Circa 80 euro l’ora, esclusi gli oneri indiretti, i costi di trasferta, le indennità accessorie e le maggiorazioni per i turni notturni e festivi, “necessari anche come incentivo”. È da questo numero, apparentemente tecnico, che bisogna partire per comprendere quanto costa – economicamente e politicamente – mantenere attivo un presidio sanitario in un territorio insulare come le Eolie nel 2026.
Numeri forniti direttamente dall’Azienda sanitaria provinciale di Messina e dall’Azienda Ospedaliera Papardo, che fanno chiarezza sulle pagine del Quotidiano di Sicilia rispetto al costo necessario per il mantenimento del presidio ospedaliero “part time” nell’arcipelago. La cifra in questione risponde al costo a carico dei contribuenti per lo stipendio di medici anestesisti, cardiologi e di pronto soccorso.
Un budget derivante dal rinnovo della convenzione tra l’Azienda Papardo, l’Asp di Messina, l’Irccs Piemonte e il San Vincenzo di Taormina dello scorso 23 dicembre, che ha evitato lo scenario più temuto: la sospensione dei servizi essenziali nell’ospedale di Lipari, quelli di Pronto soccorso all’Ircss Piemonte e di Anestesia nella Cardiochirurgia pediatrica di Taormina.
Bandi per medici anestesisti deserti per le Eolie
Ma la continuità assistenziale ha un prezzo crescente, che ricade interamente sulla sanità pubblica siciliana, già compressa da vincoli di bilancio e da una cronica carenza di personale. I bandi per i ruoli di medici anestesisti per i presidi isolani sono andati deserti, eppure avrebbero consentito un ampio risparmio alle casse dell’Asp peloritana.
“Il budget non lo mettiamo noi, ma lo mette l’Asp. Noi mettiamo solo la disponibilità umana. Diamo la possibilità a chi lo vuole fare, su base volontaria, di fare dei turni oltre l’orario di servizio, alle Eolie”. A confermarlo ai nostri microfoni è il Direttore sanitario del Papardo, Paolo Cardia.
Una cifra ritenuta esosa dai sindacati, con accuse che però l’Azienda respinge al mittente. “Non le posso dire esattamente quant’è che paga l’Asp, ma so che a livello dei termini in cui si pagavano i turni incentivanti: intorno agli 80 euro l’ora”, aggiunge il management del Papardo, che sottolinea come si tratti di una somma che “stabilisce direttamente l’assessorato”.
Servizio sanitario garantito per le Eolie
E che l’esborso per le casse dell’Asp sia effettivamente di rilievo, è confermato anche dall’Azienda: la somma in questione è “qualcosa in più sicuramente, altrimenti non si parla di turni incentivanti. Se è un incentivo, ovviamente deve essere un incentivo all’attività lavorativa”, spiegano. Ma è del Papardo, in questa situazione, il merito comunque di garantire un servizio essenziale per gli eoliani.
La decisione è stata formalizzata con una nota firmata dalla direttrice generale Catena Di Blasi ed è arrivata al termine di una fase di forte incertezza. In precedenza, infatti, l’Azienda aveva segnalato l’impossibilità di proseguire con le consulenze specialistiche esterne, evidenziando la necessità di rafforzare i propri reparti interni, in particolare Anestesia e Pronto soccorso, già sotto pressione.
Alla fine, però, ha prevalso una scelta di sistema su forte pressione politica. Il Papardo ha deciso di farsi carico delle criticità segnalate dalle altre realtà sanitarie della provincia, richiamando uno “spirito di sacrificio e collaborazione” che consente di evitare interruzioni in servizi fondamentali per territori fragili e difficilmente raggiungibili.
Rispetto a quanto stabilito dall’accordo, per l’Anestesia saranno garantiti due turni settimanali da dodici ore. In Cardiologia è prevista invece una presenza più strutturata: sei turni da dodici ore distribuiti su due settimane, affiancati da tre turni di reperibilità notturna. Per il Pronto soccorso, infine, sono programmati due turni settimanali da dodici ore. Ma non basta.
A Lipari si cercano medici residenti
Nel 2026 il modello organizzativo dell’ospedale di Lipari resta fondato su una criticità irrisolta: l’impossibilità di reperire medici residenti stabilmente nell’arcipelago. Quello delle Eolie non è l’unico presidio sanitario dell’Isola a pagare pegno rispetto alla spending review voluta dal governo Meloni con il taglio di oltre il 20% di posti letto.
La totalità dei turni di emergenza-urgenza e di anestesia viene coperta da personale in arrivo dalla terraferma. Ogni turno standard diurno prevede sei ore di servizio. Applicando la tariffa media dichiarata di circa 80 euro l’ora, il costo diretto per singolo medico è pari a 480 euro per turno.
Fino a 600 euro per un singolo turno medico
Nei turni notturni la cifra aumenta per effetto delle maggiorazioni contrattuali, che oscillano tra il 20% e il 30%, portando il costo orario fino a circa 100–105 euro in più. In questi casi, un singolo turno può abbondantemente superare i 600 euro a professionista. E non è tutto: a questa somma vanno aggiunte anche le trasferte che i professionisti devono affrontare da Messina. “Si tratta di quattro o cinque medici che concedono disponibilità ogni mese”, spiega ancora il Papardo.
Se si considera che i turni di Pronto soccorso programmati sono almeno due a settimana, ciascuno della durata di dodici ore, il costo settimanale per questa sola funzione supera i 1.900 euro per medico. Ancora più rilevante è il capitolo Anestesia, uno dei reparti più critici. La convenzione 2026 garantisce due turni settimanali da dodici ore ciascuno. Significa 24 ore settimanali di copertura, pari a circa 1.248 ore annue.
Applicando la tariffa media di 80 euro l’ora, il costo diretto si aggira sui 100.000 euro annui, che salgono sensibilmente se una parte dei turni ricade in fascia notturna o festiva. La Cardiologia presenta un assetto più strutturato, ma anche più oneroso. Sei turni da dodici ore distribuiti su due settimane equivalgono a tre turni settimanali, per un totale di 36 ore.
Su base annua si tratta di circa 1.872 ore di servizio. A queste vanno aggiunti tre turni di reperibilità notturna ogni due settimane, che comportano ulteriori costi indiretti, spesso sottovalutati ma contabilmente rilevanti.
A Lipari il personale sanitario può costare fino a 350 mila euro
Nel complesso, solo per Anestesia, Cardiologia e Pronto soccorso, la spesa annua per il personale sanitario inviato da Messina a Lipari può superare i 350.000 euro, una cifra che non include l’indennità di trasferta, i rimborsi di viaggio, i costi organizzativi e l’impatto sulla pianta organica dell’ospedale Papardo.
Qui si innesta la questione centrale. Ogni euro speso per coprire un turno a Lipari è un euro che viene sottratto ad altri servizi della sanità messinese e siciliana. Le soluzioni tampone, come le convenzioni interaziendali, non riducono questa pressione: la redistribuiscono, in alcuni casi aumentando l’esborso economico.
Stando al documento su “DETERMINAZIONE RIPARTO PROVVISORIO DELLE QUOTE DA CONFERIRE ALLE AZIENDE SANITARIE DELLA REGIONE SICILIANA”, diffuso dall’assessorato regionale alla Salute, nel 2026 il Fondo sanitario regionale della Sicilia supera quota 10 miliardi di euro.
Nelle more dell’Intesa Stato-Regioni sul riparto definitivo del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) 2026, è stata determinata una quota mensile provvisoria di euro 760.442.680,00 da trasferire alle Aziende Sanitarie pubbliche. Questa deriva da euro 383.476.080,00 (risorse regionali) più euro 376.966.600,00 (anticipazioni statali in dodicesimi). Il Decreto Assessoriale n. 62 del 22 gennaio 2026 disciplina queste assegnazioni, previa negoziazione e in attesa delle risorse FSN indistinto non ancora definite.
Le isole minori assorbono una quota apparentemente marginale, ma con un costo pro-capite di molto superiore alla media regionale. Nelle Eolie, dove la popolazione residente è inferiore alle 15.000 unità ma triplica nei mesi estivi, il costo per garantire i livelli essenziali di assistenza supera di oltre il 40% quello sostenuto nei contesti urbani della Sicilia continentale. Una percentuale che potrebbe nettamente essere abbattuta in caso di assegnazione definitiva dell’incarico a medici di ruolo presenti stabilmente nel presidio isolano.
Alle Eolie servono medici residenti
Il paradosso è così evidente: non investire su medici residenti costa di più che assumerli. Secondo le stime dell’Asp, un anestesista assunto a tempo indeterminato avrebbe un costo annuo lordo compreso tra 90.000 e 110.000 euro. La cifra è comparabile a quella oggi spesa per garantire una copertura parziale e discontinua attraverso turni esterni, senza alcuna stabilità organizzativa.
E con la garanzia che il servizio non potrà essere prorogato alla scadenza del prossimo giugno 2026. A riferirlo, nero su bianco, è proprio la convenzione dello scorso 23 dicembre, nella quale il Papardo specifica che “non si procederà a ulteriori proroghe dovendo garantire le istituzionali esigenze assistenziali”. Tradotto: dal primo luglio Taormina, Lipari e l’Ircss Piemonte trovino altre soluzioni presso le aziende sanitarie pubbliche messinesi, perché il Papardo non potrà più essere d’aiuto.
“L’ASP dovrebbe provvedere a reperire nuovo personale – aggiunge ancora il Papardo – cosa che è stata un po’ difficile fin qui, oppure a rivolgersi eventualmente a qualche altra azienda”. In questo panorama, la sanità delle Eolie resta ancorata a una logica emergenziale che si rinnova di anno in anno, consumando risorse senza costruire soluzioni.
La situazione dell’elisoccorso
Nel 2026, garantire un Pronto soccorso operativo a Lipari significa evitare che un’emergenza sanitaria si trasformi in una corsa contro il mare, il meteo e i tempi dei collegamenti che devono, nella maggior parte dei casi, ricorrere al servizio di elisoccorso in partenza da Messina.
Ma qual è la situazione del servizio di elisoccorso regionale? Al momento, ancora ferma in un limbo. Questo perché la precedente convenzione è scaduta il 31 dicembre scorso e la nuova è stata messa a bando di gara, disponibile sul sito del Dipartimento Regionale tecnico – Centrale unica di committenza di Lavori e Servizi di progettazione – Forniture di beni e servizi fino al prossimo 27 febbraio. Oltre 81 i milioni di euro messi a disposizione dalla Regione per garantire la continuità del servizio.
Un breaking point raggiunto dopo estenuanti proroghe contrattuali, gare revocate e lotti andati deserti per l’affidamento del servizio di elisoccorso del SUES 118. La procedura aperta, identificata come Gara n. 3056 sul portale regionale degli appalti, prevede un affidamento di 30 mesi e riguarda i servizi aeronautici di elisoccorso e i servizi accessori nelle basi HEMS di Lampedusa, Messina, Palermo-Trapani e Pantelleria.
Nel frattempo, l’amministrazione regionale ha chiarito che il servizio di elisoccorso non è sospeso. Per le basi operative di Catania e Caltanissetta (unici lotti a non andare deserti nelle precedenti procedure di gara, ndr) il nuovo rapporto contrattuale è già operativo da questo mese.
Il nuovo tentativo arriva però dopo i rilievi formulati dall’Autorità Nazionale Anticorruzione con la delibera n. 444 dell’11 novembre 2025, che ha richiamato la Regione alla necessità di superare il ricorso alle proroghe reiterate e di riallineare le procedure di affidamento al quadro normativo del Codice dei contratti. Tradotto: anche in questo caso la Regione non ha fatto una gran bella figura.
Se il modello attuale dovesse diventare insostenibile, il rischio non è solo la riduzione dei servizi a Lipari, ma l’effetto domino sull’intero sistema sanitario provinciale. Ogni medico impiegato alle Eolie è un medico sottratto ai reparti già sotto organico di Messina. Ogni euro destinato alla trasferta è un euro in meno per la riduzione delle liste d’attesa, per la medicina territoriale, per la prevenzione.
Il problema, secondo l’Asp di Messina, risiede nei “molti bandi fin qui andati deserti” per le posizioni in questione. A pensar male, talvolta ci si prende. Dal momento che per i professionisti risulta molto più conveniente “operare” da esterni che non da medici residenti.
Secondo i dati Istat, la Sicilia e la Calabria sono tra le regioni con il più alto tasso di rinuncia alle cure per motivi economici. In questo contesto, continuare a finanziare l’emergenza anziché la programmazione – e una presenza capillare di presidi sui territori – significa continuare ad accentuare le diseguaglianze.
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