Il disegno di legge sugli Enti locali ha avuto un tragico esordio all’Ars, con Sala d’Ercole che ne ha affondato il primo dei venti articoli – inclusa la norma finale – mediante un voto segreto. All’interno di un acceso dibattito, l’opposizione ha chiesto voto segreto sul primo emendamento soppressivo della prima norma e le modifiche normative in materia di controlli sostitutivi negli enti locali elaborate in ambito governativo ma di paternità formale della maggioranza parlamentare hanno visto costituirsi un capovolgimento in Aula. Con 33 voti favorevoli alla soppressione e soltanto 21 – di ciò che restava della maggioranza – contrari, la prima norma è stata respinta.
Uno scenario di accordo assente e riforma in stallo
Uno scenario da accordo assente, con idee e sensibilità diverse all’interno dei singoli gruppi, culminato in una sospensione di “pochi minuti” dalla quale la deputazione regionale non è più rientrata in Aula. Esperita l’attività ispettiva come da agenda di Sala d’Ercole, con le rubriche Attività produttive e Beni culturali, Sala d’Ercole non ha tentato di procedere in quel che restava della giornata con gli enti locali. Il disegno di legge tornerà in Aula martedì, ma allo stato attuale senza idee di massima su come affrontarlo.
L’unica magra certezza è che, se si conta dall’origine del lavoro per l’allora definita Riforma degli Enti locali, il disegno di legge ha già oltre due anni e mezzo di gestazione e non riesce a partorire. Se invece si risale alla data dello stralcio post Caporetto della riforma complessiva, si conta circa un anno e mezzo senza risultato. In Sicilia c’è però una sorta di tifoseria sugli spalti che attende un risultato, possibilmente positivo, per poter dare il via alla campagna elettorale. Tra le amministrazioni in scadenza ci sono infatti sindaci pronti a candidarsi per il terzo mandato, ma non sanno se gliene sarà concesso modo.
La norma sul terzo mandato e il rischio del voto segreto
Proprio la norma sul via libera al terzo mandato per i Comuni sotto i quindicimila abitanti – limite abolito per quelli sotto i cinquemila, fino al terzo per quelli tra i cinquemila e i quindicimila abitanti – si consuma un altro acceso dibattito tra le forze politiche. Proprio su questa norma, in parte intesa come recepimento della norma nazionale, è pronta una richiesta di voto segreto per respingerla al mittente.
Stando alle dichiarazioni di voto in Aula, in discussione generale, parrebbe che l’unico gruppo ufficialmente contrario al recepimento della norma sul terzo mandato consecutivo dei sindaci under 15 mila sia il Movimento 5 Stelle. “Chiederò l’utilizzo del voto segreto”, ha annunciato Nuccio Di Paola, coordinatore del Movimento in Sicilia ma anche vice presidente vicario dell’Ars. Qualora fosse sua la presidenza temporanea dei lavori d’Aula, comunque non mancherà altro deputato di opposizione che chiederà il voto segreto né deputati che ne appoggeranno la richiesta. Il perché della posizione netta, ed aperta, di Di Paola è stato dallo stesso definito: “Chiaro che se recepita adesso, la norma andrà a danneggiare ulteriormente l’Assemblea regionale danneggiando così i territori, dove si verranno a creare dei micro feudi”.
Il recepimento della norma nazionale e le disparità istituzionali
Il recepimento della norma nazionale porta però con se altre criticità, per le quali si sono anche già espressi in aula altri deputati di altre forze politiche, tra le quali il gruppo Sud chiama Nord che all’Ars conta tre sindaci su tre deputati. Ci sono divergenze all’Ars anche sull’obbligo o meno di dimettersi dalla carica di sindaco per candidarsi alle Regionali. Mantenendo lo status quo tracciato a Roma, per i sindaci di Comuni sotto i quindicimila abitanti non sono necessarie le dimissioni sei mesi prima per la candidatura alle regionali. Di contro, un deputato regionale può candidarsi a sindaco di un Comune della stessa grandezza senza doversi dimettere. Il gruppo di Cateno De Luca vorrebbe che questo sistema definito “di casta” venga modificato per non concedere privilegi ai deputati a discapito dei sindaci. Il gruppo di Nuccio Di Paola, invece, anche i sindaci sotto i quindicimila abitanti dovrebbero dimettersi se candidati alle regionali.
Su questo aspetto c’è chi è critico anche tra le file della maggioranza, ma come per molte norme contenute nel ddl enti locali, preferisce esprimersi in modo riservato oltre che a solo titolo personale. Ma l’apertura c’è, anche tra deputati della maggioranza, affinché la norma venga corretta eliminando disparità e che ciò venga fatto unitamente all’approvazione del disegno di legge. Tradotto in metodo, significa che l’Assemblea regionale siciliana dovrebbe trovare un’intesa su un emendamento che interviene sulla legge nazionale riformulando il sistema elettorale in Sicilia. Ipotesi ardua, soprattutto alla luce di un’intesa sul testo per il quale martedì si continuerà la votazione dell’articolato senza a oggi un’intesa tra i gruppi di maggioranza e di opposizione. Anzi, all’interno dei singoli gruppi ci sono intenzioni diverse e interessi diversi che impediscono un’unanimità di partito in Parlamento regionale. Anche a fronte del rievocato voto segreto, la possibilità di contare i franchi tiratori verrebbe meno, perché questi potrebbero non essere solo deputati di maggioranza contrari ma anche tra i banchi dell’opposizione si potrebbero destare contrari al respingimento della singola norma.
Convergenze e criticità sulla rappresentanza di genere nelle Giunte comunali
Tra le opinioni personali dei deputati, di maggioranza e di opposizione, sembra raggiunto un pacifico nullaosta alla norma sulla rappresentanza di genere nelle Giunte comunali. La quota minima del 40% parrebbe avere condivisione trasversale con efficacia a decorrere dal primo rinnovo di ciascun Consiglio comunale per i Comuni aventi popolazione compresa tra 3 mila e 15 mila abitanti. Diversa è la questione per Comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti, per i quali, così definito il comma della norma, “le disposizioni di cui al comma 1 acquistano efficacia dopo novanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge”. Su questo aspetto, che obbligherebbe rimpasti in giunta in corso di amministrazione, i pronostici più accreditati vedono un emendamento correttivo oppure il rischio di una bocciatura.
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