Dopo la diffusione di uno studio – pubblicato già da tempo, nel 2025 – in cui le opposizioni hanno parlato del Ponte sullo Stretto di Messina e di un possibile ostacolo per la presenza di una faglia da valutare con attenzione per l’opera, l’Ingv, ovvero l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha di fatto smorzato il tutto ai microfoni della Gazzetta del Sud.
“Non siamo di fronte alla scoperta improvvisa di una faglia ignota o a un elemento di pericolosità finora trascurato, hanno isolato singoli passaggi tecnici trasformandoli in messaggi di allarme o in presunte smentite delle analisi ingegneristiche legate alle grandi opere. È una semplificazione che non rispecchia il contenuto dell’articolo, il quale si colloca nell’ambito della ricerca di base non entra nel merito della progettazione infrastrutturale”. – le parole di Fabio Florindo, il presidente dell’INGV. Il tutto, sottolineato anche dalla società dello Stretto.
Ponte sullo Stretto di Messina e l’ipotesi nuova faglia nell’area. Le conclusioni dell’INGV
Come spiegato inoltre, lo studio – che è stato nuovamente proposto in termini di dibattito nei giorni scorsi dall’INGV – di base infatti è un lavoro scientifico sottoposto a revisione tra pari, che analizza l’evoluzione strutturale e i meccanismi sismogenetici nell’area dello Stretto. Il valore del contributo sta soprattutto nell’integrazione di dati sismici, geofisici e strutturali, utilizzati per ricostruire la complessità delle deformazioni della crosta, la presenza di diversi livelli sismogenetici e le relazioni tra tettonica superficiale e profonda” – spiega il presidente dell’ente (INGV) alla Gazzetta del Sud. Dunque, di fatto parliamo di un approfondimento che non fa altro che arricchire quel quadro di “conoscitivo esistente, offrendo elementi interpretativi più dettagliati rispetto a studi precedenti”, senza però parlare della presenza di una nuova faglia.
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