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Pensioni INPS 2026: ecco come cambia il calcolo

Pensioni INPS 2026: ecco come cambia il calcolo
Pensioni Inps 2026

Ecco cosa c’è da sapere

L’INPS ufficializza che da marzo cambierà il calcolo della pensione netta per via della nuova aliquota Irpef applicata al secondo scaglione di reddito, quello compreso tra 28mila e 50mila euro. In questa fascia l’imposta scende dal 35% al 33%, con una riduzione del 2% sulla parte di reddito interessata. L’aumento dell’assegno netto riguarderà dunque solo chi percepisce una pensione annua di oltre 28mila euro. Per chi invece si colloca sopra questa soglia il beneficio resterà molto limitato.

Come viene tassata oggi la pensione

Come gli altri redditi, anche la pensione è soggetta a tassazione Irpef. Come nel caso del lavoro dipendente, il pensionato non versa direttamente le imposte: è l’Inps a svolgere il ruolo di sostituto d’imposta, trattenendo mese dopo mese le somme dovute e accreditando sul conto l’importo netto. Essa si basa su una combinazione di aliquote progressive, suddivise in scaglioni di reddito. Adesso sui primi 28mila euro annui si applica l’aliquota del 23%. Per la parte di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro l’aliquota sale al 35%, mentre per la quota eccedente i 50mila euro si applica il 43%. Vale a dire che l’imposta cresce all’aumentare dell’importo della pensione, poiché ogni scaglione è tassato con la propria percentuale. Le pensioni più basse inoltre beneficiano di uno sconto maggiore: i trattamenti fino a circa 8.500 euro l’anno rientrano nella cosiddetta no tax area, dove l’Irpef viene dunque azzerata.

Le addizioni regionali e comunali sono – inoltre – imposte locali che variano in base al luogo di residenza e alle aliquote decise da Regioni e Comuni. Anche queste vengono trattenute direttamente dall’Inps, contribuendo a determinare l’importo netto mensile effettivamente percepito dal pensionato.

Da marzo nuove regole

Da marzo entra in vigore la modifica al secondo scaglione Irpef, quello compreso tra 28mila e 50mila euro di reddito annuo. In questa fascia l’aliquota scende dal 35% al 33%, con una riduzione di due punti percentuali sulla parte di pensione che rientra in questo intervallo. Il meccanismo resta quello della tassazione progressiva: non cambia l’imposta sull’intero importo della pensione, ma solo sulla quota compresa tra i 28.000 e i 50.000 euro. Chi percepisce un assegno inferiore a questa soglia non beneficia della riduzione, mentre per gli importi superiori il vantaggio dipende dalla porzione di reddito interessata dal nuovo scaglione.

L’effetto sul netto sarà quindi proporzionale all’importo della pensione. Per chi si colloca appena sopra i 28mila euro lordi annui, la riduzione dell’Irpef incide su una quota limitata e produce un aumento contenuto. Al contrario, avvicinandosi ai 50mila euro, la parte di reddito soggetta all’aliquota ridotta cresce e l’incremento mensile diventa più evidente. Si tratta comunque di un intervento circoscritto, che non modifica le altre aliquote e non incide sulle addizionali regionali e comunali, le quali continuano a essere applicate secondo le regole ordinarie. L’aumento del netto dipende quindi esclusivamente dalla riduzione dell’Irpef sul secondo scaglione.

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