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Performance dei servizi sanitari: Sicilia tra le regioni in area critica

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Performance dei servizi sanitari: Sicilia tra le regioni in area critica

sabato 13 Luglio 2019 - 04:00
Performance dei servizi sanitari: Sicilia tra le regioni in area critica

Pubblicati i risultati del nuovo Rapporto “Crea” dell’Università Tor Vergata di Roma

ROMA – Sono sei, e tutte del Sud, “le regioni in area critica” per quello che riguarda le performance dei servizi sanitari regionali: Puglia, Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna. Mentre i cittadini che beneficiano dei migliori livelli di tutela della salute sono quelli che vivono a Trento, Toscana e Bolzano.

Ma “la distanza tende a ridursi, proporzionalmente al progressivo superamento delle condizioni di ritardo delle regioni in Piano di rientro”. Ad aggiornare la fotografia è il nuovo rapporto Crea Sanità, dell’Università di Tor Vergata di Roma.

Il rapporto “La misura della Performance dei SSR”, spiega Federico Spandonaro, coordinatore del Crea Sanità, “si pone l’obiettivo di fornire una valutazione delle opportunità di tutela della salute di cui i cittadini dispongono in funzione della loro residenza”. Il divario Nord-Sud nel Servizio sanitario si rispecchia nella misurazione delle performance regionali, ovvero indicatori espressi in percentuali e costituiti da cinque aspetti: appropriatezza dell’assistenza, esiti delle cure, equità di accesso, innovazione e situazione finanziaria.

In particolare, si legge, “in area critica si trovano Puglia, Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna, con valori di performance che arrivano fino al 31%”. Trento, Toscana e Bolzano “offrono un livello di opportunità significativamente superiore alle altre (performance tra 63% e 70%).

Altre 6 regioni, ovvero Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria, Veneto e Piemonte, sono sempre parte dell’area dell’eccellenza e con una performance tra 57% e 61%. Infine,6 regioni, ovvero Liguria, Valle d’Aosta, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise, “rimangono in una posizione intermedia con livelli abbastanza omogenei, compresi nel range 44-52%. Il rapporto, conclude Spandonaro, mostra che per superare il gap la chiave di volta è puntare sull’innovazione organizzativa”.

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