Leo Longanesi (1905-1957), giornalista, usava dire: “Un vero giornalista spiega benissimo le cose che non sa”. L’ironia della frase si coglie immediatamente. è passato mezzo secolo e oggi si potrebbe ripetere la stessa frase, forse accentuandone il significato.
Intendiamoci, ai nostri giorni vi sono giornalisti/e di grande acutezza e cultura, che parlano, si usa dire, come libri stampati, cioè fanno capire cosa intendono dire immediatamente. Purtroppo, però, ve ne sono tanti/e altri/e che fanno clamore, sensazionalismo e urla: un modo per trasmettere informazioni che certo non fa bene a chi ascolta o legge.
Il nostro mestiere è fra i più difficili che esistano al mondo, perché non è fatto di cose materiali ma di pensieri e di parole, che però debbono avere rigore metodologico e chiarezza di esposizione.
Quanto precede è frutto di una mente ordinata e di un processo rigoroso, poggiato su un substrato matematico, che eviti i luoghi comuni, il sentito dire, le parole vuote e una sorta di bulimia che corrisponde a una specie di anoressia culturale.
Crisi della lettura e perdita di autorevolezza dei giornali
Una volta si diceva: “L’ha detto il giornale”, considerato dai più una sorta di Bibbia. Oggi purtroppo questo non si può ripetere ed è anche tale carenza che ha portato a un decadimento della lettura di quei fogli che prima giravano per gli uffici, nelle case e in altri luoghi, comunicando gli eventi che avvenivano, i relativi commenti e le considerazioni.
Ma noi, nonostante la nostra lunga carriera di quasi mezzo secolo, non disperiamo, perché abbiamo attraversato periodi oscuri, dopo i quali ve ne sono arrivati altri luminosi, alternandosi ad altri successivi ancora oscuri.
Ora è il momento di risalire la corrente, ricordando ai/alle cortesi lettori/trici che, secondo un recente studio dell’Harvard University, la lettura dei quotidiani digitali non si memorizza. In genere si memorizza male, o non si memorizza, qualunque cosa si legga sullo schermo per diverse ragioni, fra cui una maggiore distrazione per i differenti input digitali, la mancanza di riferimenti spaziali e un carico cognitivo legato all’utilizzo dello schermo.
Informazione, democrazia e minocrazia
Con molto dispiacere possiamo constatare che l’ignoranza dei/delle cittadini/e in questi ultimi decenni è fortemente aumentata. Inoltre, costoro si sono accorti/e che il loro voto non valeva più tanto, cosicché si è verificata quella spaccatura politica e sociale in conseguenza della quale solo la metà degli/delle aventi diritto al voto si reca alle urne. Questo è un fatto gravissimo perché subentra la “Minocrazia”, cioè una sorta di autocrazia della minoranza; ma di questo ci occuperemo successivamente.
Oggi ci interessa far presente quale debba essere il ruolo sociale e culturale dei quotidiani di carta, che, insieme ai libri di carta, dovrebbero costituire il pilastro dell’informazione, quella vera, da utilizzare quotidianamente come cibo della mente.
In questo senso lanciamo un appello a tutti i direttori e le direttrici dei quotidiani nazionali, regionali e locali per una campagna generale il cui oggetto debba essere un ritorno alla Democrazia, conseguente a un’informazione sana, pulita e vera, cioè proveniente da più fonti.
Quotidiani di carta e futuro dell’informazione
Qualcuno mi dice che non serve leggere i quotidiani di carta perché si possono sfogliare i quotidiani digitale. Ebbene, questo è un paradosso perché, in primo luogo, non si può sfogliare qualcosa che non ha fogli e poi, soprattutto, perché sfogliare l’informazione non significa assimilarla, valutarla, farla propria o criticarla, quindi aumentare il proprio bagaglio culturale, bensì mettersi la coscienza a posto: formalmente!
È fondamentale che editori/trici e giornalisti/e dei quotidiani di carta si impegnino in questa iniziativa al fine di far rinascere questi strumenti di conoscenza, ripetiamo, fondamentali per la Democrazia.
Siamo consapevoli che “i tempi sono cambiati”, come sentiamo spesso affermare. Sicuramente, non potrebbe essere altrimenti. Ma progredire non significa rinunciare a quello che funziona e cioè la lettura sulla carta.
Non sappiamo se l’iniziativa di cui vi scriviamo avrà buon esito, ma nessuno potrà negare che essa è stata lanciata e scritta nero su salmone.

