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Il Pnrr adesso diventa una missione impossibile. Cinque mesi per usare l’80 per cento dei fondi

Il Pnrr adesso diventa una missione impossibile. Cinque mesi per usare l’80 per cento dei fondi
Pnrr – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza -Imagoeconomica

Restano da chiudere progetti per 137 miliardi di euro. Sicilia tra le regioni peggiori con un avanzamento al 12,6%

ROMA – Quanto nel corso degli ultimi sei anni sembrava inevitabile, adesso prende forma in modo ancor più netto. Lo stato di avanzamento dei progetti del Pnrr è puntellato da così tanti ritardi e da tali criticità che, con la fine della programmazione ormai alle porte, il flop sembra quasi impossibile da evitare. Il tutto emerge dal monitoraggio elaborato dal Centro studi di Senato e Camera dei deputati. Nel documento viene fotografato, con dati aggiornati allo scorso 1 marzo, lo stato di attuazione dei progetti finanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Fondi Pnrr: avanzamento lento e spesa ferma

La situazione è di certo poco incoraggiante: con la scadenza dell’ultima rata fissata al 30 giugno (anche se non tutti gli investimenti andranno ultimati entro quella data) in Italia risultano completati interventi per appena il 18,4% dei fondi. Gli investimenti portati a compimento, dunque, ammontano a 30,7 miliardi su un totale di risorse impegnate pari a 167 miliardi di euro. Un avanzamento che, da un punto di vista operativo, corrisponde al 60,7% dei progetti (circa 384 mila cantieri ultimati su 632 mila) ma che, da un punto di vista finanziario, non raggiunge nemmeno un quinto del programma, con circa l’81% delle risorse chiuse nei cassetti o riferite a interventi ancora in corso.

Pnrr Sicilia: dati su ritardi e fondi utilizzati

Da questo quadro nazionale, il report del Parlamento scende poi nel dettaglio dei singoli territori, dove si rilevano percentuali di avanzamento insufficienti. In alcune aree, la voce “concluso” (riguardo alla quale il documento precisa che si tratta delle risorse finanziarie associate ai progetti, e non del numero degli interventi in sé) il dato non raggiunge nemmeno il 20%. È il caso della Sicilia dove, all’1 marzo, risultano completati progetti per il 12,6% dei fondi disponibili, pari a una spesa di 1,6 miliardi su un plafond di 12,7 miliardi di euro. Peggio dell’Isola soltanto Molise e Liguria, rispettivamente penultima e ultima regione per progetti conclusi (12,3% e 7,9%), sebbene entrambe le regioni dispongano, rispetto agli oltre 12 miliardi della Sicilia, di un finanziamento assai più contenuto (1,7 e 5,6 miliardi).

Ritardi Pnrr nelle regioni italiane: la classifica

La mappa dei ritardi Pnrr, però, include tutte le regioni italiane, anche le più sviluppate. Nelle parti alte della classifica, l’avanzamento del Pnrr raggiunge a stento il 30%. L’unica regione a superare questa soglia è il Trentino Alto Adige (34,2% di progetti conclusi) che, però, dispone di un finanziamento molto basso (2,8 miliardi) rispetto a diverse altre realtà territoriali. Al secondo posto nel Paese in quanto a completamento del programma c’è la Lombardia (29,8%), il cui avanzamento corrisponde a un valore di 6,3 miliardi su risorse disponibili per 21,3 miliardi. Un risultato che, pur superando di quattro volte le performance siciliane, appare comunque insufficiente nell’ottica del completamento del Piano entro le scadenze pattuite con Bruxelles. Stessa situazione riguarda le altre regioni “virtuose”, come l’Emilia Romagna (terza con un avanzamento al 28,2%) o il Veneto, che supera per un soffio il 25% in quanto a completamento dei progetti.

Scadenze Pnrr 2026 e rischio fallimento obiettivi

I risultati conseguiti finora, dunque, rendono gli obiettivi del Pnrr un traguardo sempre più complesso da raggiungere nei tempi stabiliti. Nel dossier di Camera e Senato viene ribadita una scadenza, quella del 31 agosto 2026, data entro la quale “dovranno essere portati a termine i traguardi e gli obiettivi considerati, indipendentemente dalla rendicontazione delle spese effettuate a tal fine”. I numeri associati ai progetti conclusi regione per regione, però, suggeriscono la necessità di un’accelerazione senza precedenti su questo fronte. Il documento redatto dal Centro studi del Parlamento, a questo proposito, mette in evidenza i provvedimenti legislativi volti a dare una spinta al completamento del Piano.

Decreto Pnrr 2026 e misure per accelerare i progetti

Tra questi, l’ultimo in ordine di tempo, il decreto legge del 19 febbraio 2026 (già convertito alla Camera) recante disposizioni urgenti per l’attuazione del Pnrr e delle politiche di coesione. “Il provvedimento – recita il dossier – contiene numerose misure dirette a favorire un efficace completamento del Piano, considerando la rimodulazione approvata il 27 novembre 2025”, quest’ultima, in realtà, consistente per lo più in una revisione al ribasso del programma, con diversi traguardi e obiettivi soppressi dall’ottava e dalla nona rata del Pnrr, oppure slittati a fasi successive. “In particolare – prosegue il report a proposito del decreto legge del 19 febbraio – sono previste disposizioni di accelerazione degli investimenti e di snellimento delle procedure per il conseguimento degli obiettivi del Pnrr, nonchè disposizioni sugli strumenti finanziari e sul reimpiego delle economie di spesa”.

Debito Pnrr e costo degli interessi per l’Italia

L’accelerazione, tuttavia, dovrà sortire i suoi effetti in un lasso di tempo molto breve, cercando di recuperare ritardi accumulati in anni di scadenze sforate. Come ricordato nello stesso report, il termine più importante di tutti (il 31 agosto) è ormai dietro l’angolo. A quel punto, tutti i traguardi e gli obiettivi del Piano dovranno essere completi. Poi ci saranno altre scadenze: entro il 30 settembre andranno presentate le ultime richieste di pagamento, con la Commissione europea che potrà erogare gli importi non oltre il 31 dicembre. Dopodiché sarà tempo di bilanci.

Le valutazioni da fare al termine di questo ciclo non saranno di poco conto, perché permetteranno di soppesare l’efficacia di uno dei piani di investimento più importanti di quest’epoca con tutti i limiti e tutte le criticità della Pubblica amministrazione. Soprattutto in considerazione del fatto che i finanziamenti ricevuti dall’Europa non sono affatto gratis. Mentre l’avanzamento dei progetti arranca (tanto da indurre il Governo alla decretazione d’urgenza per accelerare i tempi), il costo degli interessi sulla quota del Pnrr ricevuta a titolo di prestito (122,6 miliardi di euro) continua a lievitare, spinto da tassi europei che, dal 2022 a oggi, non hanno fatto che aumentare. Secondo le stime del Quotidiano di Sicilia (si veda l’edizione dello scorso 26 marzo), l’Italia fino al 2058 (data entro la quale andrà rimborsato il prestito Pnrr all’Ue) dovrà pagare circa 64 miliardi di euro soltanto di interessi. Un debito che, sommato al capitale ricevuto da Bruxelles, equivale a un totale di 187 miliardi di euro da rimborsare all’Europa.

Insomma, se da una parte il Pnrr ha offerto al Paese un’occasione di rinnovamento, infrastrutturazione e progresso senza precedenti, dall’altra parte ha alimentato anche una quota consistente di debito pubblico. E allo stato attuale, mentre questo debito si gonfia (il Paese paga interessi già da settembre del 2022), i progetti ritardano e la crescita economica che dovrebbe derivare dal Piano rischia di non compensare il costo dei finanziamenti.