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Pnrr, restano i gap regionali: poche opere concluse con benefici più per il Nord che per il Mezzogiorno

Pnrr, restano i gap regionali: poche opere concluse con benefici più per il Nord che per il Mezzogiorno
Pnrr – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza -Imagoeconomica

Anche se l’avanzamento “formale” del programma si attesta sopra il 60%, l’attuazione concreta degli interventi è al palo. La quota del 40% riservata al Sud non è bastata a eliminare il divario con il Settentrione, che ha usato meglio le risorse

ROMA – Più ombre che luci sulla ricostruzione della spesa del Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’enorme programma di investimenti sostenuti con fondi dell’Unione europea, giunto ormai all’ultimo miglio. Da una parte, a livello nazionale, è stato superato il 60% degli obiettivi e dei traguardi. Un risultato, certificato dal Servizio studi di Camera e Senato, per il quale non si brinda certo col migliore degli champagne, trattandosi di dati rilevati a marzo, troppo vicini all’ormai imminente scadenza del prossimo 30 giugno. Da un punto di vista formale, però, il livello di completamento del Piano non è neppure eccessivamente grave. La media europea di milestone e target è del 52%, inferiore a quella italiana, e l’avanzamento generale del Piano ha comunque permesso al Paese di incassare, di volta in volta, le rate erogate da Bruxelles.

Solo il 18% dei fondi impiegati a livello regionale

A smorzare ogni accenno di entusiasmo, però, ci sono i dati sull’attuazione concreta del Pnrr nelle singole regioni italiane. È in questo terreno, quello dei cantieri infiniti e degli interventi mai iniziati, che il tonfo è evidente. Mentre lo Stato centrale portava a casa obiettivi e allocava risorse, gli Enti territoriali non si sono dimostrati all’altezza della sfida, lasciando inutilizzati la maggior parte dei fondi ricevuti. Morale della favola, sempre secondo il dossier dei due rami del Parlamento, all’inizio della primavera 2026 il valore economico dei progetti del Pnrr conclusi dalle venti regioni italiane ammontava al 18% del plafond complessivo, con oltre l’80% dei fondi ancora da impiegare e il termine ultimo per riuscirci ormai alle porte.

Sicilia e Molise fanalini di coda: il Sud arranca sui progetti completati

In un panorama nazionale dove i ritardi di opere e cantieri non risparmiano nessuna regione, è al Sud che si rilevano le maggiori criticità. Fatta eccezione per la Liguria, che chiude la classifica con progetti completati per un valore pari all’8% dei fondi disponibili, e per il Lazio, il cui livello di avanzamento è al 13%, le peggiori performance sono tutte concentrate nel Mezzogiorno italiano. In particolare, Molise e Sicilia (rispettivamente penultima e terzultima regione), hanno completato progetti per appena il 12,3 e il 12,6% dei loro plafond.

Flop anche in Puglia (13,5%), Calabria e Campania (entrambe al 13,1%), mentre risultati leggermente migliori, seppur sempre da parte bassa della classifica, si rilevano in Basilicata (14,8%) e Sardegna (unica regione del Mezzogiorno a raggiungere il 15%). Scarse percentuali di avanzamento anche per un’altra settentrionale, la Valle d’Aosta, con progetti al 13,6% ma (aspetto da non tralasciare) anche con l’unica dotazione regionale che non raggiunge il miliardo di euro. Guidano invece la classifica, anche se con risultati che certificano le difficoltà del Piano in tutta Italia, le regioni del Nord. In cima alla graduatoria, quelle che hanno portato a termine almeno un quarto del programma: Trentino Alto Adige (34,2%), Lombardia (29,8%), Emilia Romagna (28,2%), Friuli Venezia Giulia (25,2%) e Veneto (25,1%).

Pnrr, restano i gap regionali: poche opere concluse con benefici più per il Nord che per il Mezzogiorno

Coesione territoriale mancata: il Nord beneficia più del Sud

Al di là dei livelli di attuazione di ogni singolo territorio, dal monitoraggio emerge anche come, nel contesto di una spesa del Pnrr ovunque insufficiente, queste risorse europee abbiano comunque favorito le regioni del Nord più di quelle del Sud. Un esito che contraddice uno dei pilastri del Piano, cioè quello della coesione territoriale. Tra gli obiettivi più importanti, infatti, c’era il superamento delle disparità economiche tra le regioni italiane. Da qui, una distribuzione delle risorse che ha riservato il 40% dei fondi al Mezzogiorno. Nonostante questo criterio di ripartizione sia stato rigorosamente rispettato, i deficit amministrativi nei territori hanno fatto sì che fossero le regioni del Nord a beneficiare maggiormente delle loro dotazioni economiche, mentre al Sud pagamenti e progetti procedevano ancor più lentamente.

Spesa pro capite: la Sicilia ultima nel Mezzogiorno

Questo quadro si delinea con chiarezza a partire dall’ammontare della spesa del Pnrr pro capite, cioè il rapporto tra i fondi impiegati nella regione e il numero di abitanti, un indice che dà un’idea del volume economico introdotto in concreto nel territorio in relazione al suo fabbisogno. Togliendo l’esempio di Molise e Basilicata, che raggiungono un buon livello di spesa pro capite (pur favorite dall’esiguo numero di residenti), anche in questo caso i risultati peggiori sono concentrati nel Meridione italiano. Nessun’altra regione del Sud, infatti, raggiunge i 500 euro a persona. Performance di poco migliori si trovano in Sardegna (479 euro) e Calabria (447 euro). Seguono Puglia (376) e Campania (349). Ultima regione nell’area meridionale è la Sicilia, con una spesa per abitante di 337 euro. In generale l’Isola è terzultima in Italia, seguita solo da Lazio (307 euro) e Liguria (294 euro).

Trentino Alto Adige in testa con 968 euro

Cifre più alte caratterizzano invece il Settentrione. Spicca l’esempio della Valle d’Aosta che, seppur tra le ultime regioni per progetti conclusi, è invece tra le prime per spesa pro capite (683 euro), dimostrando quantomeno l’adeguatezza del volume degli investimenti nel suo specifico contesto territoriale. La spesa maggiore in Italia è quella del Trentino Alto Adige (968 euro). Buoni anche i risultati della Lombardia (634 euro), considerando che si tratta di una regione da oltre 10 milioni di abitanti. Significativo, poi, il dato di Emilia Romagna e Veneto: sebbene, rispetto alla Sicilia, abbiano pressoché lo stesso numero di abitanti (tra i 4,5 e i 4,8 milioni) e la stessa dotazione Pnrr (tra gli 11 e i 14 miliardi), entrambe hanno realizzato una spesa pro capite pari a più del doppio di quella dell’Isola (740 euro in Veneto e 700 euro in Emilia Romagna, contro i 337 euro siciliani). Un raffronto che mette in evidenza tutte le differenze in quanto a capacità di progettazione e a efficienza della Pubblica amministrazione.

“Obiettivi top, progetti flop”. La Corte dei conti chiarisce

Tirando le somme, il monitoraggio più recente indica un livello di completamento del Pnrr al 60%, a fronte di fondi impiegati solo per il 18% delle disponibilità. Sembrano i due termini di un paradosso: da una parte numerosi obiettivi conseguiti su base nazionale, dall’altra parte progetti ancora fermi al palo in ogni regione.

Un contrasto all’apparenza illogico che nasce dal criterio di assegnazione delle rate del Pnrr, fondato non sulla rendicontazione della spesa (come nel caso dei fondi strutturali, Fesr o Fse+), ma sul raggiungimento di traguardi. Questi, perseguiti dal Governo centrale, possono consistere, per esempio, nell’approvazione di leggi, o nel finanziamento di una misura o di un bando. Atti che valgono a considerare la meta raggiunta al 100%. Così le rate del Pnrr vengono incassate e l’avanzamento formale del Piano camuffa quello che, nelle varie regioni, è invece un vero e proprio fallimento, fatto di opere incomplete e progetti non ultimati.

Su questa apparente incongruenza ha fatto luce anche la Corte dei conti, in una recente relazione della Sezione autonomie. Nel documento i magistrati contabili hanno infatti evidenziato la “tensione strutturale tra la logica europea del Piano, fondata sul conseguimento di milestone e target, e la concreta messa a terra degli investimenti presso gli enti territoriali. Tale divaricazione – recita lo studio – è confermata dal confronto tra l’avanzamento del Pnrr sul piano europeo, cui corrisponde il progressivo trasferimento delle rate al Paese, e l’avanzamento effettivo dei progetti, soprattutto sotto il profilo finanziario e realizzativo”. È così che la Corte ha voluto precisare come se “da un lato, l’Italia ha conseguito una quota significativa degli obiettivi europei”, resta comunque il fatto che “dall’altro lato, l’osservazione dei progetti territoriali restituisce un quadro più problematico, nel quale l’avanzamento procedurale non sempre si traduce in un corrispondente avanzamento finanziario e materiale degli interventi”.