Patto per il Sud l'ennesimo bluff - QdS

Patto per il Sud l’ennesimo bluff

Carlo Alberto Tregua

Patto per il Sud l’ennesimo bluff

giovedì 14 Marzo 2019 - 15:59
Patto per il Sud l’ennesimo bluff

Il solito bla bla dei presidenti del Consiglio e dei ministri al seguito, relativamente a iniziative riguardanti la spesa per investimenti, ha avuto una ulteriore dimostrazione. Il famoso “Patto per il Sud”, in base al quale erano stati programmati 32 miliardi di euro dal 2014 al 2020, è rimasto nel mondo dei sogni o dei desideri perché di esso è stato speso meno del 2 per cento.La questione paradossale italiana, molto più grave per il Mezzogiorno, riguarda proprio l’incapacità di spendere i fondi, soprattutto quelli dell’Unione europea nonché quelli dello Stato (Fsc).L’incapacità di spendere è il marchio di infamia che è stampato sulla faccia dei burocrati pubblici, i quali, anziché agevolare e semplificare i processi di spesa, fanno di tutto per ostacolarli, con la conseguenza che rispetto alla montagna di quattrini disponibili, quelli che arrivano effettivamente nel circuito finanziario del Paese sono briciole. Ora, mentre il Nord Italia e le otto regioni ricche marciano perché hanno in loro stesse il motore dell’economia costituita dal settore privato, nel Sud, ove tale motore è ridotto al lumicino, la mancata erogazione fisica dei quattrini, relativi a investimenti, fa entrare in depressione l’economia, rallenta la velocità di circolazione della moneta e il volano economico portandolo molto vicino allo zero.La grave questione che evidenziamo da decenni all’opinione pubblica non riguarda questo o quel partito, questo o quell’uomo politico, seppure esista il principio della responsabilità individuale; riguarda tutto il ceto politico che, per la propria incompetenza e per l’assenza di regole etiche, che non conoscono o fanno finta di non conoscere, dimostra sempre di più la sua pochezza ed insufficienza rispetto alle necessità del Paese.Si direbbe piove sul bagnato. Il Sud non ha certo bisogno né di incompetenti né di immorali, ma di professionisti pubblici, capaci, volenterosi e intelligenti, i quali dovrebbero ribaltare l’asfittica situazione economica in cui si trova un territorio con oltre venti milioni di cittadini e che rappresenta più di un terzo della superficie nazionale. I “Patti per il Sud” furono un’ottima iniziativa, come tante altre. La questione è però rimasta inalterata secondo l’andazzo di sempre: agli impegni non seguono le azioni concrete e rapide. Tutto si infrange contro il muro della burocrazia e contro il muro di procedure arcaiche, complicate, tortuose che impediscono una rapida via per trasformare le buone intenzioni in fatti.La questione esposta non riguarda solo i “Patti per il Sud”, ma tutti quei miliardi di fondi disponibili che rimangono bloccati nei cassetti degli istituti preposti ai finanziamenti, perché i progetti non sono redatti secondo le regole ed anche perché la loro esecuzione è rallentata da mille intoppi.La situazione è insostenibile perché il denaro che circola nel territorio nazionale non è sufficiente e quello che circola nel Meridione diminuisce sempre più. Senza una regolare circolazione del denaro, l’economia retrocede. Il coro unanime che viene dal Paese è aprire i cantieri. Vi sono migliaia di opere da costruire e migliaia di opere da riparare o ristrutturare. Vi sono i progetti e vi sono le risorse finanziarie, eppure la macchina è inceppata.Chi dovrebbe disincagliarla? Consiglio dei ministri, sottosegretari, dirigenti generali, Giunte regionali e comunali.Per farlo, occorrerebbe che tutti i cittadini, che occupano provvisoriamente quelle istituzioni, fossero dotati di competenza, intelligenza e onestà. Ma questi requisiti non si trovano comunemente, con la conseguenza che i manovratori non sono nelle condizioni di guidare la nave Italia che, così continuando, rischia di andare sugli scogli.Questo non è catastrofismo, ma la fotografia di una realtà innegabile. Una realtà che va cambiata al più presto per non perdere ulteriore terreno rispetto ai partner europei.Vi è una responsabilità generalizzata, ma c’è anche un limite di decenza a tale responsabilità: esso, però, è stato ormai travalicato e non si vede la via del ritorno.

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