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Pil Sicilia, oltre vent’anni di promesse infrante: il gap col Veneto è cresciuto fino a 78 miliardi

Pil Sicilia, oltre vent’anni di promesse infrante: il gap col Veneto è cresciuto fino a 78 miliardi

Dal 2001, primo anno della presidenza di Cuffaro, nessuna Amministrazione è riuscita a invertire il trend: esclusi i periodi di crisi economica che hanno travolto l’intero Paese, il divario con la regione “gemella” è solo aumentato

PALERMO – Negli ultimi vent’anni, nonostante i fondi europei per la Sicilia e i fiumi di contributi ricevuti dall’Europa, l’economia siciliana non ha mai consolidato quella crescita che i vari governi regionali avevano promesso. Nel frattempo, però, i territori del Nord Italia, anche quelli con caratteristiche demografiche identiche all’Isola, hanno comunque continuato a svilupparsi, attutendo i colpi delle crisi che, forse in modo inevitabile, prima o poi si verificano in un arco temporale così ampio. Già assai marcato all’inizio del nuovo millennio, il divario economico Sicilia-Veneto che affossa la Sicilia è insomma aumentato ulteriormente nel corso degli anni.

I dati Istat sul Pil della Sicilia dal 2001 al 2022

È la fotografia che emerge dalle tabelle Istat sul Prodotto interno lordo della Sicilia e delle regioni italiane con valori a prezzi concatenati, un metodo d’analisi che, pur restituendo cifre “ribassate” rispetto al Pil nominale, taglia gli effetti dell’inflazione, e dunque riporta in modo più fedele il reale andamento dell’economia in un periodo di tempo molto lungo. Seguendo questo approccio, nel report Istat appare evidente come, dal 2001 al 2022, mentre il settentrione continuava a produrre ricchezza, in Sicilia gli indicatori economici restavano fermi, quando non colavano a picco.

Pil Sicilia, oltre vent’anni di promesse infrante: il gap col Veneto è cresciuto fino a 78 miliardi

Sicilia e Veneto a confronto: due regioni gemelle per popolazione

Sull’ammontare del Pil regionale esercita senz’altro un certo impatto la quantità di residenti. Sia il numero di lavoratori che la platea dei consumatori, infatti, influiscono notevolmente sulla produzione di ricchezza. Alla luce di questo, come più volte proposto dal nostro giornale per misurare la forbice con lo scenario settentrionale, le performance economiche siciliane possono essere raffrontate a quelle del Veneto. Con quasi 5 milioni di abitanti ciascuna, le due regioni sono per così dire “gemelle” da un punto di vista demografico. Lo scarto che da decenni intercorre (e aumenta) tra la ricchezza dell’una e dell’altra, dunque, assume un significato ancora più pregnante.

Dal governo Cuffaro a Lombardo: cresce il gap Sicilia-Veneto

L’indagine sul Pil a valori concatenati, associa al confronto Sicilia-Veneto un trend che nessuna Amministrazione regionale è finora riuscita a ribaltare. Secondo Istat, nel 2001, alla vigilia dell’insediamento di Totò Cuffaro come presidente della Regione siciliana (il primo eletto direttamente dai cittadini dopo la riforma costituzionale del 1999), c’era un Pil di 102,76 miliardi di euro nell’Isola, e di 160,79 miliardi in Veneto. All’inizio del ventennio che in Sicilia ha visto succedersi quattro Governi, dunque, tra le economie delle due regioni c’era uno scarto stimato oggi in circa 58 miliardi (di euro, dettaglio da sottolineare, visto che all’epoca la moneta unica non era ancora entrata in circolazione).

Divario che, al termine del mandato di Cuffaro, è aumentato. È vero che nel 2008 il Pil siciliano si attestava a 104,37 miliardi, con un incremento, rispetto all’inizio della presidenza Cuffaro, di circa 1,6 miliardi. Questa crescita, però, non è stata sufficiente a tenere il passo del Veneto, il cui Pil nello stesso periodo è cresciuto di ben 9 miliardi. Alla fine dell’esperienza cuffariana, e nel momento in cui Raffaele Lombardo si insediava a Palazzo d’Orleans, il gap Sicilia-Veneto si era dunque portato a 65,4 miliardi di euro, ossia 7,4 miliardi in più rispetto al 2001.

La crisi economica e l’impatto sul Pil siciliano

Nel segmento temporale successivo, l’economia ha accusato il colpo della crisi economica del 2008 scoppiata negli Stati Uniti e degenerata a livello globale. Una recessione a cui in Italia si è aggiunta, tra il 2011 e il 2012, la cosiddetta crisi del debito sovrano. Di conseguenza, quando nel 2012 Lombardo lasciava la presidenza della Regione siciliana, il divario con il Pil del Veneto (pari a 65,3 miliardi di euro) era di fatto rimasto invariato rispetto a quattro anni prima. In questo quadro, si direbbe, né vincitori né vinti. Il mix tra shock economico e crisi dello spread, tabelle Istat alla mano, ha provocato tanto in Sicilia quanto in Veneto una recessione di valore pari a 9 miliardi di euro.

Gli anni di Crocetta e l’aumento del divario economico

Salta però all’occhio il diverso modo in cui le due regioni hanno reagito alle crisi economiche. Nel quinquennio successivo a quella fase avversa, il Pil veneto ha fatto un balzo in avanti. Quello della Sicilia, invece, ha continuato a crollare nonostante la tempesta fosse ormai alle spalle. L’allora inquilino di Palazzo d’Orleans, Rosario Crocetta, aveva ereditato nel 2012 un Pil di 95,15 miliardi di euro. Nel 2017, il suo ultimo anno da presidente, l’indicatore era sceso a 92,23 miliardi. Un crollo economico di quasi 3 miliardi di euro. Parallelamente, il Pil del Veneto si era portato a 167,55 miliardi, cioè oltre 7 miliardi in più rispetto al periodo di recessione. Insomma, mentre nell’Isola il caos si è protratto anche oltre la crisi economica, al Nord invece c’è stata una reazione pressocché immediata alla fase più buia. Di conseguenza, il gap Sicilia-Veneto è tornato ad aumentare, stavolta con un incremento vertiginoso, attestandosi nel 2017, al termine del mandato di Crocetta, a 75,32 miliardi di euro (ben 10 miliardi in più rispetto al 2012).

Pil Sicilia durante il governo Musumeci

A Rosario Crocetta è poi subentrato Nello Musumeci, al termine del cui mandato il divario economico con la regione settentrionale si è allargato ulteriormente, seppur con cifre assai più contenute rispetto al tracollo degli anni precedenti. Con Musumeci, di fatto, la scia negativa che ha accompagnato la presidenza Crocetta si è interrotta, e il Pil dell’Isola è tornato a crescere di circa 5,5 miliardi, portandosi dai 92,2 miliardi del 2017 ai 97,7 del 2022. A questa crescita hanno di certo contribuito i programmi europei di sviluppo, che hanno permesso di fronteggiare con più efficacia la pandemia da Covid-19 (sebbene le ripercussioni dell’emergenza sanitaria sull’economia, per Istat, siano durate soltanto un anno).

Sicilia ultima per crescita rispetto al Veneto: il gap sale a 78 miliardi

Come già nel caso di Cuffaro, però, anche in quello della presidenza Musumeci la crescita siciliana non ha comunque tenuto il passo di quella veneta, che tra il 2017 e il 2022 ha rafforzato l’economia territoriale di circa 8,5 miliardi di euro. Al termine del percorso ventennale, e dunque nel momento in cui veniva eletto l’attuale presidente Renato Schifani, tra il Pil della Sicilia e quello del Veneto intercorreva un divario di 78,3 miliardi di euro. Rispetto al gap del 2001 (quello di 58 miliardi), la distanza tra le due economie regionali è perciò aumentata di altri 20 miliardi.

Economia siciliana: un bilancio negativo in oltre vent’anni

Spicca poi anche il dato economico circoscritto alla sola Sicilia: dal Pil del 2001 pari a 102,7 miliardi, si è passati ai 97,7 miliardi del 2022, con una diminuzione di 5,5 miliardi. Un indice, per quanto rilevante, da prendere anche con le dovute riserve, visto l’ampio arco temporale dell’analisi e l’eterogeneità dei fattori intervenuti in tutti questi anni: dal fatto che l’economia di inizio millennio risentiva degli strascichi del vecchio sistema non ancora basato sulla moneta unica europea, alle crisi scatenatesi tra il 2008 e il 2012 che, come detto, hanno generato un impatto molto più duraturo sull’Isola che sul Nord del Paese.