Politici, non promesse ma subito risultati - QdS

Politici, non promesse ma subito risultati

Carlo Alberto Tregua

Politici, non promesse ma subito risultati

mercoledì 22 Maggio 2019 - 09:07

Elezioni europee, protagonisti scadenti

In quest’ultima settimana ante le elezioni europee, assistiamo al moltiplicarsi di apparizioni nelle televisioni, alle voci in radio e ai messaggi su internet, di tutti i protagonisti (scadenti) della vita politica italiana.
Si è aperta la fiera delle promesse, la fiera degli impegni, con argomenti vuoti e privi di significato, perché le persone comuni capiscono che tutti gli impegni manifestati non possono essere mantenuti per le ragioni di cui ormai si è convinta l’opinione pubblica.
La quale, però, si divide in due parti, non sappiamo quale preponderante: quella che non capisce e si fa infinocchiare e quella che, invece, capisce e non si fa fregare.
Cosicché l’elettorato è ormai diviso quasi a metà: una parte non va più a votare, dimostrando disprezzo per questo ceto politico; però, fa male. E l’altra parte che, invece, vuole dire la sua e fare le scelte. I big politici non dicono nulla per conquistare gli astenuti: questo la dice lunga.


Vedremo il 27 maggio quale è la misura dei cittadini che disprezzano l’attuale ceto politico, nonostante i roboanti urli, con voce alta, come se chi avesse ragione intendesse affermarla urlando. è esattamente il contrario: la ragione non ha bisogno di un tono alto della voce, perché vale da sé. Solo chi ha torto o chi ha paura di essere preso in castagna alza la voce nel tentativo di confondere il suo interlocutore.
La diatriba Europa sì, Europa No, è stucchevole e perfino stomachevole. Parimenti è priva di fondamento la questione della Sovranità per la semplice ragione che i trattati che si sono susseguiti dal 1957 ad oggi, e sono decine, hanno via via sgranocchiato un pezzetto di Sovranità a ciascun Paese, con la conseguenza che non è possibile tornare indietro.
A meno che non ci sia qualche sciagurato che avesse in mente di proporre un referendum sulla Italexit, non prendendo così esperienza del pentimento dei britannici che non riescono a digerire l’uscita dall’Europa, tanto che è possibile un secondo referendum.
L’Italia, come tutti gli altri 27 partners, paga l’1% del Pil, circa 17 miliardi, a fronte dei quali ha a disposizione circa 14 miliardi di ritorno, per cui il costo del Paese per sostenere l’Europa è di tre miliardi.

Il guaio è che molti Paesi virtuosi utilizzano fino al 100% le risorse europee a loro disposizione, mentre l’Italia non arriva neanche alla metà, con i fanalini di coda delle regioni meridionali che non sono capaci di utilizzarli. Perché?
Perché non c’è una classe dirigente (imprenditori, professionisti e sindacalisti) capaci di approntare i progetti da presentare all’Ue secondo le giuste e rigorose regole; e perché la classe burocratica che dovrebbe fare transitare tali progetti e sostenerli in sede di delibera, non ha competenze, è corrotta e aspetta per muoversi che qualcuno chieda il favore.
Per cui, il problema è all’interno del nostro Paese e non in Europa, fermo restando che colà vi è un eccesso di burocrazia e le spese non sono tutte giustificate. Anche là, infatti, vi sono le spese pazze.
L’altra questione che ha infiammato la campagna elettorale riguarda l’immigrazione. Vi è in atto uno scontro fra Salvini e Patronaggio, il procuratore capo di Agrigento. Non sappiamo come finirà. Col solito chiacchiericcio.


In questo quadro, il M5s ha puntato le sue carte sulla Questione morale, ed in particolare gli strali contro la corruzione. Azione condivisibile al cento per cento. Mentre non è condivisibile la condanna mediatica di cittadini mai condannati precedentemente, da ritenersi innocenti ai sensi dell’art. 27 della Costituzione.
La Questione morale nel nostro Paese è primaria perché la corruzione si è sposata con la criminalità organizzata e permea i gangli della Pubblica amministrazione non trovando rigorosi sbarramenti in dirigenti competenti, onesti e integerrimi, che potrebbero contrastarla efficacemente e persino debellarla.
Nelle istituzioni e nella Pubblica amministrazione il rigore morale non è di casa; vi è una debolezza endemica che si basa su un’ignoranza diffusa e sulla non conoscenza dei principi etici eterni che dovrebbero guidare la vita di ognuno di noi in ogni momento.
È proprio la Questione morale che non sentiamo nei proclami di candidati e capi di partito che hanno la bocca solo per far uscire l’aria. Invece, occorrono risultati. Subito!

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