La Corte di cassazione ha confermato la sentenza del gip del Tribunale di Agrigento dello scorso 20 ottobre che aveva condannato a tre anni di reclusione un uomo di 38 anni, L.A. le iniziali, di Porto Empedocle che aveva patteggiato la pena per detenzione illegale di armi e ricettazione.
Il 38enne pianificava la vendetta contro il killer del fratello
I Carabinieri del Nucleo Investigativo della Stazione di Porto Empedocle avevano arrestato dieci mesi fa l’uomo dopo che nel suo garage avevano trovato una pistola Beretta calibro 40 con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì, indumenti scuri, guanti, occhiali e una targa rubata. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori quel materiale sarebbe servito per un agguato contro un ragazzo di 29 anni, G.D.B. le iniziali, condannato a 13 anni per l’omicidio di Giuseppe Adorno, fratello di Luca,. L’uomo venne ucciso e bruciato nel 2009 nelle campagne di Montaperto dall’ex compagno di scuola.
Il delitto è saltato per il ritiro del sicario incaricato
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo nell’inchiesta ha ricostruito il piano di vendetta che volevano mettere in atto ai danni di De Rubeis che nel frattempo era uscito dal carcere per fine pena. L’omicidio poi è fallito per il pentimento del sicario che era stato incaricato dell’omicidio.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha ricostruito un piano di vendetta poi fallito grazie al pentimento del sicario incaricato al quale erano stati dati 20 mila euro per uccidere il ventinovenne. Dopo essersi tirato indietro, restituì 14mila euro. Le sue rivelaioni hanno permesso poi l’arresto di Adorno condannato nelle scorse ore in via definitiva a tre anni di carcere.
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