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Più alberi, più salute: una ricerca contro le ondate di calore in città

Più alberi, più salute: una ricerca contro le ondate di calore in città

Lo studio del Cnr-Iret evidenzia come soluzione l’aumento della copertura arborea fino al 30%. Ottimale avere tre alberi visibili da ogni abitazione e trecento metri di distanza da un parco

ROMA – L’estate in corso, caratterizzata da temperature elevate, sta riportando al centro del dibattito la capacità delle città di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Più alberi nelle città contro le ondate di calore

Uno studio dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Iret) del Cnr e della State university of New York, pubblicato su Nature npj Urban Sustainability, sostiene che l’aumento della copertura arborea fino ad almeno il 30% nei quartieri urbani potrebbe ridurre in modo significativo gli effetti delle ondate di calore sulla salute dei cittadini.

La ricerca ha preso in esame dieci città italiane – Bolzano, Torino, Genova, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Palermo, Cagliari, – diverse per dimensione e condizioni geografiche, valutandone la capacità di ridurre l’impatto delle temperature estreme attraverso le aree verdi. Ne abbiamo parlato con Marco Ciolfi, ricercatore del Cnr-Iret, tra gli autori dell’indagine.

Il vostro studio ruota attorno a una domanda molto concreta: cosa sarebbe accaduto se le città italiane avessero avuto più alberi durante l’ondata di calore del 2003? Che risposta avete trovato?

“Ci siamo concentrati sull’ondata di calore del 2003 perché molto studiata sia per l’ambito climatico che per gli impatti sulla salute. L’esposizione al caldo è calcolata tramite un indice che misura l’entità e la durata del superamento delle temperature massime tipiche della città. Nel nostro studio abbiamo simulato uno scenario alternativo con una copertura arborea urbana del 30%, osservando un significativo ridimensionamento dell’esposizione al calore: in media del 34%”.

Il 30% di copertura arborea emerge come una soglia particolarmente significativa. Perché proprio questo valore?

“Il 30% deriva dal paradigma scientifico ‘3-30-300’ introdotto da Konijnendijk per misurare la qualità della vita urbana. Questa semplificazione ideale prevede tre alberi visibili da ogni abitazione, il 30% di copertura arborea minima nel quartiere, 300 metri di distanza massima da un parco alberato. È un modello verso cui gli urbanisti dovrebbero tendere, puntando all’equo accesso al verde. Noi abbiamo utilizzato i-Tree Cool Air, un modello di simulazione specifico per il raffreddamento operato dagli alberi, adattandolo ai dati europei, focalizzandoci su dieci città campione in Italia.

Le dieci città analizzate sono molto diverse tra loro. Avete riscontrato differenze significative nella capacità delle aree verdi di mitigare il caldo urbano? E su Palermo?

“Abbiamo selezionato le dieci città cercando di coprire un’ampia varietà climatica e urbanistica, incrociando dati meteorologici standardizzati e censimenti Istat a livello di quartiere. Sono emerse differenze di esposizione estremamente significative in tutte le città. Palermo, in particolare, mostra la maggiore variabilità tra i centri costieri esaminati: come molte città storiche italiane, presenta un tessuto denso nei quartieri centrali, che risultano fortemente esposti all’effetto ‘isola di calore’ a causa dei materiali di costruzione e dell’impermeabilizzazione del suolo”.

Possiamo dire che il verde urbano sia anche uno strumento per ridurre le disuguaglianze ambientali all’interno delle città?

“Certamente. Assistiamo a una rincorsa all’installazione di condizionatori, che avvantaggiano solo chi li possiede e aggravano il surriscaldamento esterno. Il verde urbano, al contrario, è un beneficio collettivo. Affinché sia efficace per tutta la popolazione, servono però interventi capillari, uniti ad altre nature-based solutions (come tetti e pareti verdi) e a una manutenzione costante, essenziale per prevenire i pericoli legati alle alberature già visti in passato”.

I risultati della ricerca possono già fornire indicazioni utili agli amministratori locali su dove e come intervenire prioritariamente?

“Un risultato collaterale evidenziato nello studio, fondamentale per gli amministratori pubblici, è l’aumento dei servizi ecosistemici offerti dagli alberi. Aumentare il verde non mitiga solo il calore, ma garantisce vantaggi diretti e immediati, come l’assorbimento di anidride carbonica (un gas serra causa del cambiamento climatico), la cattura delle polveri sottili e la mitigazione del deflusso idrico durante le piogge torrenziali. L’indicazione fondamentale è capillarità degli interventi”.