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Ponte Stretto, secondo l’Anac resta necessaria una nuova gara

Ponte Stretto, secondo l’Anac resta necessaria una nuova gara

Audizione Busia alla Commissione ambiente

Roma, 24 mar. (askanews) – Col decreto commissari il legislatore “non risolve e non può risolvere il principale problema” del Ponte sullo Stretto “che è quello di compatibilità con la normativa europea sui contratti pubblici che prevede che se si fa una gara con uno schema finanziario, se in questo negli anni cambia occorre fare una nuova gara”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, nel corso di un’audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul provvedimento.

Questo, ha aggiunto, “è il tema principale che non è risolto dal decreto e quindi, come noi abbiamo segnalato fin dal 2023 per il primo decreto, il passaggio da un progetto in cui il privato era chiamato a sostenere gran parte dei costi, il 60%, ad una decisione diversa, ovvero garantire un finanziamento integralmente pubblico, cambia completamente il quadro e quindi richiede una nuova gara”.

Busia ha inoltre ricordato che la direttiva europea richiede una nuova gara qualora “la spesa prevista superi di più del 50% quella posta a base di gara” e che “la cifra posta a base di gara originaria era circa 4 miliardi”.

Ma, ha proseguito, “si pone un problema su quale sia la soglia della quale tenere conto perché la direttiva è venuta dopo e nel frattempo la cifra era lievitata ad 8 miliardi”. Quindi ha aggiunto “occorre verificare con la Commissione europea quale è la soglia. Ma in ogni caso, ed è questo il caveat, anche se si scegliesse la soglia più elevata e quindi si facesse riferimento alla soglia di del 2012 per calcolare il limite del 50% si sarebbe comunque al limite coi 13,5 miliardi oggi previsti. Con il rischio molto alto di superarli perché noi non siamo ancora al progetto esecutivo”.

Secondo Il Presidente dell’ANAC poi “il decreto potrebbe cogliere l’occasione di prevedere che il progetto esecutivo venga fatto non per fasi, come è stato previsto, ma proprio perché si tratta di un’opera così importante, unitariamente. In modo da avere un quadro generale ed avere quindi una una stima attendibile di quelli che saranno i costi complessivi e quindi di evitare il rischio che si sfori”.

Per Busia, infine, “il fatto che si sia passati dai 4 miliardi iniziali, prima ancora di arrivare al progetto esecutivo, ad otto o più di otto fa sì che quel contratto non sia da salvaguardare ma semmai da rinforzare. Quindi la soluzione sarebbe una nuova gara, un nuovo contratto. Col vantaggio di avere un progetto che potrebbe essere più avanzato e più moderno e di evitare i contenziosi che possono esserci proprio per quanto dicevo e con la garanzia di rispettare della normativa europea”.