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Pensioni: quota 41, soglia di età, tutte le ipotesi del “Governo Meloni”

Legge Fornero addio. O Almeno questa è l’unica certezza che abbiamo nel groviglio di ipotesi sul tema della riforma delle Pensioni. In queste ultime ore è spuntata la quota 41 con soglia di età. Ed è solo l’ultima ipotesi di lavoro sul tavolo delle pensioni. Appare invece meno percorribile la strada di una cosiddetta “Opzione uomo“, con la possibilità di andare in pensione a 58 anni (aspettando comunque un anno di finestra mobile) in base al solo sistema contributivo e con una decurtazione dell’assegno.

Il governo ancora non c’è, anche se sono in corso le trattative per i ministri, ma la partita sulle pensioni è già cominciata.

Quota 41, cosa è e come funziona

Dopo l’Opzione uomini (Opzione tutti), che contempla l’uscita a 58-59 anni, ma con il taglio dell’assegno fino al 30 per cento, sostenuta dagli sherpa di Fratelli d’Italia, ieri è comparsa sulla scena delle ipotesi in ballo anche una versione riveduta e ridimensionata di Quota 41 che prevede la possibilità di lasciare il lavoro con 41 anni di contributi, ma non più a prescindere dall’età: verrebbe, invece, fissata anche una soglia di accesso a 60-61 anni.

Le ultimissime dalla Politica e dall’Inps

Di questo si è parlato sicuramente nel primo summit dedicato alla materia in casa Lega, tra Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Claudio Durigon. Il che lascia intravedere un primo braccio di ferro tra il Carroccio e Giorgia Meloni proprio sulla previdenza.

Di sicuro, in attesa che parta di nuovo il cantiere della previdenza, ai nastri di partenza si schierano leader politici e sindacali e addetti ai lavori. Maurizio Landini sottolinea come sia urgente intervenire per evitare che dal prossimo primo gennaio scatti lo scalone dei 67 anni per andare in pensione. Ma avvisa anche sui paletti che il sindacato intende porre nella trattativa con il governo.

“Insieme a Cisl e Uil – ricorda il leader della Cgil – abbiamo presentato una piattaforma sia al governo Draghi sia al governo Conte e la ripresentiamo al governo Meloni”. Di sicuro Landini boccia l’ Opzione tutti, perché “mandare in pensione le persone riducendo loro l’assegno non mi pare sia una grande strada percorribile”.

Di tutt’altro avviso il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico: “Credo che tutte queste riforme siano orientate a un principio giusto, quello di garantire una certa flessibilità in uscita rimanendo ancorati tuttavia la modello contributivo. Su questo eravamo orientati anche durante il governo Draghi.