Il rush finale per il progetto da quasi 8 milioni di euro con (anche) fondi Pnrr delle piste ciclabili che collegano il centro con le periferie di Palermo è in salita e irto di ostacoli. Sembra un gran premio della montagna in piena tempesta e con una pendenza insormontabile. Soprattutto se consideriamo che le opere dovrebbero concludersi dopodomani, martedì 30 giugno. Salvo, naturalmente, proroghe dell’ultima ora. Residenti e commercianti, infatti, non le vogliono perché ritenute pericolose e, nella migliore delle ipotesi, inutili. E in più occasioni sono state anche spostate con modifiche al progetto originario.
In varie zone della città, quando sono iniziati i lavori, sono scattate le proteste. Via Generale Di Maria e via Damiani Almeyda a fine maggio, e in viale Michelangelo questa settimana.
Qui risiede il tratto finale degli ultimi 18 chilometri della pista. Un segmento di circa 2,5 chilometri che però viene ampiamente contestato dai cittadini della zona ma è anche diventato un caso politico essendo approdato in Consiglio Comunale. C’è chi le ribattezzate “piste mortali” come Massimo Giaconia, consigliere comunale del Gruppo Misto per rimarcarne anche la “pericolosità”.
Ma generalmente si contesta che, anche laddove siano state realizzate, abbiamo ristretto la carreggiata contribuendo a peggiorare il traffico viario senza neppure essere utilizzate da chissà quale numero di ciclisti come ipotizzato e sperato. Insomma, la mobilità dolce non sembra attecchire troppo in città. E ha un sapore piuttosto amaro visto che in tanti lamentano anche l’uso improprio di tali piste che fanno parte del “Percorso ciclabile Costa Sud, Stazione Centrale, lungofiume Oreto, Poli Universitari – Secondo lotto”.
La petizione dei residenti contro il tratto di viale Michelangelo

Venerdì, al termine di una settimana calda nella quale i residenti e commercianti di viale Michelangelo hanno protestato sul luogo con un sit-in per tre giorni con tanto di cartelli, una rappresentanza del comitato ha consegnato al sindaco Roberto Lagalla la petizione sottoscritta da circa 1.000 persone in meno di due giorni.
La protesta verte anche contro lo “spreco di denaro pubblico” destinato alla realizzazione di ciclovie che “non sono funzionali a un vero sistema di mobilità sostenibile”.
Ad accompagnarli c’erano il consigliere comunale Massimo Giaconia, che è stato presente anche in una giornata del sit-in e ha presentato al Consiglio comunale la questione, e il consigliere della sesta circoscrizione Roberto Li Muli. A ricevere il comitato il segretario particolare del sindaco, Antonino Zito.
Il comitato dei residenti e commercianti: “Gestione miope del progetto”
“La nostra protesta non è contro le piste ciclabili – sottolineano in una nota – ma contro opere insensate e contro lo spreco di risorse pubbliche. Gli interventi contestati sono il frutto di progetti prima approvati e poi ripetutamente modificati in corso d’opera, nel timore di perdere consenso politico, snaturando così quella che, anche grazie agli 8 milioni di euro di finanziamenti del Pnrr, avrebbe dovuto rappresentare una vera svolta per la mobilità sostenibile della nostra città. Una gestione miope che rischia, inoltre, di determinare la perdita degli stessi finanziamenti”.
Inoltre: “Purtroppo in questa vicenda come cittadini abbiamo potuto costare l’incapacità dell’amministrazione comunale di difendere le proprie scelte e di coinvolgere realmente la cittadinanza, alla quale non ha neppure provato a spiegare l’importanza delle piste ciclabili, ha finito per individuare assi viari non compatibili con la loro realizzazione, sia sotto il profilo della sicurezza dei ciclisti sia sotto quello della viabilità. Tra questi vi è proprio viale Michelangelo, divenuto il simbolo di una pianificazione carente e priva di una visione organica della mobilità urbana”.
E concludono: “Adesso ci aspettiamo una risposta dal sindaco. Fino a oggi, nonostante le proteste dei cittadini e le numerose contestazioni provenienti, in modo trasversale, anche dal mondo della politica, il primo cittadino non ha pronunciato una sola parola su questa vicenda. È giunto il momento che si assuma la responsabilità delle scelte compiute dalla sua amministrazione e chiarisca ai noi cittadini e cittadine quale sia il futuro di un progetto che rischia di compromettere la viabilità cittadina e di far perdere preziose risorse pubbliche”.
Sul progetto, però, la Giunta sembra tirare dritto anche se a quanto hanno riferito alcuni residenti, i lavori sembrano essersi fermati nel fine settimana. Nelle prossime ore se ne saprà di più.
Anche la consulta della bicicletta bocciò l’idea
Sul tratto in viale Michelangelo, i dubbi arrivarono anche dalla Consulta della Bicicletta che con un post su Facebook bocciò l’idea perché ritenuta “inutile e dannosa spesa di soldi” in quanto promiscua al marciapiede.
Nel post dello scorso 19 giugno si legge anche: “Non solo non crea una infrastruttura ciclabile sicura ed efficiente ma toglie spazio a pedoni e disabili. Chi porta avanti questi progetti declama la mobilità sostenibile solamente a parole e non considera i velocipedi come un mezzo di trasporto che necessita di adeguate infrastrutture tali da incentivarne l’uso e diminuire l’eccessivo numero di veicoli a motore nella nostra città”.
I motivi della protesta dei residenti e commercianti di viale Michelangelo

Sono diverse le motivazioni che spingono residenti e commercianti, uniti in un comitato di protesta, a dire “No” alla pista ciclabile in viale Michelangelo. In primis la pericolosità che si concretizzerebbe col fatto che ci sarebbe solo la segnaletica verticale a separare la fetta riservata ai ciclisti dalla carreggiata che sarebbe ulteriormente ristretta. In molti sollevano la questione della sicurezza anche per le emergenze con una via estremamente trafficata che si congestionerebbe molto più frequentemente. I posteggi per le vetture sarebbero spostati accanto alla pista, praticamente quasi in mezzo all’attuale carreggiata.
Qualcuno lamenta anche l’uso improprio di tale segmento e un esempio lo si è visto in altre zone di Palermo: sovente si sono visti motorini elettrici sfrecciare dove non dovrebbero. E c’è chi ha fatto notare come le caditoie siano piene di bitume col rischio di allagamenti durante i temporali. Cosa che peraltro avviene quasi regolarmente dopo le forti piogge. Inoltre, la reale utilità: “Non collegano a niente” ribadiscono con forza. E in molti chiedono interventi sui marciapiedi e sulla manutenzione di alberi e radici.
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