ROMA – L’8 marzo è una strada collettiva, lastricata di sangue e sacrificio. Ma anche di sorellanza e conquista. Una data che va ricordata soprattutto quest’anno, quando sono trascorsi 80 anni da 2 giugno 1946 in cui per la prima volta le cabine elettorali diventavano più affollate. O, forse, sarebbe meglio dire che era la prima volta in cui la democrazia ambiva a diventare concreta e sostanziale: non solo perchè in quel referendum vinse la Repubblica contro la Monarchia, ma perchè per la prima volta il voto fu a suffragio universale, finalmente aperto anche alla componente femminile. “Stringete le schede elettorali come fossero biglietti d’amore”, allora fu questo l’invito della giornalista Anna Garofalo che, con romanticismo, espresse tutta l’emozione con cui anche giovani e adulte si apprestavano a decidere le sorti del Paese. L’Italia, da lì, non fu mai più solo in giacca e cravatta.
8 marzo 2026: ottant’anni di suffragio femminile tra conquiste e astensionismo
Ecco perché questo 8 marzo 2026 ha questo sapore: quello di una Giornata internazionale delle donne da celebrare con la memoria delle conquiste, ma anche con il senso di responsabilità della pratica. Quella democrazia conquistata con tanta fatica oggi viene data per scontata e lo si vede anche nei crescenti numeri legati all’astensionismo che ha svuotato le urne. Chi non vota, spesso, lo fa perchè non si sente rappresentato: alle ultime elezioni nazionali il 41% delle donne ha scelto di non votare (Swg): il record negativo dell’affluenza femminile. Anche se è vero che la rappresentanza delle donne negli ultimi vent’anni ha visto una crescita, seppur non ancora sufficiente (nella XIX legislatura in Parlamento si registra circa il 33%), non è un’equazione matematica che le politiche sul welfare e le pari opportunità siano necessariamente ben accolte dalle cittadine. Non è una questione di genere, ma politica. Ieri Area Studi Legacoop e Ipsos hanno pubblicato il rapporto “FragilItalia Pari opportunità” secondo cui quasi cinque italiani su dieci (il 44%) ritengono che l’attuale livello di pari opportunità sia insufficiente. Ma se dalla valutazione complessiva si passa a quella espressa dalla componente femminile della popolazione, le cose cambiano in peggio. Abbiamo parlato anche di questo con la sindaca del Comune di Brescia, Laura Castelletti: alle elezioni Amministrative del 2023 ha ottenuto il 54,84% dei voti con la coalizione di centro-sinistra, diventando la prima donna alla guida della città.
Il paradosso della rappresentanza: donne ai vertici ma sempre meno alle urne
A ottanta anni dalla conquista del voto femminile, c’è ancora distanza tra donne e politica. Sembra una beffa, proprio ora che sia la presidente del Consiglio che la leader dell’opposizione sono donne. Eppure la componente femminile vota meno…”Non parlerei di beffa, ma di un paradosso che ci obbliga a riflettere. La presenza di donne ai vertici delle istituzioni è certamente un segnale importante, ma non basta da sola a colmare una distanza che nasce da fattori più profondi e strutturali. La partecipazione politica femminile continua a essere condizionata da elementi molto concreti: tempi di vita più complessi, carichi di cura ancora fortemente sbilanciati, maggiore precarietà lavorativa, minore accesso alle reti decisionali. Se vogliamo ridurre davvero questa distanza dobbiamo intervenire su queste condizioni materiali. È anche per questo che a Brescia abbiamo scelto di lavorare con strumenti strutturali e non solo simbolici, a partire dal primo Bilancio di genere, che consente di leggere le politiche pubbliche con uno sguardo nuovo, misurandone l’impatto reale su donne e uomini e orientando le scelte future in un’ottica di equità. In questo quadro, i servizi educativi e sociali non sono solo politiche di welfare, ma di partecipazione. Oggi offriamo 730 posti nei nidi, 324 nei Tempi per le famiglie e 130 nelle sezioni primavera, mentre nei servizi estivi 0-6 anni abbiamo accolto il 100% delle richieste. Quando una famiglia chiede un posto, la risposta deve essere sì, perché garantire servizi significa mettere concretamente le donne nelle condizioni di scegliere, lavorare e partecipare, contribuendo così a ridurre una distanza che ancora esiste”.
Violenza di genere e pari opportunità: Brescia risponde con una rete di 78 enti
Occupazione, contrasto alla violenza maschile, supporto alla genitorialità: si sta facendo abbastanza?”Credo che la risposta più onesta sia no. Sono ambiti profondamente intrecciati e non possono essere affrontati separatamente: autonomia economica, sicurezza e sostegno alla genitorialità fanno parte della stessa questione. Per questo serve un approccio integrato. Contrastare la violenza maschile significa lavorare sulla prevenzione, sull’educazione e sulla cultura del rispetto, ma anche garantire strumenti concreti: servizi accessibili, protezione efficace e percorsi reali di autonomia per le donne che escono da situazioni di violenza. In questo senso Brescia ha costruito un sistema articolato che tiene insieme tutela, accompagnamento e prevenzione. Al centro c’è la Rete interistituzionale territoriale contro la violenza di genere, composta da 78 enti – con 9 nuovi soggetti entrati tra il 2023 e il 2025 – che mette insieme istituzioni, centri antiviolenza, forze dell’ordine, magistratura, sanità e servizi sociali. È qui che le donne trovano accoglienza, protezione e percorsi concreti di fuoriuscita e autonomia. La rete lavora con tavoli operativi permanenti, con progetti condivisi e con strumenti nuovi, come materiali multilingue. Accanto a questo si rafforza la Rete Antidiscriminazioni, che tutela i diritti e la dignità delle persone e contrasta ogni forma di discriminazione. In questo ambito opera pure il Tavolo contro l’odio, attivo dal 2024, che lavora per prevenire e contrastare l’hate speech e le narrazioni ostili attraverso il dialogo con il mondo dell’informazione, iniziative culturali e percorsi formativi. A tenere insieme tutto c’è un investimento costante sulla formazione, perché la prevenzione più efficace resta quella culturale”.
Giovani donne e politica: Castelletti risponde a Meloni sul “fare di più”
Giovani donne e politica: qualcosa sta cambiando? “Sì, qualcosa sta cambiando, e lo vediamo anche a livello locale. Le giovani donne sono più consapevoli, più preparate e meno disposte ad accettare modelli che non le rappresentano. Hanno una forte sensibilità sui temi dei diritti, dell’ambiente, dell’uguaglianza e della qualità della vita. Restano, però, ostacoli concreti: precarietà lavorativa, tempi incerti, difficoltà di conciliazione e una politica che deve ancora diventare pienamente accessibile. In questo contesto credo sia utile affrontare anche un tema aperto dalle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la cerimonia conclusiva de ‘L’Italia delle donne’, quando ha sostenuto che spesso sono le donne a non fare abbastanza per sé stesse. Io non condivido questa lettura. Le donne fanno moltissimo, spesso sostenendo contemporaneamente lavoro, famiglia e responsabilità di cura. Il punto non è chiedere loro di fare di più, ma chiedere alle istituzioni e alla società di rimuovere ostacoli strutturali e creare condizioni realmente paritarie. La partecipazione cresce quando esistono spazi accessibili, servizi adeguati e modelli credibili. Anche per questo è importante continuare a valorizzare storie femminili radicate nei territori, non per celebrare simboli, ma per mostrare alle nuove generazioni che esistono percorsi possibili”.
Rossana Cannata, sindaca di Avola e vice presidente Anci Sicilia: “La nostra democrazia è cresciuta quando la componente femminile ha partecipato alla vita pubblica”
PALERMO – Abbiamo parlato di questa Giornata anche con Rossana Cannata, sindaca di Avola (Sr), consigliere nazionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani e vice presidente Anci Sicilia. Una donna che ha scelto di scommettersi e di investire nel proprio territorio. Anche per la prima cittadina la vigilia dell’8 marzo è un momento in cui ricordare l’importanza della pratica politica, a partire dai contesti cittadini.
Questo 8 marzo arriva a ottanta anni dal primo voto delle donne. Cosa rappresenta questa celebrazione?
“Rappresenta non solo una ricorrenza storica, ma un numero importantissimo, che serve da stimolo. è un promemoria attraverso il quale possiamo affermare che la democrazia è cresciuta quando le donne si sono occupate della vita pubblica, sia partecipando al voto, sia con l’ingresso delle figure femminili in qualità di sindaco. Donne che all’epoca si sono scommesse e hanno conquistato i vertici. Tutto questo ha cambiato profondamente la società e ha apportato nei ruoli decisionali un punto di vista che completa il pluralismo: è una conquista di pluralità, che dà equilibrio alle decisioni”.
Crede che le donne di oggi sentano questa responsabilità, questo senso del dovere nei confronti del voto?
“Nella mia percezione, sì. Io mi sono sentita molto sostenuta dalle altre donne e reputo che anche questo sia un importante modello: quello di chi, come me, sì è scommesso e ha trovato il riscontro e il sostegno femminile, anche per una questione di appartenenza. Però la sfida non è finita, perché a ricoprire questi ruoli siamo ancora in poche. Far diventare questo processo la normalità è ciò su cui dobbiamo continuare a lavorare. Ad Avola stiamo attivando uno Sportello donna per dare delle informazioni sulle misure di sostegno alle cittadine e lunedì porterò in Consiglio comunale una norma dedicata agli incentivi per l’apertura di imprese femminili locali, ovvero uno sgravio dei tributi per cinque anni. Voglio far sì che una donna possa essere anche agevolata economicamente. Aiutarle in questo, considerando che spesso sono già gravate da un grosso carico familiare, significa dare loro la possibilità di ricoprire ruoli sociali e decisionali affinché si crei un modello di comunità paritario”.
A che punto siamo in tema di politiche di sostegno alle donne? Le esperienze locali virtuose possono fare da cassa di risonanza?
“Sono diverse le misure nazionali intraprese, dal bonus mamma fino al congedo parentale. Ma io da prima cittadina voglio fare qualcosa in più per la mia città e per le donne che vogliono scommettere sul luogo in cui vivono, senza allontanarsi più di tanto. Molto spesso anche la mancanza di conoscenza e comunicazione, rispetto alle misure che vengono intraprese, può complicare il tutto. Quindi tutte le attività volte al supporto e alla prossimità consentono un migliore e più efficiente accesso ai servizi. E proprio in tema di servizi, una questione fondamentale è legata agli asili nido: la nostra Amministrazione ha triplicato i posti, perchè una delle cose più difficili che rimane da fare è conciliare vita e lavoro ed è anche per questo che le liste di richiesta sono piene. Grazie al Pnrr, ad Avola ci auguriamo di aggiungere altri 80 posti, che di conseguenza daranno respiro alle mamme che lavorano. Non devi essere costretta a scegliere, il territorio deve creare una situazione di parità, con tutte le opportunità e i servizi di cui si ha bisogno. Oltre che parità, è una questione di autonomia”.
Che prospettive vede nel rapporto tra le giovani donne e la politica? Le capita di parlarne negli incontri con gli studenti?
“Il mio approccio è quello dell’educazione civica. Sono tanti i progetti in cui l’Amministrazione è a contatto con i giovanissimi e uno dei temi è proprio questo: far comprendere il ruolo della donna e far sì che le ragazze possano anche prendere la mia figura come esempio. Vedere una presenza femminile in un ruolo apicale, in questo caso da prima cittadina, può aprire nuove strade al futuro delle giovani ragazze. Il mio rapporto con loro mi permette di catturare l’attenzione verso momenti di cittadinanza attiva. La formazione per me rappresenta un pilastro fondamentale”.
Quali sono le prospettive in Sicilia in termini di rappresentanza politica? Qualche giorno fa è stata approvata, nel ddl Enti locali, la norma sulle “quote rosa”…
“Questa norma, di sicuro, porterà a un aumento della partecipazione pubblica ma io resto ferma nella cultura politica al femminile, più che nell’imposizione di quote. Nonostante ciò, credo che possano essere tutti degli strumenti che ci portano a quella normalizzazione di cui parlavo prima. Fra l’altro, si tratta di un adeguamento rispetto a normative che già esistono a livello nazionale, quindi sapere che anche la Sicilia si adegua a questi parametri è un’ottima notizia, che io colgo con vero piacere. Reputo, però, che dovrebbe essere sempre un’idea nostra quella di volersi scommettere, non per una questione numerica o tecnica ma politica”.

