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Ponte sullo Stretto, Mit e Società: “Da commissione UE riscontri positivi”

Ponte sullo Stretto, Mit e Società: “Da commissione UE riscontri positivi”
Ponte sullo Stretto di Messina

“Non c’è bisogno di far ricorso a un nuovo appalto internazionale”, confermano il Mit e la società amministrata da Ciucci.

Venerdì scorso a Roma, a Palazzo Chigi, si è tenuto un vertice di Governo dedicato al Ponte sullo Stretto, ai tempi e alle scadenze del cronoprogramma rifatto in vista della nuova delibera da sottoporre all’esame del Cipess.

Il confronto con la Commissione UE

In quella stessa giornata, si legge sulla Gazzetta del Sud, l’amministratore delegato della “Stretto di Messina” Pietro Ciucci ha ribadito che non solo prosegue il confronto con la Commissione europea ma che, sostanzialmente, da Bruxelles arrivano responsi positivi sulla delicata questione del rispetto della soglia del 50% in materia di appalti pubblici. L’interlocuzione è con la “Dg Brow”, la Direzione generale per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le Pmi della Commis-sione europea, che vigila sul rispetto delle norme comunitarie sugli appalti, focalizzandosi in particolare sulla compatibilità dell’articolo 72 della Direttiva Ue del 2014 sulla modifica dei contratti di appalto in corso di validità. Secondo Ciucci, “per il Ponte sullo Stretto siamo ampiamente sotto la soglia del 50%” e, dunque, sarebbe confermata “la validità del vecchio contratto con il Contraente gene-rale, il Consorzio Eurolink, guidato da Webuild. La “Dg Grow” ha posto l’accento sulla corretta applicazione delle regole europee per evitare distorsioni, la “Stretto” e il Mit hanno “fornito tutti i dati integrativi richiesti” e anche il ministro Salvini ha definito, nei giorni scorsi, “positivo il percorso di dialogo con l’Unione europea”.

Ponte sullo Stretto di Messina, la situazione dello sbalzo sarebbe dovuta al forte incremento dei prezzi dei materiali

La “Stretto di Messina”, si legge ancora sulla Gazzetta del Sud, ha sempre sostenuto che il limite del 50% di variazione del valore contrattuale non sia stato superato applicando i criteri di attualizzazione finanziaria, considerando la riconduzione del contratto originario nel perimetro della continuità negoziale e stimando l’incremento dei prezzi entro le soglie di tolleranza previste per la riattivazione delle vecchie procedure. Se esiste uno sbalzo tra il costo previsto originariamente e quello attuale, arrivato a 13,5 miliardi di euro, non dipende dalla violazione delle norme comunitarie, ma da un forte incremento dei prezzi dei materiali, che ha riguardato tutte le grandi infrastrutture appaltate in Italia e in Europa nell’ultimo decennio.

Il tema è dirimente, anche in vista della nuova delibera Cipess. Perché se il Governo e la “Stretto” possono legittimamente affermare di aver recepito i rilievi della Corte dei conti, integrando il progetto definitivo, acquisendo i pareri dell’Art-Autorità per la regolamentazione dei trasporti e del Consiglio superiore dei lavori pubblici (che dovrebbe pro-nunciarsi entro il 4-5 agosto), sulla questione della gara d’appalto la linea è rimasta la stessa.

La conferma del Mit e della società dello Stretto: “Non c’è motivo di andare al ricorso”

“Non c’è bisogno di far ricorso a un nuovo appalto internazionale”, confermano il Mit e la società amministrata da Ciucci. La legittimità di questa interpretazione era stata, però, contestata dalla Corte dei conti e dall’Autorità anticorruzione. La prima ha chiesto che vengano dati chiarimenti convincenti sulla questione. L’Anac, presieduta da Giuseppe Busia, ritiene che l’aumento dei costi e il mutamento del quadro economico richiedano una nuova gara d’appalto. Per Mit e “Stretto”, però, “l’Europa non ritiene che siano state violate le Direttive e non ha mai avviato una procedura d’infrazione, o di pre-infrazione, a differenza di quanto accaduto per tanti altri appalti banditi in Italia o in altri Paesi Ue”.

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