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La Pasqua degli ultimi: in Sicilia quasi mille senza dimora. Da Palermo a Catania non si ferma l’emergenza silenziosa

La Pasqua degli ultimi: in Sicilia quasi mille senza dimora. Da Palermo a Catania non si ferma l’emergenza silenziosa

Il censimento Istat: nell’Isola sono 958 le “vittime” di una crisi che attraversa le principali città dell’Isola

PALERMO – Sono sotto gli occhi di tutti, ma non li vede nessuno. I 958 senza fissa dimora censiti dall’Istat a Palermo, Catania e Messina in occasione dell’ultima rilevazione effettuata nella notte del 26 gennaio scorso, proprio pochi giorni dopo il passaggio del ciclone Harry, sono le vittime indifese di un’emergenza “silenziosa” ma costante, che attraversa un’isola sempre più povera, nell’economia e nello spirito. Dai numeri impietosi dell’istituto di statistica emerge lo spaccato di una società che alle nostre latitudini ripudia i più fragili, lasciandoli nel limbo dell’emarginazione sociale e della privazione.

La Sicilia, da sola, accoglie un decimo dei senzatetto che l’Istituto di statistica ha conteggiato su scala nazionale – 10.037 in totale – attraverso la collaborazione delle 14 Città metropolitane e delle associazioni di volontariato impegnate nel fornire il proprio supporto per delineare una mappa dei meno fortunati nei principali centri urbani del Paese. La maggior parte dei senzatetto conteggiati in Sicilia, con almeno 18 anni d’età, si trova all’ombra di monte Pellegrino: 429 persone sono accolte in strutture mentre 182 si trovano in strada, per un totale di 611 persone senza fissa dimora. Segue poi la città dell’Elefante, con 140 persone in struttura e 78 in strada per una conta complessiva di 218 persone. In riva allo Stretto, invece, sono stati individuati 104 soggetti in struttura e 25 in strada.

Fasce d’età e nazionalità: il profilo dei senzatetto nelle tre città siciliane

A impressionare, in particolare, sono i dati che riguardano le fasce d’età e la nazionalità. L’istituto di statistica sottolinea come “la fascia più giovane è significativamente elevata” nella città di Messina, con un dato ‘record’ del 45,5% di persone comprese nella classe di età tra i 18 e i 30 anni. Di contro, Catania e Palermo segnalano tra le composizioni più elevate di senza fissa dimora conteggiati nella fascia d’età “mediana tra i 31 e i 60 anni“, rispettivamente con il 72,9% e il 78,8% dei casi, in linea con altri grandi centri del Nord Italia come Bologna, Venezia, Genova e Torino. Il capoluogo etneo, comunque, detiene il ‘primato’ in termini percentuali di giovani ospitati nelle strutture, il 39,3% di soggetti compresi nella classe di età 18-30 anni. A Palermo, il 67,1% dei presenti nelle strutture è di nazionalità straniera, il 64,3% a Catania e il 61,5% a Messina.

Per quanto riguarda la distribuzione, sottolinea ancora l’Istat, emergono notevoli differenze a livello comunale. A Messina e Catania “la quota di persone senza dimora nelle aree di centro urbano supera il 70%” – rispettivamente 84% e 78,2% -, e cerca giacigli di fortuna in luoghi all’aperto come strade, piazze e parcheggi, mentre rimane più limitata la collocazione in aree riparate come portici, sottopassi e ponti. Di contro, a Palermo “una quota rilevante si osserva anche sulle vie a grande scorrimento”, per una quota pari a 48,4%, composizione percentuale che rappresenta il dato più elevato tra le 14 Città metropolitane interessate dall’indagine.

Povertà in Sicilia 2025: il rischio esclusione sociale sale al 44%

Il calcolo dei senza fissa dimora in Sicilia si intreccia con quello dell’aumento dello stato di povertà che sempre Istat ha diffuso in questi giorni. In un secondo report, “Condizioni di vita e reddito delle famiglie”, l’istituto di statistica ha sì individuato un calo complessivo di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (22,6% nel 2025 contro 23,1% nel 2024), ma ha evidenziato un peggioramento delle condizioni per quanto riguarda i cittadini isolani.

Per l’anno 2025, infatti, per la Sicilia il livello di rischio di povertà o esclusione sociale – che comprende tre categorie di riferimento – è aumentato di oltre tre punti percentuali nel giro di soli 12 mesi, dal 40,9% del 2024 al 44% del 2025, il secondo dato peggiore tra le regioni alle spalle della Calabria (45,3%) e pressoché doppio rispetto alla media nazionale 22,6%. Dando uno sguardo alle categorie, per quanto riguarda i cittadini a rischio povertà, l’Istat indica una percentuale di 38,4%, un dato peggiore rispetto al precedente che parlava del 35,3%. Si è inasprito anche il dato relativo alla “grave deprivazione materiale e sociale” che è passato 7% al 9,4%. Inoltre, i cittadini siciliani a bassa intensità lavorativa nel 2025 sono il 17,1%, ancora uno dei dati peggiore del Paese. Percentuali drammatiche per un’Isola sempre più in difficoltà.

L’attenzione della Caritas Catania: “Dare ascolto a senzatetto”

Don Nuccio Puglisi: “Impegnati a restituire speranza”

CATANIA – Dai portici di Corso Sicilia agli spazi aperti di piazza Giovanni Verga e della Stazione centrale. Così come evidenziato dal conteggio del report Istat sui senza fissa dimora, sono le aree del centro storico di Catania ad accogliere tradizionalmente il maggior numero di persone in cerca di rifugio e assistenza. Un ‘esercito’ di bisognosi, oggi ai margini della società, senza un lavoro e un’abitazione.

“La concentrazione delle persone senza dimora nel centro storico dipende principalmente dalla circostanza che i servizi di assistenza sono concentrati nella zona centrale di Catania e quindi sono più facilmente accessibili rispetto alle periferie. Tutte le associazioni si trovano in zona centrale, mentre non vi sono molti servizi in periferia”, commenta al Quotidiano di Sicilia la referente del centro di ascolto dell’Help Center della Caritas diocesana di Catania, dottoressa Sarah Zimbili.

Migranti e giovani senza dimora: le cause di una marginalità crescente

Tra i senza fissa dimora censiti la notte del 26 gennaio spiccano molti cittadini di nazionalità straniera. Si tratta di migranti che “hanno lasciato il loro Paese per trovare fortuna qui in Sicilia”. La motivazione, sottolinea la dottoressa Zimbili, è quella lavorativa. “Ve n’è molto, specie nelle campagne. Il dato dei giovani è riferito soprattutto a loro”, osserva.

La conta dei senza fissa dimora ai piedi dell’Etna si è svolta “coinvolgendo le associazioni che già operano sul territorio. Quindi, molti soggetti che sono rientrati nel conteggio erano già conosciuti ai nostri servizi ed è stato più semplice approcciarsi e creare un’interazione che si è sviluppata sui due versanti del conteggio e delle interviste”, conclude Zimbili.

La Caritas di Catania: prossimità, dignità e speranza per chi non ha casa

Per don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas Diocesana di Catania, anch’egli interpellato dal Quotidiano di Sicilia, “l’attenzione verso i senza fissa dimora nasce, prima ancora che da un’urgenza sociale, da una chiamata evangelica; da un dovere umano ed esistenziale. Come Chiesa, che si fa testimone di un Dio fatto carne, siamo invitati a riconoscere in ogni persona il volto di Cristo, specialmente in chi vive condizioni di maggiore fragilità e marginalità”.

“I senza dimora – aggiunge il direttore della Caritas etnea – non sono solo portatori di gravi e urgenti bisogni materiali, ma innanzitutto fratelli e sorelle che chiedono ascolto, dignità e relazioni autentiche. Prendersi cura di loro significa testimoniare concretamente la carità, che è il cuore del Vangelo e il primo ingranaggio di ogni slancio pastorale”.

“Per questo la nostra azione non si limita all’assistenza, ma vuole essere un segno di prossimità: incontrare e accompagnare, e così restituire speranza. In una società che spesso tende a scartare chi non risponde ai criteri di ‘utilità produttiva’, la Comunità cristiana è invece chiamata ad includere, a costruire legami e a farsi casa per chi una casa non ce l’ha. Anche un abbraccio è una casa, talvolta la più necessaria. È in questo incontro ‘domestico’ fatto di speranza che riscopriamo anche noi stessi, perché i poveri evangelizzano, richiamandoci all’essenziale e alla verità dell’amore che si dona senza misura”, conclude don Nuccio Puglisi.