I porti turistici della provincia di Messina rappresentano una risorsa importante e sempre più centrale per l’economia del territorio. Da Capo d’Orlando a Milazzo fino alle Isole Eolie e non solo, l’obiettivo appare decisivo: trasformare le infrastrutture isolate in un sistema capace di competere nel Mediterraneo.
A delineare il quadro è il Contrammiraglio Rosario Marchese, consigliere del ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, che individua nella costruzione di un disegno unitario la chiave per il salto di qualità del sistema portuale turistico.
Il piano per valorizzare i porti turistici della provincia di Messina
Il Piano del Mare, elaborato con cadenza triennale, è il principale strumento di programmazione strategica nazionale che orienta, in modo unitario e coordinato, tutte le politiche del mare – comprese le problematiche relative ai porti turistici – al turismo sostenibile e alle criticità delle isole minori. Un cambio di passo significativo per un settore che per anni è cresciuto senza coordinamento.
“Il Piano per il triennio 2026-2028 conferma la volontà di integrare porti, turismo marittimo e isole minori in un disegno complessivo – specifica il Contrammiraglio Marchese – per evitare fenomeni di concorrenza priva di coordinamento. Oggi la strategia esiste e si sta concretamente lavorando per costruire un sistema, dalla visione si passerà finalmente a una rete reale”.
Diporto, da settore marginale a leva strategica
Se il PNRR ha mostrato un’iniziale attenzione per i porti commerciali, questo Governo mostra di voler fortemente far guadagnare centralità al turismo nautico.
“La nautica da diporto – conferma il Contrammiraglio Marchese – rafforza l’attrattività turistica e la competitività internazionale del Paese. Peraltro, il diporto rappresenta anche un moltiplicatore economico per i territori, grazie all’indotto generato da servizi portuali, cantieristica, accoglienza e turismo esperienziale. In questa prospettiva, i porti turistici non sono più semplici infrastrutture di ormeggio ma veri e propri hub dell’economia del mare. Diventa quindi fondamentale assegnare a ciascun porto una funzione chiara all’interno del sistema locale, evitando sovrapposizioni funzionali. Nel contesto territoriale messinese, il modello è già leggibile: Milazzo gateway principale verso le Eolie, con funzione di accesso e traffico; Capo d’Orlando orientato al diporto, alla qualità dei servizi e alla permanenza; le Eolie destinazione integrata nella rete, non un terminale isolato.
Porti turistici a Messina e provincia, dalla governance alla programmazione strategica
Il tema della governance si lega direttamente alla qualità dello sviluppo della portualità turistica. La riforma del 2016 ha introdotto le Autorità di Sistema Portuale, segnando il passaggio da una gestione locale a una visione più coordinata. “Si è passati da una visione centrata sul singolo porto a un sistema integrato di porti e servizi”, chiarisce Marchese.
Un modello che ha funzionato nel traffico commerciale ma che nel diporto resta ancora incompleto. Da qui la necessità di estendere questa impostazione anche alla portualità turistica, superando l’isolamento dei singoli marina e costruendo una governance capace di orientare sviluppo, funzioni e investimenti. In questo quadro, diventa decisiva anche la qualità della progettazione: senza un’applicazione concreta, il rischio è quello di infrastrutture nate più per intercettare risorse che per rispondere a una reale domanda.
“È necessario immaginare di estendere il modello pensato per le Autorità di sistema portuale anche ai porti turistici, cioè un sistema capace di coordinare approdi, servizi e territori. Ma soprattutto bisogna evitare che le infrastrutture nascano senza una chiara domanda di traffico, senza un modello gestionale e senza collegamento col territorio: in questi casi il pericolo è quello del porto sulla carta, utile in fase di finanziamento ma debole in fase di esercizio. La regola dovrebbe essere semplice: prima la funzione, poi il finanziamento”.
Sistema, accessibilità e territorio: una visione concreta
Se la costruzione di un sistema portuale integrato rappresenta una condizione strategica, è nella sua concreta attuazione che si misura la vera sfida: mettere in relazione infrastrutture, funzioni e territori all’interno di un equilibrio coerente. Un porto turistico non può essere concepito come un elemento isolato, né svilupparsi in competizione con gli scali vicini; al contrario, deve inserirsi in una rete in cui ogni nodo contribuisce a rafforzare l’insieme.
In questa prospettiva, l’accessibilità assume un ruolo decisivo: non si tratta soltanto di garantire collegamenti efficienti, ma di rendere il porto realmente fruibile e pienamente integrato nei percorsi del turista e del diportista. Laddove questa continuità viene meno, anche le strutture più moderne faticano a esprimere appieno il proprio potenziale.
Come sottolinea Marchese, “Il punto non è avere più porti, ma farli funzionare insieme: un porto deve essere connesso al territorio, accessibile e parte di una rete. Se resta isolato, o se entra in competizione diretta con altri scali senza una logica condivisa, perde valore. Una marina funziona quando è una porta aperta sulla città, capace di generare flussi da e verso il territorio e di inserirsi in un sistema in cui ogni infrastruttura svolge un ruolo chiaro e complementare. Senza accessibilità e integrazione, anche il porto più moderno rischia di rimanere un’infrastruttura incompleta”. Il Ministero delle politiche del mare sta appunto lavorando in tale direzione, attraverso l’elaborazione di un “nuovo schema di decreto di legislativo in materia di portualità turistica” che tenga conto di tutte le problematiche e le necessità suindicate.
Porti turistici della provincia di Messina, le condizioni necessarie per competere
L’intero bacino territoriale di Messina dispone oggi di risorse, posizionamento e attrattività tali da poter svolgere un ruolo decisivo nel Mediterraneo. La vera sfida riguarda però la maturità del modello complessivo: non è sufficiente contare su singole eccellenze, è necessario costruire una reale coerenza tra funzioni, tempi amministrativi e qualità delle connessioni. In questa prospettiva, sono pochi ma determinanti gli elementi che possono fare la differenza, incidendo concretamente sulla capacità di trasformare il potenziale in risultati.
“Senza questi tre elementi, il rischio è quello di avere infrastrutture di qualità ma isolate e prive di continuità; al contrario, la loro presenza può consentire a tutta l’area messinese di affermarsi come uno dei casi più interessanti ed appetibili di portualità turistica integrata del Mezzogiorno”.
Il Ministero delle politiche del mare, attraverso risultati concreti, continuità nelle scelte, capacità di coordinamento e una visione chiara nel medio-lungo periodo, è diventato il perno di una strategia nazionale capace di orientare lo sviluppo della portualità turistica verso modelli integrati, sostenibili e competitivi, attraverso le specificità dei territori e il rafforzamento del ruolo dei porti come nodi attivi di una rete connessa al sistema turistico e infrastrutturale del Paese.
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