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Policlinico di Catania, il prof. Spatola: “Oggi possibile una radioterapia a misura di paziente”

Policlinico di Catania, il prof. Spatola: “Oggi possibile una radioterapia a misura di paziente”
il professor Corrado Spatola, responsabile della Radioncologia al Policlinico di Catania

Intervista al professore Corrado Spatola, responsabile di Radioncologia al Policlinico Rodolico: “Catania e Sicilia sono all’avanguardia. La direzione è quella della personalizzazione delle cure”

È una delle armi a disposizione dei medici per combattere il cancro, che resta la seconda causa di morte in Italia e la cui insorgenza, in alcuni casi, è sempre più precoce. La Radioncologia negli ultimi vent’anni ha fatto passi da gigante consentendo, sempre più spesso, di affrontare efficacemente alcuni tumori senza necessità di intervento chirurgico. Come spiega il professor Corrado Spatola, responsabile della Radioncologia al Policlinico universitario Rodolico di Catania che, innanzitutto, evidenzia la qualità dell’Oncologia siciliana. “Il livello assistenziale, sia relativamente alla mia disciplina, la Radioncologia, che in generale per l’oncologica globale, è in linea con gli standard – afferma -. E questo sia a Catania che in tutta la Sicilia dove restiamo all’avanguardia”. Sebbene l’incidenza dei tumori resti importante. “Stiamo vedendo una stabilità di incidenza di alcune neoplasie, come il tumore mammario, polmonare o quello al colon-retto – prosegue il professor Spatola – ma stiamo assistendo a un incremento dell’incidenza di altre forme neoplastiche, come i tumori di ambito pancreatico biliare e un abbassamento dell’età media di incidenza di alcune neoplasie. Prima si riscontravano nei sessanta/settantenni ora si riscontrano anche in soggetti cinquantenni o anche più giovani. Per non parlare del tumore mammario, ormai frequente in giovane età. Ma a fronte di un’incidenza in incremento, i tassi di guarigione, sopravvivenza o la possibilità di cronicizzazione di queste patologie, sono anch’esse elevate” – sottolinea.

Le tre armi contro il cancro: chirurgia, farmaci e radiazioni ionizzanti

Uno scenario in cui la Radioterapia rappresenta una delle armi fondamentali. “Oggi possiamo dire che abbiamo tre grandi armi – specifica il medico -: l’arma chirurgica, generale o di distretto, l’arma medica, nel senso delle terapie farmacologiche orali o infusionali, di tutti i tipi, e l’arma delle radiazioni ionizzanti, cioè la Radioncologia. Queste sono le tre gambe su cui si basa tutta l’oncologia, in qualsiasi forma. Sono queste tre gambe che sorreggono il percorso del paziente oncologico. Chiaramente, nelle varie patologie, una delle componenti può prevalere rispetto alle altre. Nel caso della Radioncologia, possiamo dire che oggi è prevalente soprattutto nei tumori della prostata, del testa-collo, di tumori come quello al retto, della vescica nel soggetto non più giovanissimo, della cervice uterina, in alcuni tumori polmonari iniziali. Ci sono tanti ambiti nei quali la Radioncologia, di per sé, è già il trattamento curativo radicale, al quale si associano terapie sistemiche o altro”. Una branca medica che, negli ultimi anni, è cresciuta molto con grande beneficio per i pazienti. “Non soltanto un trattamento, ma una cura di precisione in tanti ambiti oncologici – precisa il professore -. Fondamentale è inoltre l’integrazione con le cure sistemiche, chemioterapiche o immunoterapiche che, a volte, sono sostitutive dell’intervento chirurgico. Si sono fatti molti passi avanti, poi, dal punto di vista tecnologico: vi è un’enorme differenza nella Radioterapia di oggi e rispetto a quella degli anni Novanta. Sono cambiate le apparecchiature e le tecnologie, e questo ci ha permesso di essere molto più precisi, puntuali, a ‘bersaglio’. Una terapia fatta a misura del paziente”.

Personalizzazione delle cure e multidisciplinarietà: il modello della Breast Unit

Tanti i tipi di tumore, dunque, tanti gli approcci possibili. Ma anche un rapporto continuo con il paziente. “Ogni paziente ha la sua patologia e ogni patologia ha la sua terapia – sottolinea ancora il professionista -. Oggi è questa la direzione: la personalizzazione delle cure, e lo si vede in tutti gli ambiti, dal chirurgico, al radioncologico, alle terapie sistemiche. Il rapporto con il paziente, che noi abbiamo sempre messo al centro, è fondamentale. Per noi, la parte clinica è preponderante: un trattamento si può ipotizzare vedendo una Tac o una Pet, ma poi, quello che comanda, è il quadro clinico del paziente. E spesso anche l’ambito personale, familiare. Ci sono pazienti che, a parità di patologia, necessitano di percorsi terapeutici diversi. Il rapporto paziente-medico resta imprescindibile. Anche nella multidisciplinarietà ci vuole sempre un rapporto diretto con un medico di riferimento”.

A proposito di multidisciplinarietà, la Radioncologia è fondamentale all’interno della Breast Unit, l’unità per la patologia mammaria, che ha fatto da apripista a questo tipo di approccio. “Tutto l’ambito della multidisciplinarietà oncologica si è formata sul tumore alla mammella, purtroppo molto frequente dato che colpisce una donna su dodici – conferma il professor Spatola -. Abbiamo capito come gestire in gruppo questa patologia e abbiamo applicato il modello ad altre patologie. È un approccio molto utile per addivenire al massimo della possibilità terapeutica del singolo paziente e c’è anche un incremento della qualità dell’attività assistenziale. Però, ribadisco, ci deve essere all’interno di qualsiasi unit un medico prevalente di riferimento per il paziente che può, altrimenti sentirsi spaesato”.

Carenza di personale e migrazione sanitaria: le sfide dell’oncologia siciliana

Un modello che funziona ma che, per farlo, ha bisogno di braccia e menti: personale, insomma, che a quanto pare in ambito radioncologico regionale è a ranghi ridotti. “Nella realtà siciliana abbiamo la necessità di equipararci agli standard assistenziali nazionali in relazione al personale che si dedica a queste cose – sottolinea il primario -: noi, nel nostro ambito, viviamo una severa carenza rappresentiva all’interno di queste unit, per cui riteniamo indispensabile implementare le piante organiche”. Anche per contenere la migrazione sanitaria, ancora alta in ambito oncologico, seppur, secondo il professore, immotivatamente. “Credo che il paziente siciliano abbia tutto qui – dice. Capisco che spesso deve andare a cercarlo, che non è facile e che spesso i percorsi sono farraginosi ma, tranne per patologie particolari e rarissime, il 95% di tutta l’assistenza oncologica si può tranquillamente fare in Sicilia. Bisogna evitare le migrazioni sanitarie, questa mobilità passiva che oltre a non far bene ai pazienti, che non sempre trovano di meglio, danneggia tutto il sistema sanitario regionale, poiché le risorse vanno altrove”.