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Personale inutile, servizi costosi. Efficientare la sanità risparmio 4 miliardi

La sanità è gestita dalle Regioni, le quali adottano modelli organizzativi fra i più diversi, con il risultato che alcuni di essi risultano più efficienti; altri, invece, disastrosamente inefficienti.
I primi hanno un personale che lavora con responsabilità, merito e produttività; i secondi gestiscono personale senza controllo, con la conseguenza che ognuno fa quello che vuole.
Nel nostro Paese, il servizio sanitario nazionale, istituito con la legge n. 833 del 1978, offre un servizio gratuito a tutti i cittadini, a prescindere dal loro reddito, cosicché anche coloro che guadagnano molto ottengono servizi gratuiti.
È vero che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge (articolo 3 della Costituzione), ma il costo dei servizi dovrebbe essere differenziato a seconda se a usufruirne sono cittadini abbienti o poveri.
Per la sanità, le istituzioni nazionali e regionali spendono intorno ai 114 miliardi, ripartiti all’incirca a metà fra Stato e Regioni. La cifra di per sé non è eccessiva, ma è spesa in parte male.

Una differenza evidente dei costi fra la sanità delle Regioni settentrionali e quella delle Regioni meridionali è il costo del personale amministrativo, il cui numero è nettamente superiore al Sud rispetto a quello del Nord. Questo è lo specchio dell’esteso clientelismo che vi è nel Meridione.
È noto, infatti, che la mentalità è basata sulla cultura del favore, secondo la quale si chiede qualcosa non perché se ne abbia diritto, ma perché qualcun altro la conceda. È anche basata sulla cultura dello scambio: io do una cosa a te, tu dai una cosa a me. Tutto ciò è deleterio perché rovina i rapporti fra i cittadini e fra cittadini e istituzioni.
I cittadini non sono sudditi, ma neanche padroni; i responsabili delle istituzioni stanno seduti in alto, ma dimenticano spesso di essere al servizio dei cittadini, le cui tasse servono anche per pagare i loro stipendi.
La questione non è di facile soluzione perché il cambio della mentalità meridionale può avvenire attraverso dosi massicce di cultura e di lettura. Ma da questo orecchio i meridionali non ci sentono, considerando il libro un fardello e i giornali un guaio da evitare.
Dal ministro della Sanità, Roberto Speranza, ma anche dal precedente, Giulia Grillo, si sente dire che nel settore andrebbero inserite dosi massicce di efficienza, mediante la quale si potrebbero ottenere risparmi considerevoli, dai più stimati fra i quattro e i cinque miliardi.
Codesti responsabili non dovrebbero, quindi, fare i mendicanti chiedendo al ministro dell’Economia e delle finanze ulteriori risorse, bensì attuare rigorose revisioni dell’organizzazione per recuperare somme oggi spese male, da destinare al miglioramento del servizio sanitario.
Anziché chiedere soldi, che è la cosa più facile, i responsabili dovrebbero adottare criteri sempre più efficienti, informatizzando tutto il possibile, utilizzando sinergie fra ospedali diversi e reparti diversi mettendo sotto torchio i fornitori dei diversi servizi, per ottenere una riduzione dei prezzi degli stessi.
La questione economica non è la più importante del servizio sanitario, anche se si potrebbero risparmiare cospicue risorse; quella più importante è la qualità dello stesso, non solo quello medico ed infermieristico, ma anche l’altro dei servizi della degenza.

Perché un’azienda ospedaliera o un’azienda sanitaria funzioni, occorre che il suo direttore generale sia persona molto preparata sul piano manageriale e molto corretta sul piano morale. In altri termini non deve avere scheletri negli armadi. Solo così potrebbe resistere alle ovvie tentazioni e alle altrettanto ovvie pressioni che gli venissero fatte, sia sul piano dell’organizzazione medica che su quello della fornitura dei servizi.
Solo un dg di alta moralità e con precedenti indiscutibili può mettere ordine nell’azienda da lui gestita, in collaborazione col direttore sanitario e col direttore amministrativo, altrettanti professionisti integerrimi. Insomma un terzetto di personalità senza ombre, come per la moglie di Cesare.
Vi è un’altra questione che impedisce di rendere più efficiente la sanità e le sue articolazioni: si tratta del sindacato che non sempre vede le questioni con obiettività, dimenticando la sua importante funzione sociale. Noi gliela ricordiamo.