Home » Attività produttive » Più imprese in Sicilia, ma resta il gap con l’Italia

Più imprese in Sicilia, ma resta il gap con l’Italia

Più imprese in Sicilia, ma resta il gap con l’Italia

PALERMO – Nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, comprensivo delle attività di riparazione di autoveicoli e motocicli, la Sicilia mostra tra il 2020 e il 2024 segnali di crescita significativi, soprattutto sul fronte occupazionale e contributivo. I dati dell’Osservatorio Inps restituiscono l’immagine di un comparto che, pur partendo da livelli più bassi rispetto alla media nazionale, ha rafforzato il proprio peso economico e produttivo nell’arco di quattro anni.

Nel 2020 in Sicilia operavano 30.808 imprese del comparto commerciale. Nel 2024 il numero sale a 31.322, con un incremento di 514 unità, pari a una crescita dell’1,7%. Un aumento contenuto, ma significativo se letto alla luce delle difficoltà attraversate dal settore negli anni della pandemia e nella fase successiva di rallentamento economico.

Occupazione nel commercio siciliano 2020–2024

Molto più marcata appare invece la dinamica occupazionale. Il numero medio annuo delle posizioni lavorative passa da 112.971 nel 2020 a 130.533 nel 2024, con un incremento di 17.562 posizioni, pari a +15,5%. È un dato che segnala una ripresa strutturale dell’occupazione nel commercio siciliano, legato a una maggiore capacità delle imprese di assorbire lavoro.

Questa tendenza emerge con chiarezza anche dall’indicatore delle posizioni lavorative per impresa, che cresce da 3,67 a 4,17. In altre parole, ogni azienda del comparto impiega mediamente mezzo addetto in più rispetto al 2020.

Contributi Inps e qualità del lavoro

Il miglioramento del quadro occupazionale si riflette direttamente sulla dinamica contributiva. Nel 2020 i contributi versati all’Inps dalle imprese siciliane del settore ammontavano a 642,4 milioni di euro. Nel 2024 la cifra sale a 964,4 milioni, con un aumento di oltre 321 milioni di euro, pari a circa +50%.

Un incremento superiore a quello del numero di imprese e delle posizioni lavorative, che lascia intravedere una crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa del lavoro: più occupati, maggiore stabilità e, verosimilmente, retribuzioni complessive più elevate o un più ampio utilizzo di contratti regolari.

Sicilia e Italia a confronto nel settore commercio

Se il quadro regionale mostra segnali positivi, il confronto con i dati nazionali evidenzia tuttavia un divario ancora ampio in termini di dimensione media delle imprese e intensità occupazionale. A livello nazionale, il numero di imprese del comparto scende da 360.598 nel 2020 a 357.929 nel 2024, con una riduzione di circa 2.700 unità (–0,7%).

Un calo che si accompagna però a una forte crescita dell’occupazione, passata da 2.120.721 a 2.341.455 posizioni lavorative medie annue (+10,4%).

Dimensione delle imprese e gap strutturale

Il dato chiave è quello delle posizioni lavorative per impresa, che in Italia passa da 5,88 a 6,54. Si tratta di valori nettamente superiori a quelli siciliani: nel 2024 ogni impresa italiana impiega mediamente oltre due addetti in più rispetto a una siciliana (6,54 contro 4,17).

Anche sul fronte contributivo il confronto è eloquente. In Italia i contributi Inps del comparto salgono da 18,36 miliardi di euro nel 2020 a 24,66 miliardi nel 2024, con un incremento di oltre 6,3 miliardi (+34%). La Sicilia contribuisce per 964 milioni di euro, pari a circa il 3,9% del totale nazionale.

Prospettive per il commercio siciliano

Il quadro che emerge dai dati Inps è quello di un settore commerciale siciliano in espansione, soprattutto sul versante occupazionale e contributivo, ma ancora caratterizzato da una dimensione media delle imprese inferiore rispetto al resto del Paese.

La distanza con la media italiana resta evidente, ma il trend 2020–2024 indica una Sicilia che cresce più velocemente, riducendo – seppur lentamente – il gap strutturale. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questa crescita, trasformando l’aumento degli addetti in un rafforzamento stabile del tessuto imprenditoriale e della qualità del lavoro.