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Per certi giornalisti il contraddittorio è un rischio

Per certi giornalisti il contraddittorio è un rischio

Talk show e giornali di partito trasformano l’informazione in propaganda: nessun contraddittorio, ospiti omogenei e cittadini passivi davanti allo schermo.

La televisione italiana e molti giornali di partito, camuffati da giornali indipendenti, sono riusciti nell’impresa di trasformare l’informazione in una sorta di allevamento intensivo di pseudo influencer specializzati in sillogismi, in fake news, in sospetti e in paure. Si tratta, per lo più, di giornalisti che intervistano altri giornalisti o interlocutori che manifestano il loro stesso pensiero o che militano nel loro stesso schieramento politico, i quali, nei fatti, non esprimono una qualsiasi opinione, condivisibile o non condivisibile, ma si limitano a fare da spalla al “ben pagato conduttore”.

Il fenomeno, ovviamente, riguarda tutti gli schieramenti, ma per rendersene conto basta sintonizzarsi, soprattutto in questo periodo, su qualsiasi canale o sfogliare qualsiasi giornale, e capire facilmente chi prevalga e di quali mezzi si avvalga. Intanto, nei vari talk show, neanche a dirlo, il cosiddetto colore politico degli ospiti è identico, un po’ come la carriera di giudici e Pm, al momento governati dal medesimo Csm, che si scambiano favori e promozioni in base alla loro appartenenza correntizia, non in base al merito delle questioni. Stessi ambienti, stesse opinioni, stessi sorrisi compiaciuti. Nessun conflitto, nessuna domanda scomoda, nessun rischio reale di essere smentiti. Solo un elegante scambio di conferme reciproche venduto come dibattito, mentre è solo una sorta di “copia e incolla”, esattamente come potrebbe essere una sentenza redatta con la carta carbone rispetto all’accusa.

Il giornalismo italiano e il paradosso dell’auto intervista collettiva

All’estero, di solito, i giornalisti mettono sotto pressione i politici e li costringono al contraddittorio. Da noi no! Da noi si pratica l’auto intervista intrecciata e collettiva, in una sorta di circuito chiuso, dove tutti parlano e nessuno viene davvero messo in discussione, qualunque sia la palese sciocchezza che stia o non stia dicendo, con l’aggravante di un pubblico pagato che applaude a comando, esattamente come qualcuno vorrebbe che fossero gli elettori.

E noi, invece? Noi che dovremmo essere il pubblico reale e perfetto cosa facciamo? Troppo spesso sembriamo dei polli in batteria, inermi e inerti davanti allo schermo, nutriti ogni sera con opinioni già masticate e palesemente scontate, applausi telecomandati e consensi o indignazioni preconfezionate. Loro, i “sacerdoti di questo tipo di informazione” ci imboccano e noi ci facciamo imbottire di pochi fatti e di tante unilateralità opinioni, di tanti sospetti e di pochi dubbi, di tante allusioni e di poche documentazioni e, al massimo, applaudiamo, o cambiamo canale e il giorno dopo ricominciamo, giusto per avere qualcosa di cui parlare o di cui lamentarci, ma senza provare a reagire.

Propaganda, sfiducia e astensionismo: il prezzo di una cattiva informazione

Insomma, quella descritta non è corretta informazione, dato che è banale propaganda, sicuramente legittima, ma solo propaganda, banale propaganda, perniciosa propaganda, contagiosa propaganda, confusionaria propaganda, pericolosissima propaganda, buona solo a peggiorare la qualità della nostra vita. In tal senso la cosa più inquietante è che ormai molti cittadini non distinguono più la gabbia dal salotto, il pollo da batteria da quello ruspante, la rigorosa logica dal sillogismo. E poi, quando per caso gli si para davanti l’opportunità di cambiare, come potrebbe accadere votando in un modo o nell’altro, si fanno convincere da imbonitori da piazza, giudicando un prodotto per la scatola che lo contiene o dalle chiacchiere di chi lo vende, ma non per la qualità del suo contenuto.

Il risultato è ovvio: allentamento dalla partecipazione alla vita della società nella quale si agisce, sfiducia nel proprio futuro, rinuncia nella possibilità di migliorare la propria condizione e la condizione generale, fuga dalla realtà, rifugio nelle pericolose realtà virtuali e tanto altro. In questo quadro, i soggetti protagonisti di qualsiasi cambiamento, di qualsiasi miglioramento sono tre: i cittadini, i loro rappresentanti e le regole che vengono predisposte. Tutte e tre queste importanti componenti hanno una cosa in comune: la partecipazione civile, che non ha surrogati né al bar, né ai giardinetti, né sui social, ma nel segreto delle urne, che per questo non possono essere disertate.