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Pnrr, 194 miliardi senza sviluppo

Pnrr, 194 miliardi senza sviluppo
Pnrr università siciliane

Mancata progettazione

Com’è noto, entro quest’anno cessa il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). I 194 miliardi che dovrebbero essere stati spesi dal nostro Paese, avrebbero dovuto dare un forte impulso al nostro Pil, ma purtroppo così non è avvenuto, tanto che anche in questo 2026 la sua crescita è stimata in appena lo 0,5 per cento. Una crescita miserrima tenuto conto dell’entità di questo finanziamento, che, ricordiamolo, è addizionale a quelli ordinari. Dal che si deduce che se non ci fossero state queste risorse, probabilmente vi sarebbe stata decrescita o stagnazione.

Il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni continuano a ripetere: “Conti in ordine”. Concordiamo che questo è un primo passo nella gestione finanziaria del Paese, senza il quale, ovviamente, vi sarebbe disordine. Tuttavia, tenere i conti in ordine non è sufficiente in quanto il Popolo ha bisogno di crescere sia dal punto di vista economico che da quello culturale.

Pil fermo: lobby, gruppi di potere e mancanza di progettazione a lungo termine

Da quanto precede dobbiamo evidenziare che la mancata crescita, al netto del Pnrr, è la conseguenza dell’incapacità dei Governi degli ultimi decenni di porsi il problema.

Perché un Paese incrementi il proprio Prodotto interno lordo – che è l’estrema sintesi di quanto avviene al suo interno – è necessario che vi sia una progettazione adeguata, intelligente, professionale, che non tenga conto di tutte le bramosie dei gruppi di potere, delle lobby e, in genere, di coloro che tirano il lenzuolo dal proprio lato. Per far questo, i responsabili delle istituzioni devono essere sordi a tutte le richieste particolari, mentre devono tenere in primo piano i progetti a dieci o quindici anni, che sono gli strumenti per potere far crescere il Pil.

Nel nostro Paese il sistema manifatturiero e industriale funziona abbastanza bene, con la conseguenza che le esportazioni primeggiano. Per contro, è il sistema pubblico la zavorra che tira verso il basso la crescita.

Quindi scriviamo senza mezzi termini che il Pil non cresce perché la macchina pubblica non funziona, anzi crea ostacoli alla crescita con la sua incapacità di aiutare le iniziative. “La questione è grave, ma non seria”, direbbe il non dimenticato Ennio Flaiano.

Debito da 3.095 miliardi e Pil da 2.150: i numeri di un Paese che non investe nel territorio

Vi è un altro elemento che va evidenziato e cioè che il nostro Pil – che è all’incirca di 2.150 miliardi, contro un debito di 3.095 miliardi (dicembre 2025) – è stato frenato perché vi è stata una mancata progettazione complessiva della crescita del Paese.

Cosa si sarebbe dovuto fare? Forti investimenti nel settore pubblico, procedendo alla generalizzata riparazione del territorio. Così facendo si sarebbero raggiunti due risultati: il primo, la crescita della ricchezza; il secondo, evitare le enormi somme che si spendono quando si verificano dei disastri naturali conseguenti alla non effettuata manutenzione straordinaria.

Economia sommersa da 180 miliardi: 100 miliardi di imposte non versate allo Stato

Vi è anche un altro elemento che più volte abbiamo messo in luce e cioè che, in effetti, il nostro Pil dovrebbe essere aumentato di circa 180 miliardi, così come viene stimata l’economia sommersa dall’Istat.

Anche questo vulnus è gravissimo, perché non porta alle casse dello Stato circa 100 miliardi di imposte, che a loro volta potrebbero essere destinate agli investimenti.

Regioni, Comuni e governo centrale: ognuno stonato nella propria parte dell’orchestra

Ovviamente la responsabilità della mancata crescita del Pil, in termini nominali, non è solo dei Governi, ma anche delle Giunte regionali, provinciali e comunali. Ognuno per il proprio livello ha la responsabilità di far crescere quella porzione di territorio di cui si occupa.

Affinché ognuna di queste istituzioni pubbliche possa funzionare, dovrebbe essere organizzata come un’orchestra, formata da professori abilitati e capaci e da direttori d’orchestra con esperienza in condizione di funzionare bene.

Così, però, non è perché presidente del Consiglio, presidenti di Regione, di Città metropolitane e sindaci dei Comuni non hanno le capacità del direttore d’orchestra. Inoltre, i loro orchestranti non sono adeguatamente preparati, cosicché i suoni che vengono fuori sono dissonanti, stonati e qualche volta tragici.

C’è rimedio a tutto ciò? In atto non sembra che ci sia.