Prezzi, anche in Sicilia registrati rincari record dopo il lockdown - QdS

Prezzi, anche in Sicilia registrati rincari record dopo il lockdown

Marco Carlino

Prezzi, anche in Sicilia registrati rincari record dopo il lockdown

venerdì 26 Giugno 2020 - 00:00
Prezzi, anche in Sicilia registrati rincari record dopo il lockdown

L’Unione nazionale consumatori ha analizzato gli ultimi dati Istat: la frutta si vende a peso d’oro. Caltanissetta la città italiana con i maggiori rincari alimentari, due volte e mezzo la media nazionale. Aumenti in tutti i settori: dai salumi ai detergenti e all’elettronica passando per la telefonia

CATANIA – Il recente lockdown ha presentato un conto molto salato ai consumatori italiani. Questo è quanto emerge da un recente studio dell’Unione Nazionale Consumatori basato sugli ultimi dati Istat. L’associazione ha stilato una classifica dei prodotti più rincarati nello scorso mese di maggio durante l’emergenza legata al Covid-19.

Tra i prodotti alimentari in testa ai rialzi troviamo i prodotti a lunga conservazione: salumi in confezione, +6,7% (non considerando frutta e verdura) seguiti dal pesce surgelato e dal pane confezionato, entrambi con +4,5%. A chiudere la classifica, con +4,2%, troviamo i detergenti e prodotti per la pulizia della casa. Un discorso a parte merita la frutta, che ha registrato prezzi record sia mensili che annuali. In un solo mese, infatti, i prezzi delle pesche sono saliti del 40,8%, quelli di altra frutta con nocciolo come albicocche e ciliegie del 28,3%. Rispetto allo scorso anno frutti come fragole e frutti di bosco sono aumentati del 17,1%, pere del 16,1%, arance del 15,5%.

A subire una vera e propria stangata sono stati anche i lavoratori che hanno svolto la propria attività in smart working. Per loro che hanno visto l’impennata dei prezzi ha riguardato i telefoni fissi (dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 20919 e del +7,8% in un solo mese). E per chi non era preparato al lavoro da casa e ha dovuto acquistare la strumentazione tecnologica per poter lavorare, il costo di computer portatili, palmari e tablet sono saliti del 6,9% (+2,7% da aprile). Aumenti anche per la cancelleria (evidenziatori, penne, cartucce a getto d’inchiostro) e toner per stampanti con +5,6% (+3,3% su mese). Prezzi in salita del 5,2%, infine, per la strumentazione necessaria per seguire webinar e webmeeting come le cuffie con microfono.

In generale quindi mentre l’Italia, per via del lockdown, è teoricamente in deflazione, con un’inflazione pari nel mese di maggio a -0,2%, il cibo – spiega Unc – subisce rincari pesanti del 2,6%, con una maggior spesa annua di 145 euro per una famiglia media, 195 per una coppia con 2 figli, 175 per una coppia con 1 figlio, 95 per un pensionato con più di 65 anni.

Elaborando i dati Istat dell’inflazione di maggio, l’Unione Nazionale Consumatori ha inoltre stilato la classifica delle regioni e delle città più care d’Italia dove il cibo (prodotti alimentari e bevande analcoliche) è più rincarato. In questa speciale graduatoria troviamo la Sicilia sul gradino più basso del podio, in compagnia della Campania con entrambe un +3,3%, dietro alla Basilicata (+3,9%) e Calabria, Umbria e Lazio (+3,4%).

A Caltanissetta invece va il primato di città con i maggiori rincari alimentari) +6,4% su base annua, due volte e mezzo la media italiana, pari a +2,6%, città già in testa alla classifica di aprile con +5,7%. Al secondo posto, come lo scorso mese, Trieste, (+5,1%,) e al terzo posto Trapani (+4,7% in compagnia di Avellino).

Secondo Eurostat, a livello europeo, invece, in generale il posto più caro è la Danimarca, con prezzi superiori di tre volte a quelli della Bulgaria, risultato il paese più economico. L’Italia, per l’ufficio statistico dell’Unione Europea, si pone in una posizione di mezzo, lontana dalle stangate della Danimarca (141%), ma distante anche dai mini-prezzi di Bulgaria (53%) e Romania (55%).

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