Home » Sicilia » Scovato il pesce scorpione nell’Isola: è velenoso. L’esperto al QdS: “Le cause sono molteplici. Rischi reali, ma nessun allarmismo”

Scovato il pesce scorpione nell’Isola: è velenoso. L’esperto al QdS: “Le cause sono molteplici. Rischi reali, ma nessun allarmismo”

Scovato il pesce scorpione nell’Isola: è velenoso. L’esperto al QdS: “Le cause sono molteplici. Rischi reali, ma nessun allarmismo”
Immagine di Wai Siew su Unsplash

Per conoscere al meglio ogni aspetto di questa specie apparsa nelle acque del Ragusano (e capire i reali rischi per l’uomo), il Quotidiano di Sicilia ne ha parlato con Enrico Arezzo, medico veterinario esperto in animali esotici con studi in Medicina e Biologia dei Cetacei del Mediterraneo.

Lo scorso 4 giugno, nelle acque di Ragusa e dintorni è stata documentata per la prima volta la presenza del pesce scorpione occidentale, una delle specie aliene più invasive al mondo e – secondo gli esperti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) – discreta e potenziale minaccia per gli ecosistemi del Mar Mediterraneo, così come per l’uomo.

La sua presenza in realtà non è una novità per l’Isola, in quanto già negli scorsi anni qualche avvistamento c’è stato (dal 2016 in avanti sono stati circa 1.800 gli avvistamenti). Un discorso analogo anche per altre zone del Sud Italia, come Calabria e Puglia, luoghi in cui il pesce scorpione è stato scovato in passato. La presenza nelle acqua di Ragusa, in particolar modo a Punta Secca (celebre per la casa del commissario Montalbano), rappresenta però la vera novità per il pesce originario dell’Oceano Indiano e del Pacifico Occidentale.

Per conoscere al meglio ogni aspetto di questa specie apparsa nelle acque del Ragusano (e capire i reali rischi per l’uomo), il Quotidiano di Sicilia ne ha parlato con Enrico Arezzo, medico veterinario esperto in animali esotici con studi in Medicina e Biologia dei Cetacei del Mediterraneo.

Il pesce scorpione scovato nel Ragusano, Arezzo: “Le cause sono molteplici”

Con Enrico Arezzo, abbiamo chiarito subito i motivi della comparsa (ormai datata, ma sempre più frequente) di questa specie nel Mar Mediterraneo. “Le cause sono molteplici” – afferma, prima di fare una premessa. “Si tratta di una specie aliena e invasiva: nel primo caso, si parla di ‘aliena’ in quanto non fa parte del nostro areale, mentre per invasiva si intende la sua facilità di adattamento all’interno di numerosi contesti differenti, riuscendo spesso ad avere il sopravvento su altre specie. Così facendo – prosegue Enrico Arezzo – va a occupare delle nicchie ecologiche che sono solitamente ‘a carico’ di altri pesci. Lo stesso ragionamento si può applicare per specie come il granchio blu o alcune tipologie di tartarughe marine ed è una pratica sempre più diffusa”.

Dal punto di vista ecologico invece, il motivo della comparsa del pesce scorpione nelle nostre acque è intuibile: il riscaldamento della temperatura del mare. “C’è un chiaro aumento delle temperature delle acque e, già dal 2014, il pesce scorpione (che ha origine nel Mar Rosso, ndr.) ha iniziato a spostarsi attraverso il Canale di Suez, raggiungendo l’ormai sempre più caldo Mediterraneo, vicino alle condizioni del suo habitat naturale”. In questo caso dunque, Arezzo spiega come si possa parlare di una “tropicalizzazione della biodiversità”, con il pesce scorpione che ne è quindi un chiaro esempio.

I rischi per l’uomo: l’attenzione maggiore è rivolta ai pescatori

Andiamo ai rischi per l’uomo. Notoriamente velenoso, con effetti nocivi che possono rimanere “attivi” nel pesce scorpione fino a 48 ore dopo la sua morte, l’esperto ci parla però di una specie “non particolarmente pericolosa per l’uomo, neanche se minacciata”. Tutto ciò perchè parliamo di un pesce a forte trazione “crepuscolare e notturna”, anche se “si può adattare all’ambiente diurno” ed è “ormai abbastanza abituato sia agli ambienti naturali come rocce e alghe”, che ad ambienti “artificiali”, come “pontili o detriti, luoghi perfetti per i suoi insediamenti”.

Come ci spiega il professionista infine, il rischio legato al veleno per l’uomo c’è, è concreto, ma non esiste alcun motivo per creare allarmismo tra bagnanti e curiosi. Seppur pericoloso, è più facile infatti avvelenarsi per chi lo pesca o per chi, in certi casi, lo mangia: “Essendo potenzialmente commestibile, proprio come il pesce palla, può avere delle contaminazioni”. Nella maggior parte dei casi quindi, non esiste un grande pericolo per l’uomo, nonostante resti una specie che a cui va sottoposta la massima attenzione e un ordinario controllo da parte dei professionisti di riferimento.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram