dagli imprenditori individuali, in contabilità semplificata, raggiunge i 27.160 euro all’anno, mentre quello dei lavoratori dipendenti si ferma a 19.640 euro. La differenza è di ben il 38,3 per cento a favore degli imprenditori. Anche il reddito medio da pensione, pari a 19.670 euro, risulta nettamente inferiore rispetto a quello delle attività economiche. Si tratta di dati riferiti alle dichiarazioni dei redditi 2025, relative all’anno d’imposta 2024.
Il quadro siciliano diventa ancora più interessante osservando le altre categorie. I lavoratori autonomi, cioè professionisti e partite Iva, dichiarano mediamente 56.650 euro all’anno. Le imprese in contabilità ordinaria arrivano invece a 59.770 euro. Anche il numero dei contribuenti permette di comprendere meglio la situazione economica dell’Isola. In Sicilia risultano oltre 1,6 milioni di lavoratori dipendenti, quasi 993 mila pensionati, circa 29.500 lavoratori autonomi, quasi 5.800 titolari di imprese in contabilità ordinaria e oltre 62.900 imprese in contabilità semplificata. Complessivamente i contribuenti siciliani sono quasi tre milioni.
Irpef, partite Iva pagano il doppio dei dipendenti: i numeri nazionali della Cgia
Proprio questi dati spiegano perché la Cgia invita a superare alcuni luoghi comuni: spesso si sente affermare che il peso principale del sistema fiscale ricada esclusivamente su lavoratori dipendenti e pensionati. Tuttavia le statistiche ufficiali mostrano una situazione più articolata e complessa, nella quale anche autonomi e piccoli imprenditori contribuiscono in modo significativo alle casse dello Stato.
Lo studio analizza infatti il peso dell’Irpef, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, nelle diverse categorie di contribuenti italiani ed esso evidenzia come imprenditori e lavoratori autonomi versano mediamente un’imposta molto più elevata rispetto a quella pagata dai dipendenti e dai pensionati. A livello nazionale, infatti, l’Irpef media pagata da imprenditori e lavoratori autonomi raggiunge 8.331 euro all’anno. I lavoratori dipendenti si fermano invece a 4.215 euro, mentre i pensionati versano mediamente 4.006 euro. In pratica le partite Iva pagano quasi il doppio rispetto alle altre due categorie. La differenza è pari al 98 per cento in più rispetto ai dipendenti e addirittura al 108 per cento in più rispetto ai pensionati.
Gettito Irpef: dipendenti e pensionati versano di più perché sono il 90% dei contribuenti
Secondo la Cgia questi numeri sono strettamente collegati ai redditi medi dichiarati, che nel caso di autonomi e imprenditori risultano generalmente più elevati. L’associazione sottolinea che la lotta all’evasione fiscale resta una priorità assoluta, ma ritiene altrettanto importante evitare generalizzazioni che finiscono per rappresentare in modo distorto il contributo fiscale delle partite Iva. Lo studio evidenzia inoltre che in Italia i contribuenti Irpef sono oltre 42,5 milioni. Di questi, 23,8 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni pensionati e circa 3,3 milioni appartengono al mondo degli imprenditori e dei lavoratori autonomi. Il gettito complessivo Irpef sfiora i 190 miliardi di euro. I dipendenti contribuiscono con oltre 100 miliardi, i pensionati con circa 58 miliardi e le partite Iva con oltre 27 miliardi.
Un dato che spesso genera equivoci è proprio la quota complessiva versata dalle diverse categorie. Dipendenti e pensionati garantiscono la parte più consistente del gettito semplicemente perché rappresentano quasi il 90 per cento dei contribuenti. Quando però si osserva quanto versa mediamente ogni singolo contribuente, il risultato cambia radicalmente e mostra un contributo molto più elevato da parte di autonomi e imprenditori.
La proposta Cgia: abolire il sostituto d’imposta per aumentare la consapevolezza fiscale
Da qui la provocazione lanciata dalla Cgia: abolire il sistema del sostituto d’imposta, che oggi consente allo Stato di trattenere automaticamente tasse e contributi dalle buste paga dei lavoratori dipendenti. Secondo l’associazione, un sistema nel quale tutti i contribuenti fossero chiamati a dichiarare e versare personalmente le imposte potrebbe aumentare la consapevolezza del peso fiscale e rendere più trasparente il confronto tra le diverse categorie. Una proposta che resta aperta al dibattito ma che, secondo la Cgia, potrebbe contribuire a superare molti dei pregiudizi che ancora caratterizzano il confronto sul fisco italiano.

